✕

Le Isole Salomone dicono no agli Usa. Stop al partenariato del Pacifico

Il premier delle isole Salomone Manasseh Sogavare (afp)
L'arcipelago ha fatto sapere che non firmerà la dichiarazione finale al vertice convocato da Biden. Ad aprile aveva stretto un'intesa dai contorni ancora segreti con Pechino in materia di sicurezza che potrebbe aprire la strada a una base militare cinese
2 minuti di lettura

PECHINO - Ancora una volta le Isole Salomone sono la spina nel fianco dei tentativi americani di riguadagnare influenza nel Pacifico per contrastare l’avanzata cinese nella regione. Al summit di due giorni organizzato per oggi e domani alla Casa Bianca dal presidente statunitense Joe Biden con 12 nazioni e territori dell’area, le Salomone hanno già fatto sapere - secondo un documento visto in anteprima da Reuters - che non firmeranno la dichiarazione finale del vertice. Suscitando, di nuovo, le preoccupazioni Usa sui legami sempre più forti dell’arcipelago con Pechino.

Il governo di Honiara fa sapere che per firmare la proposta di Dichiarazione sul Partenariato Usa-Pacifico che sarà discussa al vertice domani ha bisogno di più tempo “per consentire al Parlamento di prendere in considerazione la questione”. "Strana incoerenza. Gli accordi con la Cina sono firmati in segreto e tenuti segreti. Ora insistono che il Parlamento…

PECHINO - Ancora una volta le Isole Salomone sono la spina nel fianco dei tentativi americani di riguadagnare influenza nel Pacifico per contrastare l’avanzata cinese nella regione. Al summit di due giorni organizzato per oggi e domani alla Casa Bianca dal presidente statunitense Joe Biden con 12 nazioni e territori dell’area, le Salomone hanno già fatto sapere - secondo un documento visto in anteprima da Reuters - che non firmeranno la dichiarazione finale del vertice. Suscitando, di nuovo, le preoccupazioni Usa sui legami sempre più forti dell’arcipelago con Pechino.

Il governo di Honiara fa sapere che per firmare la proposta di Dichiarazione sul Partenariato Usa-Pacifico che sarà discussa al vertice domani ha bisogno di più tempo “per consentire al Parlamento di prendere in considerazione la questione”. "Strana incoerenza. Gli accordi con la Cina sono firmati in segreto e tenuti segreti. Ora insistono che il Parlamento deve occuparsi dell'accordo regionale con gli Stati Uniti? Insincerità inaudita!”, twitta Matthew Wales, leader dell’opposizione nell’arcipelago.

Lo scorso aprile le Isole hanno firmato un accordo sulla sicurezza che potrebbe (il testo è ancora segreto) aprire la strada a una base militare cinese nel Pacifico. Ipotesi che entrambi i Paesi smentiscono. Un accordo che oltre a mettere in allarme gli Stati Uniti, ha sollevato preoccupazioni anche a Canberra (le Salomone si trovano a 2mila chilometri dalla costa australiana), a Wellington e a Tokyo.

L’interesse di Pechino per questa fetta di Oceano non nasce oggi, ma è una politica portata avanti con pazienza negli ultimi anni visto il “vuoto” lasciato nella regione, storicamente “terreno” americano, e mettere così un piede in questa zona di Pacifico strategica. Nel settembre del 2019, l’arcipelago troncò le proprie relazioni diplomatiche con Taipei in favore di Pechino, mettendo fine a 36 anni di scambi diplomatici e aiuti tra la piccola nazione del Pacifico e l’isola che la Cina considera come una “provincia ribelle”. Dopo quel cambio di politica estera, il premier delle Salomone Sogavare se ne tornò in patria dopo un viaggio a Pechino con molti contratti in tasca. In Cina il premier firmò cinque memorandum d’intesa con il governo comunista portando la piccola nazione del Pacifico dentro la Via della Seta cinese.

Anche la Cina nella regione ha però incontrato alcune difficoltà. A maggio il mega accordo multilaterale (una “visione di sviluppo comune” per la creazione di una zona di libero scambio, accordi su pesca, tecnologia, addestramento delle forze di polizia e soprattutto in materia di sicurezza “tradizionale e non tradizionale” ) tra Pechino e le dieci nazioni del Pacifico è stato respinto, al momento.

“L'obiezione delle Isole Salomone sarà vista da alcuni come un'ostruzione e un'influenza della Cina”, ha dichiarato Anna Powles, docente della Massey University in Nuova Zelanda. “Ma anche altre nazioni insulari del Pacifico hanno espresso preoccupazione per la fretta con cui gli Stati Uniti hanno convocato il vertice. Gli Usa rischiano di fare la fine di ciò che successe alla Cina a maggio quando alcune nazioni insulari del Pacifico si erano sentite troppo sotto pressione per firmare un accordo”, conclude Powles.

Al vertice organizzato dalla Casa Bianca parteciperanno i leader degli Stati Federati di Micronesia, delle Isole Marshall, di Palau, di Papua Nuova Guinea, delle Isole Salomone, di Samoa, di Tuvalu, di Tonga, di Figi, delle Isole Cook, della Polinesia Francese e della Nuova Caledonia, mentre Vanuatu e Nauru invieranno dei rappresentanti.