Aborto, Ungheria: proteste contro la nuova legge che umilia le donne
di Natasha Caraganno , di Natasha CaragannoMigliaia di persone si sono radunate ieri sera a Budapest, in Ungheria, davanti allo storico palazzo del Parlamento per marciare fino alla sede del ministero degli Interni. Cartelloni dal titolo "il mio corpo = la mia scelta", e numerosi appendiabiti (gli strumenti simbolo degli aborti clandestini) attaccati al cancello in segno di protesta contro le nuove regole sulle interruzioni di gravidanza, in vigore dal 15 settembre, che umiliano e tormentano le donne che intendono abortire.
Il nuovo decreto impone alle donne incinte di confrontarsi con le "funzioni vitali del feto", ascoltandone il battito cardiaco, prima di procedere con l'interruzione di gravidanza. Gli operatori sanitari sono obbligati a presentare queste prove "in modo chiaramente identificabile" e a firmare un rapporto in cui attestano di aver mostrato questi segni, senza il quale la donna non può portare avanti la procedura.
Migliaia di persone si sono radunate ieri sera a Budapest, in Ungheria, davanti allo storico palazzo del Parlamento per marciare fino alla sede del ministero degli Interni. Cartelloni dal titolo "il mio corpo = la mia scelta", e numerosi appendiabiti (gli strumenti simbolo degli aborti clandestini) attaccati al cancello in segno di protesta contro le nuove regole sulle interruzioni di gravidanza, in vigore dal 15 settembre, che umiliano e tormentano le donne che intendono abortire.
Il nuovo decreto impone alle donne incinte di confrontarsi con le "funzioni vitali del feto", ascoltandone il battito cardiaco, prima di procedere con l'interruzione di gravidanza. Gli operatori sanitari sono obbligati a presentare queste prove "in modo chiaramente identificabile" e a firmare un rapporto in cui attestano di aver mostrato questi segni, senza il quale la donna non può portare avanti la procedura.
"Penso che questo sia un pessimo requisito, poiché abortire di per sé è un'esperienza estremamente traumatizzante", ha spiegato all'agenzia di stampa Reuters Laura Fekete, studentessa di 22 anni. "Credo che spetti a ogni individuo decidere se desidera avere un figlio o meno... e il governo non dovrebbe intromettersi". Durante la protesta, Laura e gli altri manifestanti hanno chiesto al governo ultraconservatore di Viktor Orbán di assicurare condizioni di vita sicure per le donne, rispettare diritti fondamentali come quello dell'aborto e rendere la contraccezione accessibile a tutti.
"Sebbene il governo finga di essere 'pro-vita', queste misure non proteggono nessuno: il vero scopo della restrizione è l'umiliazione delle donne e l'esercizio del controllo sulla loro vita", affermano gli organizzatori della protesta in una nota.
Il governo, infatti, non ha fornito alcuna spiegazione circa le ragioni che lo hanno spinto a cambiare la legge sull'aborto. Secondo alcuni analisti, l'obiettivo del partito Fidesz di Orbán potrebbe essere quello di ottenere maggiori consensi da parte degli elettori più conservatori dopo che il partito di estrema destra, Our Homeland, è entrato per la prima volta in Parlamento.
L'aborto è stato legalizzato in Ungheria nel 1953, fino alla dodicesima settimana di gravidanza. La legge prevede che si possa abortire in quattro casi: stupro, rischi per la salute della madre derivanti dalla gravidanza, grave disabilità del nascituro o in caso di una situazione sociale insostenibile. L'aborto farmacologico, invece, è illegale dal 2012. I gruppi in difesa di questo diritto denunciano che per le donne è sempre più difficile accedere all'interruzione di gravidanza a causa di barriere amministrative, o sessioni di consulenza obbligatorie, che le dissuadono.
Il decreto è la prima significativa modifica alla legge e anche la prova, afferma Amnesty International, di "un preoccupante declino" nel Paese. "Questa decisione presa senza alcuna consultazione renderà più difficile l'accesso all'aborto e traumatizzerà più donne già in situazioni difficili", ha detto all'agenzia di stampa Afp il portavoce della divisione locale di Amnesty, Aron Demeter.