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Mosca tifa un’Italia che indebolisca il fronte alleato

(reuters)
Putin spera che Roma renda più fragile Europa e Nato
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Mosca non riponga troppe speranze nel nuovo governo italiano, mette in guardia il politologo Vadim Trukhachev, professore di Relazioni Internazionali presso l’Università statale russa per le Scienze umane. «Da circa vent’anni — ricorda — in Russia esiste lo stereotipo secondo cui l’Italia è forse il principale “nostro uomo in Europa”, ma gli eventi di questi ultimi mesi ci fanno guardare alla politica italiana senza occhiali rosa». È dello stesso avviso Andrej Klimov, l’agguerrito vicepresidente della Commissione Esteri del Consiglio della Federazione, la Camera alta del Parlamento russo. Klimov è convinto che «poco dipenda da Roma nell’Unione europea e ancor meno nella Nato. E anche se il governo cambierà, non ci si dovrebbe aspettare cambiamenti significativi nei rapporti con Mosca». Secondo il senatore, «molti politici italiani dicono una cosa oggi e un’altra…
Mosca non riponga troppe speranze nel nuovo governo italiano, mette in guardia il politologo Vadim Trukhachev, professore di Relazioni Internazionali presso l’Università statale russa per le Scienze umane. «Da circa vent’anni — ricorda — in Russia esiste lo stereotipo secondo cui l’Italia è forse il principale “nostro uomo in Europa”, ma gli eventi di questi ultimi mesi ci fanno guardare alla politica italiana senza occhiali rosa». È dello stesso avviso Andrej Klimov, l’agguerrito vicepresidente della Commissione Esteri del Consiglio della Federazione, la Camera alta del Parlamento russo. Klimov è convinto che «poco dipenda da Roma nell’Unione europea e ancor meno nella Nato. E anche se il governo cambierà, non ci si dovrebbe aspettare cambiamenti significativi nei rapporti con Mosca». Secondo il senatore, «molti politici italiani dicono una cosa oggi e un’altra domani. Quando gli fa comodo, sembrano essere per Mosca, ma due giorni dopo, viceversa. Guardo questo voto senza occhiali rosa».
 
 
Mosca ha diverse ragioni per essere cauta. Se un tempo Giorgia Meloni proponeva l’uscita dall’eurozona, oggi si presenta come europeista e atlantista e sostiene l’invio di armi a Kiev nonché le sanzioni contro la Russia. Certo, i suoi alleati — il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi e il leader leghista Matteo Salvini — sono soprannominati “amici di Putin” e difatti, nonostante le ondivaghe prese di distanza dal Cremlino degli ultimi mesi, restano fortemente contrari alle misure Ue anti-russe. Ma non hanno una forza tale per determinare un cambiamento della posizione italiana. Lo stesso si può dire dell’ex premier Giuseppe Conte e oggi leader del Movimento Cinque Stelle che si appresta a diventare terzo partito: Mosca ben vede le sue critiche contro la fornitura d’armi a Kiev e contro lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma non si illude che riuscirà a scalfire l’allineamento di Roma con Bruxelles e Nato. La speranza più concreta che nutre la Russia è che la situazione economica italiana e le divergenze all’interno della coalizione possano però creare scompiglio all’interno della Ue. Meloni del resto ha promesso di voler cambiare tono con le istituzioni europee e che l’Italia «comincerà a difendere i suoi interessi nazionali».