Alain Minc: "Per Macron Meloni non è Le Pen. Interesse comune sul Patto di stabilità"
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - "Emmanuel Macron e Giorgia Meloni hanno un interesse comune: la rinegoziazione del Patto di stabilità", osserva Alain Minc, consigliere ombra di tanti presidenti francesi e ora molto vicino a Macron.
Quali sono i timori della Francia dopo questo risultato elettorale?
"Per il governo francese è la fine di un momento di grazia. Nell'anno e mezzo in cui Mario Draghi è stato al potere, lo storico gioco tra tedeschi e francesi si è gradualmente trasformato in una partita a tre, come dimostra il viaggio a Kiev di Macron, Draghi e Scholz. All'interno di questo trio c'era una sorta di intesa naturale e istintiva tra Macron e Draghi. La Francia si sente più a suo agio in un gioco a tre che in questo eterno rapporto a due con i tedeschi. In sostanza, la relazione con l'Italia di Draghi è stata una relazione adulterina che ci ha reso felici. Ora è finita. Anche se possiamo sperare che le cose vadano be…
PARIGI - "Emmanuel Macron e Giorgia Meloni hanno un interesse comune: la rinegoziazione del Patto di stabilità", osserva Alain Minc, consigliere ombra di tanti presidenti francesi e ora molto vicino a Macron.
Quali sono i timori della Francia dopo questo risultato elettorale?
"Per il governo francese è la fine di un momento di grazia. Nell'anno e mezzo in cui Mario Draghi è stato al potere, lo storico gioco tra tedeschi e francesi si è gradualmente trasformato in una partita a tre, come dimostra il viaggio a Kiev di Macron, Draghi e Scholz. All'interno di questo trio c'era una sorta di intesa naturale e istintiva tra Macron e Draghi. La Francia si sente più a suo agio in un gioco a tre che in questo eterno rapporto a due con i tedeschi. In sostanza, la relazione con l'Italia di Draghi è stata una relazione adulterina che ci ha reso felici. Ora è finita. Anche se possiamo sperare che le cose vadano bene, con il governo Meloni non ci sarà una complicità intellettuale e culturale come quella che c'è stata tra Macron e Draghi".
Macron come accoglierà Meloni a Parigi?
"Se la Meloni sarà coerente con quello che ha detto sulla fedeltà atlantica, all'Europa e all'euro, il rapporto con Macron sarà corretto anche se non caloroso perché i sistemi di valori non sono gli stessi. Dobbiamo giudicare Meloni in base ai fatti ed evitare in questa fase i processi alle intenzioni. Le persone che verranno nominate in alcune posizioni chiave in Italia saranno i primi segnali. Anche il posto che avrà la Lega nel nuovo esecutivo è importante per noi. Scommettiamo, perché abbiamo letto le parole di Meloni, che tra lei e Salvini ci sia un abisso".
Ma cosa possono fare insieme questi due leader in Europa?
"Macron e Meloni hanno un interesse comune su un punto molto importante: la rinegoziazione del Patto di stabilità. Esiste una solidarietà tra i Paesi indebitati. E poi il Trattato del Quirinale può essere qualcosa di molto importante, sarebbe un peccato se venisse dimenticato. In ogni caso, i due leader dovranno fare uno sforzo per andare l'uno verso l'altra. Dalle dichiarazioni di Macron si può notare che non ha mai ostracizzato Meloni".
Il destino del prossimo governo italiano è legato alla crisi energetica ed economica che potrebbe esplodere nei prossimi mesi?
"C'è un solo tema, e non è né italiano né francese: fino a che punto la crisi energetica porterà la Germania in una vera recessione? Se la Germania riuscirà a superare la crisi senza entrare in una grave recessione, ce la faremo tutti. Penso comunque che, nel peggiore dei casi, avremo una piccola recessione. E nel migliore, una crescita zero".
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Questa svolta in Italia accelererà la normalizzazione di Le Pen?
"Le Pen non è Meloni. Non ha detto che la solidarietà atlantica è essenziale, che l'Europa è il nostro orizzonte naturale, che l'euro è una moneta intangibile e che il deficit di bilancio non deve essere aumentato. Il Rassemblement National rimane molto più vicino a Salvini che a Meloni: aperto ai russi, antieuropeo e orientato verso una spesa di bilancio populista".
Lei non segue l'allarmismo per la vittoria di un partito post-fascista...
"Non sono allarmista perché credo che l'Europa sia forte, che le istituzioni italiane siano forti, e non penso che ci saranno attacchi alle libertà fondamentali in Italia. Ci potrà essere un'aria più reazionaria: sì, certamente. Ma non credo a minacce contro la democrazia italiana e non credo che l'Italia abbia i mezzi per mettersi contro l'Europa. Da una parte ci sono i mercati, dall'altra parte 200 miliardi in attesa. Inoltre, la Meloni si è rafforzata stando fuori dal governo Draghi, ma per certi versi è più vicina all'attuale premier di alcuni membri della coalizione che ha governato. Dobbiamo guardare Meloni in modo empirico, senza farci trascinare dai pregiudizi. Wait and see".