Il Papa: "Assurdo essere tornati sotto la minaccia atomica. In nome di Dio, pace!". E fa appello a Putin e Zelenky perché trattino
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziCITTA' DEL VATICANO - La decisione, rarissima, di dedicare l’intero Angelus all’Ucraina. La denuncia, netta, della guerra come “follia”, “errore”, “orrore”. L’elenco dettagliato dei luoghi – Bucha, Irpin, Mariupol, Izium, Zaporizhzhia – dove l’esercito russo ha fatto strage. E infine, per la prima volta dall’inizio dell’invasione, l’appello diretto (una “supplica”) a Vladimir Putin affinché “anche per amore del suo popolo”, fermi la “spirale di violenza e di morte”, accompagnato da un appello parallelo indirizzato a Vladimir Zelensky perché apra a “serie proposte di pace” che, precisa, devono però far salva la “sovranità e integrità territoriale”. Dinanzi alla minaccia di un’escalation nucleare, Papa Francesco interviene con un monito severo indirizzato verso Mosca, per arrivare subito al…
CITTA' DEL VATICANO - La decisione, rarissima, di dedicare l’intero Angelus all’Ucraina. La denuncia, netta, della guerra come “follia”, “errore”, “orrore”. L’elenco dettagliato dei luoghi – Bucha, Irpin, Mariupol, Izium, Zaporizhzhia – dove l’esercito russo ha fatto strage. E infine, per la prima volta dall’inizio dell’invasione, l’appello diretto (una “supplica”) a Vladimir Putin affinché “anche per amore del suo popolo”, fermi la “spirale di violenza e di morte”, accompagnato da un appello parallelo indirizzato a Vladimir Zelensky perché apra a “serie proposte di pace” che, precisa, devono però far salva la “sovranità e integrità territoriale”. Dinanzi alla minaccia di un’escalation nucleare, Papa Francesco interviene con un monito severo indirizzato verso Mosca, per arrivare subito al cessate-il-fuoco e, quanto prima, facendo ricorso “a tutti gli strumenti diplomatici, anche quelli finora eventualmente non utilizzati”, alla pace.
“L’andamento della guerra in Ucraina è diventato talmente grave, devastante e minaccioso, da suscitare grande preoccupazione. Per questo oggi vorrei dedicarvi l’intera riflessione prima dell’Angelus. Infatti, questa terribile e inconcepibile ferita dell’umanità, anziché rimarginarsi, continua a sanguinare sempre di più, rischiando di allargarsi”, ha scandito Jorge Mario Bergoglio.
La decisione di un messaggio così forte è figlia di un’innalzamento dell’allerta nella diplomazia vaticana, tanto più dopo un incontro, a New York, tra il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e il ministro degli Esteri Sergei Lavrov. Era accaduto solo in occasione della guerra in Siria che il Pontefice accantonasse il classico testo pre-Angelus – una meditazione sul Vangelo del giorno – per prendere di petto l’attualità. In Vaticano ricordano un altro precedente analogo: il radiomessaggio del 25 ottobre 1962 di Giovanni XXIII sulla crisi di Cuba.
“Mi affliggono – ha detto Papa Francesco affacciato su piazza San Pietro dalla finestra della sua biblioteca – i fiumi di sangue e di lacrime versati in questi mesi. Mi addolorano le migliaia di vittime, in particolare tra i bambini, e le tante distruzioni, che hanno lasciato senza casa molte persone e famiglie e minacciano con il freddo e la fame vasti territori. Certe azioni non possono mai essere giustificate, mai! È angosciante che il mondo stia imparando la geografia dell’Ucraina attraverso nomi come Bucha, Irpin, Mariupol, Izium, Zaporizhzhia e altre località, che sono diventate luoghi di sofferenze e paure indescrivibili. E che dire del fatto che l’umanità si trova nuovamente davanti alla minaccia atomica? E’ assurdo. Che cosa deve ancora succedere? Quanto sangue deve ancora scorrere perché capiamo che la guerra non è mai una soluzione, ma solo distruzione? In nome di Dio e in nome del senso di umanità che alberga in ogni cuore, rinnovo il mio appello affinché si giunga subito al cessate-il-fuoco. Tacciano le armi e si cerchino le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza, ma concordate, giuste e stabili. E tali saranno se fondate sul rispetto del sacrosanto valore della vita umana, nonché – ha sottolineato il Pontefice argentino – della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Paese, come pure dei diritti delle minoranze e delle legittime preoccupazioni. Deploro vivamente la grave situazione creatasi negli ultimi giorni, con ulteriori azioni contrarie ai principi del diritto internazionale. Essa, infatti, aumenta il rischio di un’escalation nucleare, fino a far temere conseguenze incontrollabili e catastrofiche a livello mondiale”.
Da qui l’appello diretto, inedito, di Papa Francesco a Vladimir Putin innanzitutto, e poi a Volodomir Zelensky. “Il mio appello – ha detto Bergoglio – si rivolge innanzitutto al Presidente della Federazione Russa, supplicandolo di fermare, anche per amore del suo popolo, questa spirale di violenza e di morte. D’altra parte, addolorato per l’immane sofferenza della popolazione ucraina a seguito dell’aggressione subita, dirigo un altrettanto fiducioso appello al Presidente dell’Ucraina ad essere aperto a serie proposte di pace”.
Già nei mesi scorsi la Santa Sede si è offerta per una mediazione, qualora richiesta da entrambe le parti, al fine di promuovere il raggiungimento di un cessate-il-fuoco. In un recente colloquio con i gesuiti incontrati in Kazakhstan, poi, pubblicato dalla Civiltà cattolica, Francesco aveva spiegato che la sua inedita decisione di recarsi, il giorno dopo l’avvio della guerra, dall’ambasciatore russo presso la Santa Sede, saltando tutti i protocolli, era tesa proprio a parlare direttamente con Putin. Il Papa ha rivelato di avere anche tentato una mediazione per il rilascio di 300 prigionieri ucraini. I contatti con Zelensky, in questi mesi, sono stati frequenti.
“A tutti i protagonisti della vita internazionale e ai responsabili politici delle Nazioni chiedo con insistenza di fare tutto quello che è nelle loro possibilità per porre fine alla guerra in corso, senza lasciarsi coinvolgere in pericolose escalation, e per promuovere e sostenere iniziative di dialogo”, ha detto ancora il Papa. “Per favore, facciamo respirare alle giovani generazioni l’aria sana della pace, non quella inquinata della guerra, che è una pazzia! Dopo sette mesi di ostilità, si faccia ricorso a tutti gli strumenti diplomatici, anche quelli finora eventualmente non utilizzati – ha detto Francesco – per far finire questa immane tragedia. La guerra in sé stessa è un errore e un orrore!”.
“Confidiamo nella misericordia di Dio”, ha concluso Papa Francesco, “che può cambiare i cuori, e nell’intercessione materna della Regina della pace, nel momento in cui si eleva la Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei, spiritualmente uniti ai fedeli radunati presso il suo Santuario e in tante parti del mondo”.