BRUXELLES - Anche oggi il vertice dei ministri dell'energia si rivelerà un buco nell'acqua. Alla fine l'accordo non c'è su quasi niente. A cominciare dal tetto al prezzo del gas. Tutto sarà rinviato almeno al Consiglio europeo della prossima settimana a Praga. Ma l'irritazione dei 15 Paesi, in prima fila l'Italia, che sostengono la necessità di introdurre un "price cap generalizzato" inizia a essere palpabile.
Anzi adesso si è trasformata in vera e propria rabbia dopo l'annuncio del governo tedesco di aver riattivato il loro Fondo di Perequazione economica da 200 miliardi di euro. La goccia che fa traboccare il vaso. Perché è la prova che un'intesa per un percorso comune al momento è impossibile. Berlino ha deciso di fare da sola. Con questo fondo finanzierà la riduzione delle bollette elettriche fissando un tetto al prezzo dell'energia. Il costo che supera il tetto verr…
BRUXELLES - Anche oggi il vertice dei ministri dell'energia si rivelerà un buco nell'acqua. Alla fine l'accordo non c'è su quasi niente. A cominciare dal tetto al prezzo del gas. Tutto sarà rinviato almeno al Consiglio europeo della prossima settimana a Praga. Ma l'irritazione dei 15 Paesi, in prima fila l'Italia, che sostengono la necessità di introdurre un "price cap generalizzato" inizia a essere palpabile.
Anzi adesso si è trasformata in vera e propria rabbia dopo l'annuncio del governo tedesco di aver riattivato il loro Fondo di Perequazione economica da 200 miliardi di euro. La goccia che fa traboccare il vaso. Perché è la prova che un'intesa per un percorso comune al momento è impossibile. Berlino ha deciso di fare da sola. Con questo fondo finanzierà la riduzione delle bollette elettriche fissando un tetto al prezzo dell'energia. Il costo che supera il tetto verrà pagato dallo Stato tedesco. Ma questa manovra rischia di diventare la seconda brutta pagina della Germania dopo quella scritta all'inizio della pandemia Covid e della corsa agli acquisti dei vaccini.
Il punto, infatti, è che la scelta di Scholz significa che chi ha bilanci in salute può finanziare la spesa, chi non li ha è abbandonato alla speculazione finanziaria. Senza contare che la Germania sta facendo un semplice calcolo: meglio spendere di più dalle casse pubbliche che limitare la produttività delle nostre aziende manifatturiere ed energivore. Un colpo alla concorrenza. E infatti la dichiarazione rilasciata dal presidente del consiglio, Mario Draghi, è una bacchettata alla Cancelleria: "La crisi energetica richiede da parte dell'Europa una risposta che permetta di ridurre i costi per famiglie e imprese, di limitare i guadagni eccezionali fatti da produttori e importatori, di evitare pericolose e ingiustificate distorsioni del mercato interno e di tenere ancora una volta unita l'Europa di fronte all'emergenza. Davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali. Nei prossimi Consigli europei dobbiamo mostrarci compatti, determinati, solidali - proprio come lo siamo stati nel sostenere l'Ucraina".
Insomma le premesse non sono per niente buone. E lo scontro tra nord e sud Europa a questo punto è diventato esplicito. In questo contesto la Commissione sembra muoversi come un vaso di coccio tra vasi di ferro. Procede per piccoli tentativi. Senza proposte definitive. Vuole prima capire che tipo di consenso si formerà - se si formerà - nel Consiglio europeo. E allora, bocciato di nuovo il "price cap" generalizzato al gas ("rischioso e inapplicabile") tenta una via d'uscita con un tetto al solo gas russo - che ormai non viene più quasi acquistato dai Paesi Ue - e con un altro limite al costo delle bollette. Imitando di fatto il provvedimento tedesco.
L'idea dell'esecutivo europeo, illustrata dalla responsabile energia, Kadri Simson, consiste nell'arginare gli aumenti in bolletta. Ossia una forma del famigerato disaccoppiamento tra i prezzi del metano e i prezzi dell'elettricità. E nel caso europeo verrebbe finanziato a livello nazionale con la tassa sugli extraprofitti delle società energetiche. Appunto, a livello nazionale. Anche prevedendo una deroga agli aiuti di Stato. Risultato: chi può utilizzare di più il bilancio, più aiuta imprese e famiglie. E l'Italia non rientra tra gli Stati più "liquidi". E quindi la considera del tutto insufficiente.
È evidente che i 15 Paesi (tra cui appunto Italia e Francia) che l'altro ieri hanno firmato una lettera a favore del "tetto", fanno spesso riferimento alla necessità di istituire un altro "Recovery Fund" proprio per affrontare questa specifica crisi. Ma si tratta di un percorso che allo stato non riscuote alcun tipo di apertura dagli altri 12. L'altra soluzione in discussione riguarda la trattativa con i fornitori di gas "credibili" per abbassare il prezzo. Ma sembra una buona intenzione e non una soluzione. Poi verrà discussa l'ipotesi di individuare un nuovo listino di riferimento anti-speculazione per la quotazione del gas rispetto al TTf di Amsterdam. Sono comunque progetti di lungo periodo. La Commissione proverà a riformulare un pacchetto complessivo martedì prossimo in vista del vertice di Praga. Le distanze, però, al momento appaiono incolmabili.