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Dissidente o spia, chi è Edward Snowden, il "whistleblower" che ha ricevuto la cittadinanza russa

(afp)
 L’analista statunitense che nel 2013 rese pubblici migliaia di documenti ‘top secret’ dei servizi Usa, ha ricevuto ieri la cittadinanza russa
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Eroe o traditore, dissidente o codardo, patriota o spia. La parabola di Edward Snowden - l’analista statunitense che nel 2013 rese pubblici migliaia di documenti ‘top secret’ dei servizi Usa - si è chiusa lunedì, quando il presidente-dittatore Vladimir Putin gli ha concesso (insieme ad altri 74 cittadini stranieri) nazionalità e passaporto russo. Un decreto, quello firmato dallo zar del Cremlino, che mette la parola fine a quasi dieci anni di accuse, polemiche, fughe, disinformazione e confessioni. 

Quando nel 2013 - trentenne e già con un brillante passato lavorativo prima alla Dell e poi alla Cia - Snowden venne assunto da un ‘contractor’ della Nsa (National Security Agency, l’agenzia responsabile del monitoraggio, della raccolta e dell'elaborazione di informazioni e dati per intelligence e controspionaggio nazionale ed estero degli Stati Uniti) non sapeva che di lì a pochi mesi la sua vita sarebb…

Eroe o traditore, dissidente o codardo, patriota o spia. La parabola di Edward Snowden - l’analista statunitense che nel 2013 rese pubblici migliaia di documenti ‘top secret’ dei servizi Usa - si è chiusa lunedì, quando il presidente-dittatore Vladimir Putin gli ha concesso (insieme ad altri 74 cittadini stranieri) nazionalità e passaporto russo. Un decreto, quello firmato dallo zar del Cremlino, che mette la parola fine a quasi dieci anni di accuse, polemiche, fughe, disinformazione e confessioni. 

Quando nel 2013 - trentenne e già con un brillante passato lavorativo prima alla Dell e poi alla Cia - Snowden venne assunto da un ‘contractor’ della Nsa (National Security Agency, l’agenzia responsabile del monitoraggio, della raccolta e dell'elaborazione di informazioni e dati per intelligence e controspionaggio nazionale ed estero degli Stati Uniti) non sapeva che di lì a pochi mesi la sua vita sarebbe radicalmente cambiata. 

Dopo aver improvvisamente abbandonato il suo lavoro in un centro del Nsa alle Hawaii, il 20 maggio di quell’anno era fuggito ad Hong Kong da dove poche settimane dopo aveva consegnato i documenti ‘top secret’ trafugati ai giornalisti Glenn Greenwald, Laura Poitras, Barton Gellman e Ewen MacAskill. Gli articoli pubblicati grazie alla sue rivelazioni (anche su grandi media internazionali come l’americano Washington Post e il britannico Guardian) lo fecero rapidamente diventare un eroe nel variegato mondo che si occupa di contro-informazione e complottismi, mentre negli Stati Uniti venne bollato come un traditore e inseguito da mandati di cattura internazionali per aver rivelato i programmi di sorveglianza del governo di Washington.

La sua fuga si ferma a Mosca, dove (23 giugno 2013) dopo un mese in aeroporto privo di passaporto, decide di accettare l’asilo offertogli. Che viene poi trasformato in un visto per un anno, rinnovato varie volte fino al ‘permesso di residenza permanente’ e infine alla cittadinanza ottenuta lunedì. Quasi dieci anni di vita moscovita in cui la sua fama di eroe (sulla sua vicenda era stato anche girato un film di discreto successo) si è via via appannata. Considerato dai suoi sostenitori  un coraggioso difensore delle libertà civili americane e dai suo avversari come colui che con le sue rivelazioni ha messo a rischio la vita di donne e uomini che lavorano per la sicurezza degli Stati Uniti, la sua scelta di diventare a tutti gli effetti un cittadino russo e di avere (da anni) sposato l’ideologia di Putin e del suo regime (dove i liberi giornalisti vengono uccisi o sono in carcere) non ha certo migliorato la sua immagine odierna. 

“Ora che è un cittadino russo andrà a combattere in Ucraina?”. Sui ‘social network’ lo scontro tra chi ritiene che Edward Snowden sia ancora un campione della democrazia e della libera informazione e chi lo accusa di essere da tempo al soldo di Putin è iniziato subito dopo l’annuncio del Cremlino. Con le file dei primi che vanno alla ricerca di ogni possibile giustificazione (con l’aiuto dei bot pilotati dal servizi russi) spesso ridotta al solito ‘complotto della Cia’ e al vetusto anti-americanismo. E gli altri che lo considerano adesso un traditore a tutto tondo. 

Snowden diventa infatti cittadino russo mentre Mosca sta mobilitando i riservisti per inviarli a combattere in Ucraina e mentre centinaia di migliaia di giovani stanno abbandonando la Russia per evitare la leva coatta. Visto che in Russia quasi tutti gli uomini sono considerati ‘riservisti’ fino ai 65 anni e che i funzionari del Cremlino hanno sottolineato come anche gli uomini con doppia cittadinanza possano essere richiamati alle armi, l’ipotesi di uno Snowden arruolato sembrava possibile. A smentirla il suo avvocato Anatoly Kucherena, che all’agenzia di stampa Interfax a ha dichiarato che “non avendo Snowden mai prestato servizio nelle forze armate russe non può essere mobilitato, in quanto il possesso di precedenti esperienze di combattimento o di servizio militare è stato considerato il criterio principale per la convocazione”. Per Kucherena anche la moglie di Snowden, Lindsay Mills, un'americana che vive con lui in Russia, farà richiesta di un passaporto russo. La coppia ha due figli.

Su Twitter molti non perdonano a Snowden anche la richiesta che ha fatto (anche lui con un tweet) all’indomani del decreto che gli concede la cittadinanza russa. “Dopo anni di separazione dai nostri genitori, io e mia moglie non vogliamo separarci dai nostri figli. Dopo due anni di attesa e quasi dieci anni di esilio, un po' di stabilità farà la differenza per la mia famiglia. Prego per la privacy per loro e per tutti noi”. “L’ironia è morta”, è una delle prime risposte: “E morti sono anche le donne e gli uomini uccisi per le tue rivelazioni. Proprio tu parli di privacy?”.