Giappone, il funerale della discordia: proteste alle esequie di Stato per l'ex premier Abe
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Con diciannove colpi di cannone il Giappone dà il suo ultimo saluto all’ex premier Shinzo Abe, assassinato lo scorso 8 luglio durante un comizio elettorale. A Tokyo, però, vanno in scena i funerali di Stato della discordia.
Circa 4.300 gli invitati dentro al Nippon Budokan - palazzetto per eventi sportivi e concerti - compresi leader volati nella capitale giapponese da mezzo mondo. La vedova Akie fasciata in un kimono nero porta le ceneri del marito, poi consegnate al premier nipponico Fumio Kishida che ha pronunciato il suo elogio funebre davanti al grande altare pieno di fiori sotto la gigantografia di Abe incorniciata da due drappi neri. "Abe-san, la tua vita avrebbe dovuto essere molto, molto più lunga. C’era bisogno di te per molto più tempo. Hai lavorato instancabilmente e hai esaurito tutte le tue energie per il Giappone e per il mondo”. Bandiere a mezz’asta in tutto il Paese. Cerimonia trasmessa a …
PECHINO - Con diciannove colpi di cannone il Giappone dà il suo ultimo saluto all’ex premier Shinzo Abe, assassinato lo scorso 8 luglio durante un comizio elettorale. A Tokyo, però, vanno in scena i funerali di Stato della discordia.
Circa 4.300 gli invitati dentro al Nippon Budokan - palazzetto per eventi sportivi e concerti - compresi leader volati nella capitale giapponese da mezzo mondo. La vedova Akie fasciata in un kimono nero porta le ceneri del marito, poi consegnate al premier nipponico Fumio Kishida che ha pronunciato il suo elogio funebre davanti al grande altare pieno di fiori sotto la gigantografia di Abe incorniciata da due drappi neri. "Abe-san, la tua vita avrebbe dovuto essere molto, molto più lunga. C’era bisogno di te per molto più tempo. Hai lavorato instancabilmente e hai esaurito tutte le tue energie per il Giappone e per il mondo”. Bandiere a mezz’asta in tutto il Paese. Cerimonia trasmessa a reti unificate. Assenti, come da prassi istituzionale perché simboli neutrali della nazione, l’imperatore Naruhito e l’imperatrice Masako. E’ stato il principe ereditario Akishino in rappresentanza della casa reale, a fine cerimonia, a consegnare una corona di fiori.
Migliaia di cittadini questa mattina, prima dell’inizio della cerimonia ufficiale, si sono messi in fila per rendere omaggio all’ex premier conservatore, il più longevo della storia giapponese, posando un fiore e versando lacrime. Quasi due chilometri la coda, ad un certo punto della mattinata. Altre centinaia di persone in tutta la città, però, hanno continuato a manifestare, pacificamente, anche oggi con cartelli con su scritto “No ai funerali di Stato” - come avvenuto in queste settimane - contro quelle che considerano esequie costose, divisive e inopportune. Ventimila i poliziotti schierati nella capitale per evitare disordini. Anche i partiti di opposizione hanno boicottato le esequie.
Ci sono state petizioni che hanno raccolto migliaia di firme, cortei e la settimana scorsa un uomo si è perfino dato fuoco non lontano dalla residenza del primo ministro per protestare contro i funerali. Proprio Kishida sta pagando il prezzo maggiore di questa decisione. Il premier nipponico sta sprofondando nei sondaggi. L’ultimo del quotidiano Mainichi dà il suo governo addirittura al 29%: mai così male da quando è entrato in carica lo scorso anno. Per evitare ulteriori divisioni è stato deciso che, nonostante i funerali solenni, oggi in Giappone non è giorno di festività pubblica.
Il 62% dei giapponesi questi funerali non li voleva. Perché? Costeranno 1,6 miliardi di yen (oltre 11 milioni di euro) di denaro dei contribuenti. Soldi, dicono, che potrebbero essere usati per far fronte alle altre emergenze del Paese: disparità economiche, sostengono, causate proprio dalle politiche di Abe. Perché l’organizzazione di un funerale di Stato per un ex premier in Giappone non ha alcuna base legale, dicono gli oppositori, e di solito sono riservati soltanto ai membri della famiglia imperiale: c’è un solo precedente e bisogna risalire a 55 anni fa. Era il 1967 e i funerali di Stato vennero concessi all’ex premier Shigeru Yoshida. E perché è stata una decisione presa da Kishida senza consultare il Parlamento.
Perché in Giappone rimane divisiva la figura di Abe? Per le sue posizioni ultraliberiste e nazionaliste, per il suo desiderio di rivedere la Costituzione pacifista, per i suoi presunti legami con numerosi scandali politici e finanziari. E soprattutto perché dopo la sua uccisione sono emersi i legami del partito al governo (la Ldp, che fu guidata proprio di Abe) con la controversa Chiesa dell’Unificazione, la setta fondata nel 1954 dal sudcoreano Sun Myung Moon. Almeno la metà dei 379 parlamentari liberal-democratici ha ammesso di avere rapporti con la Chiesa. Chiesa che, nelle parole del killer di Abe, l’ex marinaio Tetsuya Yamagami, aveva mandato in rovina la madre. Chiesa che fu il nonno di Abe (l’ex primo ministro Nobusuke Kishi) a portare in Giappone. Accusata di raccogliere ingenti donazioni grazie al lavaggio del cervello dei suoi adepti. L’ex premier non ne era ufficialmente un membro ma in passato aveva mandato un videomessaggio a una di queste convention politico-religiose dei seguaci di Moon.
Per Kishida il funerale di Stato per l’ex mentore è comunque un’occasione di diplomazia. In programma, fino a domani, oltre 30 bilaterali in quella che i giornali nipponici già hanno chiamato “diplomazia funebre”. Kishida ha incontrato la vice presidente degli Stati Uniti Kamala Harris, dichiarando “la ferma volontà del governo di rafforzare ulteriormente l'alleanza con gli Usa”. Vedrà il primo ministro indiano Narendra Modi e quello australiano Anthony Albanese. Colloqui che hanno lo scopo di rafforzare i legami mentre il Giappone affronta le sfide regionali e globali, tra cui le minacce di Cina, Russia e Corea del Nord. Tra gli altri ospiti stranieri alla cerimonia per Abe erano presenti il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, l’ex premier italiano Matteo Renzi, il primo ministro di Singapore Lee Hsien Loong e il presidente vietnamita Nguyen Xuan Phuc. La Cina ha inviato un rappresentante di più basso profilo: l’ex ministro della scienza e della tecnologia Wan Gang.