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Raisi “triste per Mahsa”. Ma contro le rivolte promette pugno duro

Il presidente iraniano in tv cerca di placare la rabbia sociale e le proteste per la morte della 22enne curda
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Dopo 12 giorni di proteste, almeno 41 morti, migliaia di persone arrestate, tra cui 30 giornalisti, denunce di violenze e percosse in carcere, Internet staccato dalla rete globale, pressioni sui media, gli artisti e le famiglie delle vittime perché non amplifichino il messaggio dei manifestanti, con anche la nazionale di calcio che si schiera in difesa delle donne e dei giovani iraniani, vestendosi di nero, il presidente Raisi va in tv per cercare di placare la rabbia sociale.

C'è un'indagine in corso sulla morte di Mahsa Amini, che "ci ha rattristato tutti", e sarà un'indagine a tutto campo, assicura, "vogliamo giustizia e trasparenza". Parla di possibili modifiche al modo in cui le leggi vengono "attuate" precisando: "L'approccio può cambiare, ma i valori non cambieranno mai". E chiarisce: "Sommosse e violenze non saranno tollerate", coloro "che hanno istigato le rivolte devono essere…

Dopo 12 giorni di proteste, almeno 41 morti, migliaia di persone arrestate, tra cui 30 giornalisti, denunce di violenze e percosse in carcere, Internet staccato dalla rete globale, pressioni sui media, gli artisti e le famiglie delle vittime perché non amplifichino il messaggio dei manifestanti, con anche la nazionale di calcio che si schiera in difesa delle donne e dei giovani iraniani, vestendosi di nero, il presidente Raisi va in tv per cercare di placare la rabbia sociale.

C'è un'indagine in corso sulla morte di Mahsa Amini, che "ci ha rattristato tutti", e sarà un'indagine a tutto campo, assicura, "vogliamo giustizia e trasparenza". Parla di possibili modifiche al modo in cui le leggi vengono "attuate" precisando: "L'approccio può cambiare, ma i valori non cambieranno mai". E chiarisce: "Sommosse e violenze non saranno tollerate", coloro "che hanno istigato le rivolte devono essere assicurati alla giustizia", e accusa i nemici esterni, che "fomentano le rivolte e l'insicurezza" e hanno "preso di mira l'unità dell'Iran".

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Raisi parla nel giorno in cui i genitori di Mahsa Amini, la 22enne curda morta mentre era in custodia della polizia morale, hanno denunciato gli autori dell'arresto, ha riferito l'avvocato Saleh Nikba. Chiedono i dettagli del fermo e l'accesso ai video e alle foto di tutti i momenti del suo arresto.

L'immagine di Amini morta sul letto d'ospedale, e la prima versione fornita dalle autorità che la ragazza fosse deceduta per un infarto, hanno scosso e infiammato l'Iran, scoperchiando un malessere che covava. Sono seguiti giorni di proteste, con decine di ragazze che si tolgono il velo, scontri anche violenti in alcune città. La repressione è stata durissima, 41 morti dice la tv di Stato, almeno 76 secondo Iran Human Rights. Quasi 3mila arresti nella sola Teheran, secondo IranWire. Ieri le Guardie della rivoluzione hanno portato la risposa oltreconfine bombardando le postazioni di due partiti di opposizione curdo-iraniani in Iraq, accusati di fomentare le proteste. Negli attacchi sono morte 9 persone.

La Germania e gli Stati Uniti hanno condannato i bombardamenti che rischiano di portare a una "escalation militare". Ieri ha parlato anche l'Onu, chiedendo una indagine indipendente su Amini e lo stop all'uso della "forza indiscriminata" contro i manifestanti.