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Attacco con i droni a Odessa: ora c'è la conferma che l'Iran li fornisce alla Russia

Putin ha dovuto chiedere aiuto a Teheran perché le sue industrie, prive delle componenti elettroniche occidentali bloccate dall’embargo, non riescono a costruire un numero di droni sufficiente per compensare le perdite in battaglia
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Da Donetsk a Odessa, uno sciame di droni iraniani si sta lanciando sull’Ucraina: l’intero arsenale di ordigni telecomandati progettati da Teheran sembra essere stato messo a disposizione dei generali di Putin, che li impiegano sempre più frequentemente. I robot killer degli ayatollah sono comparsi sul fronte di Kharkiv per la prima volta un paio di settimane fa, adesso si registra una crescita di numeri e modelli.
 
 
All’inizio sono stati identificati alcuni “droni kamikaze” più piccoli, chiamati Shahed 136, che restano silenziosi in volo in attesa di individuare i bersagli: quando li scoprono, li colpiscono con la loro testata esplosiva. I loro raid si fanno sempre più frequenti nelle zone critiche per i russi, dove prosegue l’offensiva di Kiev, in particolare nelle repubbliche secessioniste.
 
Ma la vera sorpresa è l’arrivo dei Mohajer 6, aerei telecomandati dalla doppia coda con un&rsqu…
Da Donetsk a Odessa, uno sciame di droni iraniani si sta lanciando sull’Ucraina: l’intero arsenale di ordigni telecomandati progettati da Teheran sembra essere stato messo a disposizione dei generali di Putin, che li impiegano sempre più frequentemente. I robot killer degli ayatollah sono comparsi sul fronte di Kharkiv per la prima volta un paio di settimane fa, adesso si registra una crescita di numeri e modelli.
 
 
All’inizio sono stati identificati alcuni “droni kamikaze” più piccoli, chiamati Shahed 136, che restano silenziosi in volo in attesa di individuare i bersagli: quando li scoprono, li colpiscono con la loro testata esplosiva. I loro raid si fanno sempre più frequenti nelle zone critiche per i russi, dove prosegue l’offensiva di Kiev, in particolare nelle repubbliche secessioniste.
 
Ma la vera sorpresa è l’arrivo dei Mohajer 6, aerei telecomandati dalla doppia coda con un’autonomia di duecento chilometri. Venerdì sono comparsi in pieno giorno sul centro di Odessa, la metropoli sul Mar Nero, mettendo in allarme la contraerea: all’improvviso la routine degli uffici è stata interrotta dalle raffiche e tutti hanno cominciato a rivolgere gli occhi verso il cielo con terrore. L’obiettivo principale del raid sembra essere stato il comando della Marina ucraina, preso di mira da tre droni Mohajer 6: c’è stato uno scoppio in prossimità dell’edificio, senza fare danni. Un altro dei velivoli “made in Iran” è planato in acqua, forse per un difetto al motore, ed è stato recuperato intatto: servirà a provare in maniera definitiva l’origine di questi armamenti. Mosca e Teheran hanno sempre smentito gli scambi di materiale bellico, nonostante il governo Usa abbia denunciato da mesi gli accordi tra i due Paesi per la vendita di droni, mettendo sulla lista nera alcune delle aziende coinvolte. Adesso la collaborazione non può più essere negata e il presidente Volodymyr Zelensky ha deciso di dare una “risposta dura” all’Iran: “Ritireremo le credenziali all’ambasciatore e ridurremo al minimo il personale diplomatico”.
 
 
Putin ha dovuto chiedere aiuto a Teheran perché le sue industrie, prive delle componenti elettroniche occidentali bloccate dall’embargo, non riescono a costruire un numero di droni sufficiente per compensare le perdite in battaglia. “A giudicare da quanto li stanno impiegando, i russi li considerano molto utili - spiega Piero Batacchi, direttore di Rid-Rivista Italiana Difesa - Gli iraniani hanno investito su queste armi da decenni, le sanzioni li hanno costretti a fare tutto da soli e hanno un’industria autonoma. Le fabbriche di Mosca invece dipendono dai materiali importati e si trovano in difficoltà: l’Iran ha offerto la soluzione”. Come sottolinea proprio un dossier di Rid, seppure inferiori agli standard russi, le capacità dei droni prodotti dalle fabbriche dei Guardiani della Rivoluzione sono tenute in alta considerazione dagli esperti. La Repubblica islamica progetta armi telecomandate dai tempi della guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein e i suoi ingegneri hanno creato un catalogo completo di velivoli senza pilota, esportati in diversi Paesi e usati in azione nello Yemen, in Siria e in Libano. Alcuni sono stati progettati smontando e copiando sistemi statunitensi e israeliani precipitati proprio in queste zone di guerra. E l’intervento al fianco di Damasco è stato la palestra operativa del coordinamento tra russi e iraniani, che adesso sembra riproposto in Ucraina.
 
 
Due gli interrogativi. I droni consegnati sono quelli originali o hanno subito modifiche da parte degli ingegneri di Mosca? Gli analisti sottolineano come i russi potrebbero risolvere con facilità alcuni dei problemi tecnologici iraniani, come l’assenza di apparati di navigazione satellitare o l’installazione di missili aria-terra sotto le ali.
 
 
L’altra domanda riguarda i piloti dei droni. Sono ufficiali russi addestrati in Iran o si tratta di specialisti venuti da Teheran? Una delle ipotesi è che possano essere iraniani, arruolati formalmente nei reparti della Wagner, la compagnia di ventura legata al Cremlino. Le prime analisi dell’attacco di ieri a Odessa evidenziano come siano state replicate tattiche inventate dai pasdaran nelle esercitazioni per contrastare gli statunitensi nello Stretto di Hormuz: i Mohajer 6 sarebbero stati usati come ricognitori per orientare la guida di ordigni più piccoli e distrarre il fuoco della contraerea.