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Il soldato Ivan: "Io da sette mesi sul fronte di Kherson, dove abbiamo gli hi-mars ma non i proiettili"

Ivan, il marine di 26 anni 

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Nelle testimonianze dei militari ucraini la controffensiva a Sud procede lentamente. "Qui i russi sono 5 volte più di noi". Ma Zelensky è fiducioso: "Avanzamenti anche lì"
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ODESSA - Dodici sigarette per arrivare al punto. "Kherson non è Lyman...", mormora Ivan, il marine. A 26 anni è già un veterano, conosce la guerra meglio di tanti colonnelli. Combatte da sette mesi sullo stesso fronte meridionale, quello della controffensiva ucraina partita a settembre e che va a rilento. Con un movimento automatico della mano sfila dal pacchetto la dodicesima Winston blue. "Lo so, fumo troppo...". Sul polso la cicatrice di un colpo di striscio. "A Kherson non ci arriviamo neanche a Natale. È un pantano, i russi lì sono davvero troppi". Almeno 30 mila, secondo l'intelligence. "Cinque volte più dei nostri. Le armi dell'Occidente sono arrivate, abbiamo gli Hi-mars, abbiamo i precisissimi M777... Peccato che non ci danno proiettili a sufficienza e siamo costretti a risparmiare sugli attacchi. Per darvi un'idea della disparità: se noi spariamo venti colpi, i russi rispondono co…

ODESSA - Dodici sigarette per arrivare al punto. "Kherson non è Lyman...", mormora Ivan, il marine. A 26 anni è già un veterano, conosce la guerra meglio di tanti colonnelli. Combatte da sette mesi sullo stesso fronte meridionale, quello della controffensiva ucraina partita a settembre e che va a rilento. Con un movimento automatico della mano sfila dal pacchetto la dodicesima Winston blue. "Lo so, fumo troppo...". Sul polso la cicatrice di un colpo di striscio. "A Kherson non ci arriviamo neanche a Natale. È un pantano, i russi lì sono davvero troppi". Almeno 30 mila, secondo l'intelligence. "Cinque volte più dei nostri. Le armi dell'Occidente sono arrivate, abbiamo gli Hi-mars, abbiamo i precisissimi M777... Peccato che non ci danno proiettili a sufficienza e siamo costretti a risparmiare sugli attacchi. Per darvi un'idea della disparità: se noi spariamo venti colpi, i russi rispondono con duemila".

La verità della controffensiva di Kherson è seduta su una panchina nel cortile dell'ospedale per veterani a Odessa. Luogo privilegiato per capire come procede la riconquista di una delle quattro regioni dell'annessione voluta da Putin. Zelensky è fiducioso: nonostante le difficoltà annuncia la ripresa dei due villaggi di Arikhanhelske e Myrolyubivka. Notizie non ancora confermate danno inoltre per iniziato lo sfondamento da nord.Tra una settimana Ivan sarà dimesso e tornerà in trincea. "Mi hanno ricucito il polso e avevo problemi allo stomaco a forza di ingurgitare la sbobba rubata ai russi. I kit erano scaduti da un anno, ma non avevo altro da mangiare". Militari in tuta chini sui telefonini, borsoni con la biancheria, Ivan e le sue sigarette.

Senza divisa, lontano dai comandanti e dall'adrenalina del campo, si dicono le cose per quello che sono. C'è la consapevolezza che l'annuncio così insistito da parte di Kiev della controffensiva a Sud sia stato l'esca per convincere Mosca a sguarnire le posizioni nell'Est, dove infatti gli ucraini guadagnano terreno velocemente. "Sono scelte che fanno i generali. Io so solo che, rispetto a quest'estate, le forze nemiche davanti a Kherson sono raddoppiate".

Il conflitto russo-ucraino è anzitutto un confronto tra artiglierie e mezzi pesanti. "Loro dicono di avere armi all'avanguardia, ma sono cazzate: io e il mio amico Serhiy abbiamo abbattuto un elicottero con una mitragliatrice. Puntano sulla quantità, non sulla qualità. Usano ordigni al fosforo e bombe a grappolo. Riescono a localizzarci intercettando il segnale delle nostre radio: accendiamo le trasmittenti e dopo neanche due minuti piovono missili grad. Quante volte mi sono arrabbiato con Serhiy perché tiene la radio accesa per troppo tempo...".

Come sempre, a fare la differenza sono i fiumi. L'Inhulets, affluente del Dnepr, taglia da nord a sud le regioni di Mykolaiv e Kherson. È la zona dove Ivan è stato ferito dieci giorni fa. "Non riusciamo ad attraversarlo perché è sovrastato da una collina dove sono posizionati i nemici. Io sono un marine, il mio compito è avanzare in terreno aperto. Non avete idea di cosa significa correre in un campo con i mortai e i carri armati che ti tirano addosso. La nostra artiglieria va di precisione, quella russa sceglie un'area di 2 km quadrati e la riduce in polvere. Non dico che siamo in totale stallo, siamo avanzati a Shevchenkove e verso Velyka Oleksandryvka, ma meno di quanto ci aspettavamo".

Ivan è di Odessa. Divorziato, non ha figli ma ha nove nipoti. "I miei amici credono che faccia il soldato per la paga. Un marine al fronte guadagna 100.000 grivne al mese (2.700 euro), se sta nelle retrovie 30.000 grivne. Ci dobbiamo comprare da soli i vestiti per l'inverno e se disobbediamo agli ordini ci tagliano lo stipendio. Non è per i soldi che combatto, è per la nostra terra". Com'è il morale della truppa, marine? "Quando ti lanci contro un carro armato a mani nude e senza essere coperto dall'artiglieria perché ops, abbiamo finito i proiettili, o quando attacchi con due tank e te ne ritrovi di fronte dieci, non puoi che essere frustrato. La minaccia delle armi nucleari tattiche non mi spaventa, perché già so che sto andando a morire. Sono anche certo, però, che ci riprenderemo Kherson. Ci vorrà tempo, serve che l'accordo land-lease con gli Usa entri in vigore per avere più cannoni e proiettili".

Ivan si alza dalla panchina, fa per andarsene, ci ripensa. "Sa quando è stato il giorno in cui ho avuto il morale veramente a terra? Quando un razzo ha ucciso il mio amico Serhiy. Siamo cresciuti insieme e neanche riuscivo a capire se quel corpo carbonizzato era il suo. Non aveva più la testa, l'ho riconosciuto dagli stivali". Il marine prende il pacchetto. La tredicesima sigaretta è per Serhiy.