Rivolte in Iran, parla un'amica di Mahsa: "Il mondo ci sostenga"
di Benedetta Paravia , di Benedetta ParaviaQuanto stanno subendo in Iran le donne e i cittadini che si stanno ribellando è contro ogni fondamento dell’Islam. Lo sa bene chi abbia letto il Corano almeno una volta, come lo sa la maggior parte degli iraniani, sia quelli che sono rimasti in Iran pur non condividendo il regime sia coloro che si sono stabiliti altrove. Come Afsaneh, che di anni ne ha 29 e che da cinque vive lontana da genitori e cugini per seguire il suo sogno di artista pittorica.
Durante la sua ultima visita in Iran, la polizia le ha multato l’auto per un mese, impedendogliene l’uso, per non aver indossato in maniera “appropriata” il velo sul capo. A lei comunque è andata bene, mi d…
Quanto stanno subendo in Iran le donne e i cittadini che si stanno ribellando è contro ogni fondamento dell’Islam. Lo sa bene chi abbia letto il Corano almeno una volta, come lo sa la maggior parte degli iraniani, sia quelli che sono rimasti in Iran pur non condividendo il regime sia coloro che si sono stabiliti altrove. Come Afsaneh, che di anni ne ha 29 e che da cinque vive lontana da genitori e cugini per seguire il suo sogno di artista pittorica.
Durante la sua ultima visita in Iran, la polizia le ha multato l’auto per un mese, impedendogliene l’uso, per non aver indossato in maniera “appropriata” il velo sul capo. A lei comunque è andata bene, mi dice, pensando alla defunta Mahsa Amini, stroncata dalle bastonate della polizia morale, e che lei conosceva di persona.
Come ha reagito quando ha appreso che Mahsa fosse morta in seguito al suo arresto?
"Ho pianto tanto e ho vissuto momenti di angoscia e timore per le mie cugine ed amiche, neanche per un momento ho dubitato che fosse morta per colpa della violenza della polizia. Era una ragazza dolce e determinata. In famiglia siamo tutti stanchi del regime da anni, e le voci girano velocemente a causa del controllo costante delle autorità sulla popolazione, perciò ho temuto che arrestassero tutte le persone vicine a Mahsa, ma poi per fortuna le iraniane sono insorte e in breve tempo abbiamo avuto la solidarietà di tanti uomini iraniani, non ultimi i calciatori della nostra nazionale che nel corso di un’amichevole non hanno tolto il giubbotto in segno di protesta durante l’inno nazionale, o come gli studenti della facoltà di medicina che hanno sostenuto le studentesse con cori di speranza e civiltà".
Pensa che le proteste generali in tutto il Paese possano cambiare la dittatura?
"Penso che le proteste in questi casi siano un dovere civico e morale, soprattutto di noi giovani che vorremmo poter vivere liberamente come spetterebbe a chiunque su questa terra, ma le nostre proteste potrebbero essere presto represse, senza il sostegno di Paesi stranieri. Alla fine degli anni 70 sono riusciti a togliere le libertà a una generazione di donne forti e abituate ad indossare minigonne e fare picnic all’aperto con amici maschi, le nostre madri sono scese in piazza e hanno protestato con veemenza ma nulla è stato più come prima. Non sarà quindi difficile prima o poi reprimere le legittime rivolte di questi giorni, considerando che noi giovani siamo nati sotto il regime e non abbiamo mai conosciuto le libertà precedenti il '78. Una mobilitazione globale sarebbe necessaria, ma non voglio illudermi, basta guardare in che situazione sia stato abbandonato l’Afghanistan sotto gli occhi del mondo".
Si sente in colpa pensando che lei è una degli iraniani privilegiati che vivono all’estero, mentre la gente nel suo Paese soffre la morte e le ingiustizie?
"È proprio questo il punto, non dovrei, dovrebbe essere normale poter scegliere una vita all’estero e seguire i propri sogni, ma mi fanno sentire e mi sento molto in colpa".
Chi la fa sentire in colpa?
"Alcuni parenti mi dicono che per colpa mia la mia famiglia avrà problemi, è il regime che spinge a pensarla così. I miei genitori vogliono il mio bene e si dicono felici per me, ma certo dopo gli ultimi avvenimenti dovrò stare molto attenta nel tornare a trovarli e non è detto che vada tutto liscio. Questo mi fa soffrire ancora di più".
La sua è una famiglia musulmana, lo è anche lei? Cosa pensa di chi imputa all’Islam questi eccessi che privano le persone delle libertà fondamentali?
"Siamo tutti musulmani in famiglia e l’Iran è islamico dal 650 D.C., non è certo l’Islam a privare delle libertà ma l’ignoranza di un regime bieco e totalitario. Ogni eccesso morale, civico o politico è frutto dell’ignoranza, madre crudele di molti inganni".