"E' un incidente su cui si sta indagando", ma "nessuno tollererà disordini e vandalismo". A New York per l'assemblea Onu, il presidente iraniano Ebrahim Raisi risponde così alle proteste per Mahsa Amini - la ragazza di 22 anni morta dopo essere stata arrestata dalla polizia perché vestiva in modo "contrario alla morale" - mentre nel venerdì di preghiera scende in piazza l'altro Iran, a "difesa della Repubblica islamica" e dei rigidi codici di abbigliamento che la sharia prescrive per le donne.
"Morte all'America", "Morte a Israele", "Chi offende il Corano deve essere giustiziato", gridano le donne col chador nero e gli uomini nei video mandati in onda dalle tv di Stato da Teheran, Hamedan, Qom. Manifestazioni "spontanee", rivendica il governo; cortei organizzati dallo Stato mobilitando gli uomini della sicurezza, i funzionari pubblici e le loro famiglie, ribatto…
"E' un incidente su cui si sta indagando", ma "nessuno tollererà disordini e vandalismo". A New York per l'assemblea Onu, il presidente iraniano Ebrahim Raisi risponde così alle proteste per Mahsa Amini - la ragazza di 22 anni morta dopo essere stata arrestata dalla polizia perché vestiva in modo "contrario alla morale" - mentre nel venerdì di preghiera scende in piazza l'altro Iran, a "difesa della Repubblica islamica" e dei rigidi codici di abbigliamento che la sharia prescrive per le donne.
"Morte all'America", "Morte a Israele", "Chi offende il Corano deve essere giustiziato", gridano le donne col chador nero e gli uomini nei video mandati in onda dalle tv di Stato da Teheran, Hamedan, Qom. Manifestazioni "spontanee", rivendica il governo; cortei organizzati dallo Stato mobilitando gli uomini della sicurezza, i funzionari pubblici e le loro famiglie, ribattono gli attivisti.
La risposta delle autorità alle proteste di questi giorni è scandita in un comunicato dei Guardiani della rivoluzione: Paesi stranieri fomentano i disordini, i manifestanti che bruciano le auto della polizia e le immagini di Khamenei vogliono rovesciare il sistema, e saranno puniti. Anche l'esercito regolare si allinea: "Affronteremo i nemici" della pace e della sicurezza.
Le piazze in nero però non bastano a tranquillizzare la leadership, che teme nuove manifestazioni negli atenei: da oggi e per almeno una settimana le lezioni all'università di Teheran si terranno online. La storia di Mahsa Amini ha scosso nel profondo la società iraniana, anche parte di quella più conservatrice. Amini non era un'attivista politica ed era cresciuta in una famiglia religiosa, la sua morte ha fatto esplodere la frustrazione di tante altre donne che denunciato maltrattamenti e umiliazioni quotidiane da parte della polizia morale, l'Ershad. "Donne, vita, libertà"; "Quanto ancora potremo sopportare?", scandiscono le ragazze alla guida dei cortei, togliendosi l'hijab, considerato dai mullah simbolo e pilastro dell'ordine sociale dettato dalla sharia. .
Non sono le prime proteste nella storia della Repubblica islamica, ma hanno qualcosa di diverso: un'inedita alleanza tra uomini e donne, e tra classi sociali, studenti figli della borghesia delle grandi città e giovani delle province sono uniti nella richiesta di diritti e libertà.
Il bilancio della repressione è grave: 50 morti, secondo l'Ong Iran Human Rights, 26 dice la tv di Stato che parla anche di poliziotti uccisi. Molte vittime sono giovanissime, come Hananeh, una ragazza di 23 anni uccisa da un proiettile a Nowshahr. La famiglia afferma che non avesse nulla a che fare con le proteste, stava solo rientrando a casa dopo essere stata dal dentista. Amnesty International denuncia l'uso di manganelli e proiettili a distanza ravvicinata e numerosi video mostrano la polizia e i basij usare la forza, compreso pistole e fucili, per disperdere i manifestanti. Il governo ha bloccato Whatsapp, Instagram e la rete Internet in molte aree del Paese. In risposta, il dipartimento del Tesoro Usa ha concesso alcune deroghe dalle sanzioni alle società tecnologiche per facilitare l'accesso degli iraniani ai servizi digitali.