Brasile, scontro in tv tra Lula e Bolsonaro prima delle elezioni
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoRIO DE JANEIRO - Alla fine ha vinto Luiz Inácio Lula da Silva. Ai punti. Con molta tensione in studio, scambi continui di accuse con il presidente uscente Jair Bolsonaro che sono sconfinati sugli insulti personali. Era molto atteso il confronto in diretta tra i due grandi contendenti alla presidenza del Brasile organizzato da Tv Globo. Decine di milioni di persone lo hanno seguito curiosi di capire chi avrebbe prevalso e come se la sarebbero cavata i protagonisti. Per stemperare l'atmosfera incandescente che domina queste ultime ore prima del voto di domenica, il grande network ha esteso l'invito ad altri cinque candidati, due uomini e due donne, e un presunto arcivescovo ortodosso che ha acceso le prime scintille di un dibattito forse troppo lungo, ripetitivo e stancante.
RIO DE JANEIRO - Alla fine ha vinto Luiz Inácio Lula da Silva. Ai punti. Con molta tensione in studio, scambi continui di accuse con il presidente uscente Jair Bolsonaro che sono sconfinati sugli insulti personali. Era molto atteso il confronto in diretta tra i due grandi contendenti alla presidenza del Brasile organizzato da Tv Globo. Decine di milioni di persone lo hanno seguito curiosi di capire chi avrebbe prevalso e come se la sarebbero cavata i protagonisti. Per stemperare l'atmosfera incandescente che domina queste ultime ore prima del voto di domenica, il grande network ha esteso l'invito ad altri cinque candidati, due uomini e due donne, e un presunto arcivescovo ortodosso che ha acceso le prime scintille di un dibattito forse troppo lungo, ripetitivo e stancante.
Lo scontro sulla corruzione
Indossando la classica tunica lunga fino ai piedi, alto e massiccio, il crocefisso sul petto, la barba che gli circondava il viso padre Kelmon, 44 anni, ha subito alzato la palla a Jair Bolsonaro attaccando Lula sulla corruzione. Parlava con il leader dell'estrema destra ma la domanda era per il fondatore del Pt. Uno schema seguito fino alla fine. I due grandi protagonisti non si sono mai confrontati direttamente. Hanno usato gli altri per fare le domande al loro avversarlo. Sulla base delle rigide regole decise dalla Rete Globo, sui temi e modi di condurre il dibattito, Lula si è visto così costretto a rispondere a sua volta perché tirato in ballo nonostante non fosse il suo turno.
Tutti gli aspiranti alla presidenza, Ciro Gomes (Pdt) centrosinistra, Luiz Felipe D'Avila (Partido Novo), centrodestra, Simone Tebet (Mdb), centrodestra, Soraya Thronicke (União Brasil), destra, avevano a disposizione tre minuti per formulare la domanda. Potevano usarne una parte e sfruttare il resto per la replica alla risposta. Il confronto era diviso in quattro blocchi: il primo e il terzo prevedevano domande su temi concordati, il secondo e il quarto su argomenti che venivano pescati da un'urna trasparente come quelle della lotteria. Se Lula ha dovuto fare fronte a continue accuse sull'enorme giro di tangenti che dominò il suo secondo e ultimo governo, Bolsonaro è stato costretto a rispondere sulle precise accuse per la gestione del Covid e lo scempio dell'Amazzonia.
Lula attacca sull'ambiente
L'ex capitano si è difeso come ha sempre fatto. Descrivendo uno scenario opposto a quello che raccontano i dati ufficiali sulla distruzione ambientale ("La foresta brucia perché è normale che bruci, non è colpa mia se non piove") e difendendo la libertà che ha lasciato a tutti di vaccinarsi o meno durante la pandemia da coronavirus. Sia il leader dell'estrema destra sia padre Kelmon hanno sferrato i primi duri attacchi definendo Lula "saccheggiatore", "ladro", "non condannato" "protagonista della grande cleptocrazia" alzando subito la tensione nello studio. William Bonner, il giornalista che moderava l'incontro, ha faticato per far rispettare le regole e ha chiesto più volte ai protagonisti di evitare gli insulti personali. Lula appariva teso, emozionato. Ha raggiunto la postazione del confronto diretto con il respiro in affanno. Ha reagito e combattuto e sebbene in difficoltà è riuscito a superare questa prova. La volta scorsa, l'unica a cui aveva partecipato, era uscito male, sulla difensiva, quasi timoroso, troppo silenzioso. Lo staff lo aveva caricato suggerendogli di attaccare per primo. Lui lo ha evitato. Ma davanti al fuoco di fila si è inalberato e, indignato, ha criticato la veemenza con cui Bolsonaro, in tandem con padre Kelman, lo aggredivano.
Se molti, se non tutti, si aspettavano di sentire programmi e proposte per il futuro del Brasile alla fine si sono dovuti accontentare solo di un continuo scambio di accuse. Luiz Felipe D'Avila lo ha fatto notare e si è lamentato per l'occasione persa. Ma i dibattiti hanno questo limite. Prevale chi ha più capacità oratoria e di sintesi, soprattutto. L'offesa, l'insulto personale può sembrare più efficace ma il risultato non cambia. È finita con il presunto arcivescovo della Chiesa Cattolica Apostolica Ortodossa del Perù ma da questa non riconosciuto, candidato dell'ultima ora di un partito di destra per rimpiazzare quello ufficiale condannato per corruzione, che rintuzzava Sorayha Thronickone dopo essere stato accusato di non aver sostenuto le decine di migliaia di persone che morivano soffocate dal Covid per la mancanza di ossigeno. "Io sono un sacerdote e credo in Dio, non ho paura di andare all'inferno", diceva mentre Lula, a sua volta, lo definiva un "travestito da prete" e il pastore che gli rispondeva a tono "sei un grande corrotto e cinico".