L'Italia schiera navi e robot a difesa dei gasdotti dopo l'esplosione di Nord Stream
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoL'onda lunga della bolla di gas dal Baltico si espande nei sette mari, provocando un'allerta globale sulla vulnerabilità delle reti subacquee di condotte e cavi da cui dipende la nostra vita. Un allarme che non ha sorpreso l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo di Stato maggiore della Difesa: "Ci siamo resi conto da anni di questa minaccia, già quando ero al vertice della Marina ne ho parlato nelle audizioni in Parlamento e nelle interviste al vostro giornale. E ci siamo preparati ad affrontarla".
Poche ore dopo le notizie sul danneggiamento del Nord Stream, d'intesa con il ministro Lorenzo Guerini è scattato un piano per potenziare la protezione delle arterie strategiche che attraversano il Mediterraneo e garantiscono le risorse energetiche dell'Italia. "Abbiamo deciso di aumentare subito le misure per la tutela delle reti strategiche per l'interesse nazionale. A partire dai tre gasdotti che passano nel Canale di Sicilia&…
L'onda lunga della bolla di gas dal Baltico si espande nei sette mari, provocando un'allerta globale sulla vulnerabilità delle reti subacquee di condotte e cavi da cui dipende la nostra vita. Un allarme che non ha sorpreso l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo di Stato maggiore della Difesa: "Ci siamo resi conto da anni di questa minaccia, già quando ero al vertice della Marina ne ho parlato nelle audizioni in Parlamento e nelle interviste al vostro giornale. E ci siamo preparati ad affrontarla".
Poche ore dopo le notizie sul danneggiamento del Nord Stream, d'intesa con il ministro Lorenzo Guerini è scattato un piano per potenziare la protezione delle arterie strategiche che attraversano il Mediterraneo e garantiscono le risorse energetiche dell'Italia. "Abbiamo deciso di aumentare subito le misure per la tutela delle reti strategiche per l'interesse nazionale. A partire dai tre gasdotti che passano nel Canale di Sicilia", spiega Cavo Dragone: "Due navi dotate di piccoli sottomarini teleguidati monitoreranno i punti chiave delle condotte. A bordo ci sono squadre del Gruppo Operativo Subacquei".
Si tratta dei palombari del leggendario Comsubin, uno dei reparti incursori più famosi in assoluto, maestri nel disinnescare ordigni sepolti nei fondali. Perché, anche se l'ammiraglio non lo conferma, uno dei sospetti che circola nei comandi Nato è che le cariche esplose nel Baltico fossero state piazzate con largo anticipo, forse settimane prima: un metodo che renderebbe ancora più difficile accertare le responsabilità del sabotaggio. Ed è per questo che ci saranno verifiche a campione lungo le infrastrutture che trasferiscono l'energia dal Maghreb verso l'Italia. La più importante è il Transmed, che parte dall'Algeria e ha un ruolo fondamentale per renderci indipendenti dal gas russo: 380 chilometri di tubature si trovano sott'acqua.
La missione è stata affidata al cacciamine Numana, che dispone di due robot telecomandati in grado di scendere a seicento metri. Lo affiancherà la Anteo, nave specializzata nei soccorsi ai sommergibili con strumentazioni hitech: c'è persino un piccolo sottomarino che può trasferire sei palombari a trecento metri. In genere le perlustrazioni vengono condotte con i sonar che scandagliano l'oscurità dei fondali e individuano ogni massa anomala; poi tocca ai robot o al mini-sottomarino identificare la natura dell'oggetto ed eventualmente procedere a neutralizzarlo. Operazioni lente e delicate, in cui bisogna fare i conti con pressioni enormi. Un team di palombari, chiamato "Nucleo Iperbarico", è addestrato per agire a oltre duecento metri di profondità indossando uno scafandro dotato di sonar, telecamera, fari e quattro propulsori per spostarsi nell'abisso.
"In pratica stiamo raddoppiando l'attività di prevenzione sui gasdotti nel Canale di Sicilia - prosegue il capo di Stato maggiore -. Ma anche in superficie abbiamo intensificato la sorveglianza. Dallo scorso febbraio le unità della Marina, assieme ai velivoli P72 dell'Aeronautica, tengono sotto controllo tutti i movimenti della flotta russa. Ognuno dei loro pattugliamenti nello Ionio e nell'Adriatico è stato contrastato dalle nostre forze armate, con un impegno che prosegue senza sosta: non li molliamo un attimo".
Ovviamente, i ricercati numero uno sono i sommergibili russi. Battelli moderni che fanno la spola in immersione dalla base costruita nel porto siriano di Tartous e sono lo strumento principe per le azioni nei fondali. Da alcune settimane ai silenziosi Kilo con motore convenzionale si è aggiunto un sottomarino nucleare. "L'attenzione russa si è ampliata dal Mediterraneo orientale a quello centrale - dichiara l'ammiraglio - spingendosi spesso verso lo Ionio. Per questo già da inizio agosto ho ordinato di cambiare la postura del nostro dispositivo navale. L'operazione "Mare Sicuro" è stata trasformata in "Mediterraneo Sicuro", allargandola il più possibile verso est. Prima era circoscritta alle zone più vicine all'Italia, ma per prevenire le nuove minacce e avere il controllo della situazione è necessario estendere la vigilanza".
Cavo Dragone è convinto che "la minaccia subacquea nel Mediterraneo diventerà ancora più pressante, in tutti i suoi aspetti. Ed è prioritaria la protezione delle reti dell'energia e delle comunicazioni". Pochi giorni fa l'ammiraglio ha diffuso le nuove linee guida per adeguare le forze armate agli scenari determinati dalla guerra in Ucraina. Il "Concetto Strategico" prevede grandi riforme e si conclude sottolineando senza mezzi termini il momento drammatico che stiamo vivendo: "Siamo ad un punto di non ritorno verso le sfide del futuro che non potranno essere assolutamente eluse, se non a prezzo di abdicare ai nostri interessi primari e agli stessi valori di libertà e di democrazia. Non possiamo dare nulla per scontato, neppure nel Vecchio Continente".