Starmer: "Il Labour è il nuovo partito del centro". E vola nei sondaggi
dal nostro inviato Antonello Guerrera , dal nostro inviato Antonello GuerreraLIVERPOOL. “Il Labour sarà un partito al centro”. Così parlerà oggi il suo leader, Sir Keir Starmer, nel discorso più importante della conferenza annuale a Liverpool. Insomma, una nuova svolta blairiana per il Labour, che non si definisce di sinistra e tantomeno di destra, e che al momento sembra pagare. Secondo l’ultimo sondaggio YouGov rivelato ieri sera dal Times, il partito di Starmer ha uno spaventoso vantaggio di 17 punti sui conservatori della prima ministra Liz Truss: 45% (+5% rispetto all’ultima rilevazione) contro 28% (-4%). Non si vedeva un simile scarto nelle intenzioni di voto del Regno Unito addirittura dal 2001, in piena era Blair appunto. Se fosse davvero così al voto reale, il Labour avrebbe una sensazionale maggioranza di 182 seggi alla Camera dei Comuni a Westminster.
Il portavoce di Starmer non ci rivela se l’attuale leader e l’ex tre volte primo ministro britannico siano in contatto: &ld…
LIVERPOOL. “Il Labour sarà un partito al centro”. Così parlerà oggi il suo leader, Sir Keir Starmer, nel discorso più importante della conferenza annuale a Liverpool. Insomma, una nuova svolta blairiana per il Labour, che non si definisce di sinistra e tantomeno di destra, e che al momento sembra pagare. Secondo l’ultimo sondaggio YouGov rivelato ieri sera dal Times, il partito di Starmer ha uno spaventoso vantaggio di 17 punti sui conservatori della prima ministra Liz Truss: 45% (+5% rispetto all’ultima rilevazione) contro 28% (-4%). Non si vedeva un simile scarto nelle intenzioni di voto del Regno Unito addirittura dal 2001, in piena era Blair appunto. Se fosse davvero così al voto reale, il Labour avrebbe una sensazionale maggioranza di 182 seggi alla Camera dei Comuni a Westminster.
Il portavoce di Starmer non ci rivela se l’attuale leader e l’ex tre volte primo ministro britannico siano in contatto: “Non so quando si siano sentiti di recente”. Ma è lo sbocco inevitabile e per Starmer necessario del suo “New Labour”, per usare un’altra etichetta evocativa. Oggi il segretario del partito dirà che il “partito è finalmente tornato al centro” dello spettro della politica britannica, dopo la parentesi socialista, radicale ed elettoralmente disastrosa del predecessore Jeremy Corbyn. Del resto, sin dal primo giorno di conferenza era evidente come il vento fosse radicalmente cambiato: la bandiera britannica Union Jack sullo sfondo del palco degli incontri, un banner in onore della regina Elisabetta e addirittura l’inno nazionale “God Save the King” a inizio kermesse. Una prima volta nella storia del Labour e nessun contestatore: certo l’anti-monarchico e anti-inno Corbyn non sarà rimasto contento.
“Saremo l’ala politica del popolo britannico”, continuerà Starmer, “e trasformeremo il Paese in una superpotenza di crescita economica”. Il leader laburista promette che entro i primi giorni di suo governo, qualora dovesse vincere le prossime elezioni previste nel 2024, metterà a punto il "Green Prosperity Plan": l’ambizione è creare un milione di posti di lavoro “in ogni angolo del Paese”, puntare decisamente sull’energia verde per abbassare il costo delle bollette e aumentare il tenore di vita dei britannici: “Bisogna dire basta ai programmi a breve termine, come è stato sinora con i governi conservatori dell’ultimo decennio”, rimarcherà Starmer, “non possiamo permetterci di fallire la sfida della lotta al cambiamento climatico”.
Starmer prometterà poi di combattere il “caotico piano economico del governo Truss”, che venerdì scorso ha annunciato un radicale taglio delle tasse ai ricchi e la rimozione del tetto ai bonus dei banchieri con l’intenzione di “stimolare l’economia britannica affinché ne giovino tutti”. Starmer si opporrà decisamente alla linea calcata dai tory, sottolineerà che quando al governo reintrodurrà la tassa del 45% per i paperoni con reddito superiore a 150mila sterline cancellata da Truss e spingerà ancora una volta per una “windfall tax”, ossia una “patrimoniale” una tantum sui profitti dei giganti dell’energia. Che negli ultimi mesi hanno accumulato decine di miliardi di bonus grazie alla guerra in Ucraina e ai prezzi schizzati alle stelle.
Se un tempo l’economia era il tallone di Achille del Labour, ora Starmer ha ricevuto, per usare una metafora calcistica, un assist a porta vuota da Truss e dai conservatori. La sterlina sta andando a picco e ha toccato i minimi storici nei confronti del dollaro: 1,03, record negativo di sempre. Sono le prime gravi conseguenze dell’azzardo economico e finanziario del governo Truss, che ha deciso di tagliare radicalmente le tasse in una congiuntura sfavorevole come un’inflazione altissima (9,9%, record da 40 anni), la crisi energetica e un Paese praticamente in recessione.
Dunque ora il Labour si posiziona al centro. Potrebbe essere una lezione anche per altri partiti europei. Ma qualche ricetta di sinistra rimane anche per i laburisti britannici: per esempio, ieri il partito ha annunciato che, una volta al potere, le ferrovie saranno rinazionalizzate dopo le privatizzazioni volute da Blair, che tra le altre cose hanno generato costi molto alti per i cittadini al contrario delle aspettative. E, sempre ieri sera, la base ha approvato una mozione per cambiare il sistema elettorale uninominale secco del Regno Unito in un “più giusto" proporzionale.