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Regina Elisabetta, viaggio nella cappella di Windsor dove riposa: ecco com'è

Il castello ha appena riaperto al pubblico e siamo andati a visitare la tomba della sovrana recentemente scomparsa. Ecco perché è un’esperienza unica
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WINDSOR. Ci si rimette tutti in fila. Di nuovo, come nei cinque giorni di veglia pubblica a Westminster Hall prima degli epocali funerali di Elisabetta II, lo scorso 19 settembre. Stavolta, la coda è più contenuta, molto meno delle 10 o 15 ore di Londra in quei giorni, anche perché qui c'è un biglietto di ingresso di circa 30 euro. "Signore, sono circa venti minuti di attesa", ci dice una inserviente del castello di Windsor, l'ultima residenza ufficiosa della sovrana, morta lo scorso 8 settembre a 96 anni e sepolta qui, insieme al marito Filippo deceduto l'anno scorso, il padre Giorgio VI, la regina Madre e le ceneri della sorella Margaret. 
WINDSOR. Ci si rimette tutti in fila. Di nuovo, come nei cinque giorni di veglia pubblica a Westminster Hall prima degli epocali funerali di Elisabetta II, lo scorso 19 settembre. Stavolta, la coda è più contenuta, molto meno delle 10 o 15 ore di Londra in quei giorni, anche perché qui c'è un biglietto di ingresso di circa 30 euro. "Signore, sono circa venti minuti di attesa", ci dice una inserviente del castello di Windsor, l'ultima residenza ufficiosa della sovrana, morta lo scorso 8 settembre a 96 anni e sepolta qui, insieme al marito Filippo deceduto l'anno scorso, il padre Giorgio VI, la regina Madre e le ceneri della sorella Margaret. 

Nella cappella di San Giorgio

Siamo entrati ieri nella Cappella di San Giorgio, dove riposa Elisabetta II. Il 29 settembre, infatti, il fatato castello di Windsor dopo il lutto ha riaperto al pubblico, che si è riversato in massa verso questa fortezza del XI secolo, dopo l'invasione normanna di Guglielmo il Conquistatore: perché Windsor per i normanni era cruciale per dominare e sorvegliare tutta questa "periferia" di Londra, se così possiamo chiamarla, nel bucolico Berkshire, a mezz'ora a ovest della capitale.

Oggi Windsor, con le sue alte mura, i torrioni, il ponte levatoio, è il castello più antico e grande occupato al mondo. Quaranta monarchi hanno vissuto qui: primo Enrico I, che regnò dal 1100 al 1135. Fu poi Enrico III, nel XIII secolo, a renderlo per la prima volta una lussuosa residenza, e successivamente Edoardo III a farne il "progetto architettonico secolare più caro di tutto il Medioevo in Inghilterra". Ultima inquilina proprio Elisabetta, prima che la residenza passasse a primogenito ed erede re Carlo III, ovviamente.

Entriamo nella cappella, che è anche quella del glorioso "Ordine della Giarrettiera", dei funerali di Filippo in mondovisione e del matrimonio di Harry e Meghan nel 2018, dopo una fila scorrevole e una turista americana che ci chiede: "Perché il motto del monarca britannico - Dieu et mon droit - è in francese?". Da questo momento le foto sono vietate. Entriamo dall'ingresso orientale. Piano piano, pellegrinando, avanziamo verso il luogo di sepoltura di Elisabetta, nel gotico perpendicolare di questa meraviglia architettonica spesso fragile nei secoli e saccheggiata più volte, come durante la Guerra Civile inglese a metà del XVII secolo.

La tomba di una monarchia

Ma qui non c'è solo Elisabetta. Sono sepolti altri monarchi passati alla storia, come, nel portale est dal quale siamo entrati, il nonno della sovrana recentemente scomparsa, quel Giorgio V che l'aveva ribattezzata "Lilibet" perché da bambina storpiava il suo nome, insieme alla consorte Maria di Teck. Nell'altare ci sono le tombe di Edoardo IV, Enrico VI ed Edoardo VII. Nella cripta troviamo Giorgio III, Giorgio IV, Guglielmo IV. Fino ad arrivare alla piccola cappella di Giorgio VI, il padre di Elisabetta. Dove è stata sistemata la tomba della sovrana, qui sepolta lo scorso 19 settembre dopo i funerali a Westminster Abbey, a Londra.

I visitatori - a proposito, non venite qui di domenica perché la cappella è chiusa al pubblico causa funzioni religiose - hanno solo qualche secondo a disposizione per sporgersi nel "Royal Vault" e nella cappella di Giorgio VI. Quindi bisogna mettere subito a fuoco la vista e la concentrazione. Eccola, la lucida lapide di marmo nero belga, scolpita a mano, con quattro iscrizioni intarsiate: "George VI 1895-1952", "Elizabeth 1900-2002", nel mezzo una Stella Giarrettiera di metallo (simbolo del leggendario e nobile ordine cavalleresco), infine "Elizabeth II 1926-2022" e "Philip 1921-2021".

Intorno corone fresche di fiori colti nei giardini della tenuta di Windsor e la lapide che ricorda Margaret, la sorella di Elisabetta morta a 71, nel 2002, di cui qui sono conservate le ceneri insieme al resto dei familiari. Emozione. Alcuni visitatori cercano di ammirare la scena per qualche secondo in più. Ma il pubblico è tanto e gli assistenti della cappella invitano tutti a non bloccare la fila: "Please, move on". Un ultimo saluto, lungo un denso attimo, a "Lilibet".

Ma la sovrana, seppur defunta, ancora oggi anima e ravviva questa straordinaria cappella. Basta entrare nel maestoso coro della struttura, e torna subito alla mente Elisabetta II: seduta, su questo banco accanto a noi, durante i funerali dell'amato marito Filippo dell'anno scorso. Da sola causa restrizioni Covid, con abito, mascherina nera e una lacrima dagli occhi afflitti. Una scena indimenticabile e forse incancellabile. Perché, una volta entrati nel coro, è come se Elisabetta II non si fosse mai mossa da quella postazione, tra le lanterne eleganti e i maestosi stendardi dei membri dell'Ordine della Giarrettiera, che conta da esponenti della famiglia reale a ex primi ministri come Tony Blair e John Major. Tra armi e stemmi di famiglia, spade ed elmi decorati e sormontati dalla corona corrispondente al titolo, fino alle placchette bronzee del detentore del seggio dell'Ordine e dei suoi predecessori. Sotto i piedi, poi, oltre a Carlo I, troviamo le tombe di Enrico VIII e la terza moglie Jayne Seymour, da dove iniziò tutto: la Chiesa d'Inghilterra e la prima "Brexit" della storia, con quello scisma leggendario.

Finisce qui, questa esperienza breve e indimenticabile, nel palazzo reale che vanta i meravigliosi "Appartamenti di Stato" e stili interni di georgiano tardo, barocco, rococò e gotico perpendicolare inglese che fiorirono soprattutto durante la restaurazione degli Stuart del XVII secolo, grazie a Carlo II e all'architetto Hugh May. Dall'altra parte del Tamigi, giù lungo la collina, c'è lo storico college privato inglese di Eton, fondato da Enrico IV e ancora oggi solo per maschi persino nella nostra epoca, dove studiano tutti i ragazzi più ricchi, nobili e ambiziosi del Paese, da Robert Walpole a Boris Johnson, da William e Harry a Ian Fleming, e poi George Orwell, Aldous Huxley, l'economista John Maynard Keynes, fino all'Arcivescovo di Canterbury in carica, Justin Welby.

Dopo l'esplosione della pandemia, Windsor è stata la residenza ufficiale della Regina Elisabetta, più piccola e funzionale rispetto al colossale e dispersivo Buckingham Palace. Ma questo castello è stato anche un forziere di dispiaceri per la sovrana: l'incendio di Windsor nel 1992 fu parte di quello che la stessa Elisabetta ha definito "Annus Horribilis", ossia l'anno che vide la pubblicazione dell'esplosivo libro-rivelazione di Diana, ma anche il divorzio della figlia Anna dall'ex marito Capitano Mark Phillips e anche la separazione del suo figlio prediletto, il principe Andrea, da Sarah Ferguson, la duchessa di York. Ciononostante, la regina ha deciso di trascorrere qui l'ultima parte della sua straordinaria e leggendaria vita. Che, in questa cappella, ancora continua, nonostante tutto.