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“Niente tagli ai ricchi”. Marcia indietro di Truss sulle tasse

(ansa)
Umiliazione pubblica per la nuova premier. Molti Tories pensano già alle elezioni
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BIRMINGHAM - Non è solo un’umiliante retromarcia sul provvedimento simbolo del suo neonato governo. È anche una clamorosa perdita di credibilità politica e autorevolezza finanziaria per Liz Truss e il suo cancelliere dello Scacchiere, Kwasi Kwarteng, entrambi spavaldi ai limiti dell’arroganza prima dell’impietoso dietrofront di ieri. Quando si sono rimangiati una promessa sulla quale la stessa prima ministra aveva giurato neanche 24 ore prima.
 
Ieri invece, dopo un vertice di emergenza nella notte, il ministro delle Finanze Kwarteng e Truss hanno ripudiato il taglio delle tasse per i ricchi, che avrebbe eliminato l’aliquota al 45% per chi guadagna più di 150mila sterline. Idea thatcheriana, reaganiana, punta di diamante della “Trussnomics”, che aveva scatenato malumori, qualche protesta di un Paese sfinito dal frullatore di primi ministri, e soprattutto il caos sui mercati, scatenatisi contro Londra perché …
BIRMINGHAM - Non è solo un’umiliante retromarcia sul provvedimento simbolo del suo neonato governo. È anche una clamorosa perdita di credibilità politica e autorevolezza finanziaria per Liz Truss e il suo cancelliere dello Scacchiere, Kwasi Kwarteng, entrambi spavaldi ai limiti dell’arroganza prima dell’impietoso dietrofront di ieri. Quando si sono rimangiati una promessa sulla quale la stessa prima ministra aveva giurato neanche 24 ore prima.
 
Ieri invece, dopo un vertice di emergenza nella notte, il ministro delle Finanze Kwarteng e Truss hanno ripudiato il taglio delle tasse per i ricchi, che avrebbe eliminato l’aliquota al 45% per chi guadagna più di 150mila sterline. Idea thatcheriana, reaganiana, punta di diamante della “Trussnomics”, che aveva scatenato malumori, qualche protesta di un Paese sfinito dal frullatore di primi ministri, e soprattutto il caos sui mercati, scatenatisi contro Londra perché reputano la rivoluzione fiscale britannica senza coperture. E dunque: sterlina a picco, interessi e mutui alle stelle, fondi pensione sull’orlo del crack. Fino al provvidenziale intervento della Banca d’Inghilterra, mercoledì scorso, che ha momentaneamente placato la tempesta comprando 65 miliardi di bond statali. Ieri, dopo l’annuncio di Truss e Kwarteng, la sterlina è subito risalita ai livelli (1,13 sul dollaro) precedenti alla mini-legge bilancio kamikaze del 23 settembre.
 
 
«È stato un giorno difficile, ma abbiamo imparato la lezione e ripartiamo», ha detto ieri “Kami-Kwasi” Kwarteng alla conferenza annuale dei tory qui a Birmingham, una delle più nefaste degli ultimi decenni. «Questa è la città della rivoluzione industriale e anche noi sbloccheremo la crescita di questo Paese!». Applausi tiepidi. E appena arriva Liz Truss, il pubblico emette la più fredda standing ovation degli ultimi due decenni. Quando Kwarteng finisce il discorso e le si siede accanto, i due sembrano la versione inglese del quadro “American Gothic” di Grant Wood. Sono amici inseparabili da tempo, da quando scrissero il manifesto ultra-liberista “Britannia Unchained” a inizio secolo. Oggi si scaricano già le colpe a vicenda. E potrebbero separarsi presto.
 
Ministri e iscritti conservatori intanto sono in depressione o ebollizione. Alcuni membri dell’esecutivo nei giorni scorsi annunciavano privatamente che “sarà un disastro” mentre in pubblico sprizzavano “andrà tutto bene”. Ieri erano furiosi. Altri sono stati espliciti, come l’ex sodale di Johnson Michael Gove, scatenando la rivolta tra i tory: «Non voterò la legge di bilancio». 
 
 
Sui canali della seconda città inglese si respira aria di disfatta dopo 12 anni al potere, da ultimi giorni di Roma. L’impressione è quella di un destino inevitabile, cui non basta più prendersela con l’Ue per sfangarla. Il Labour è avanti di 33 punti nei sondaggi. Nadine Dorries, ex ministra di Johnson e prima sostenitrice di Truss, già chiede nuove elezioni. «Ma non possiamo essere come l’Italia», ci dice un membro di governo. Eppure altri deputati conservatori già fantasticano l’impossibile, o quasi: Truss non mangia il panettone, voto a dicembre e indovina chi viene a cena poi? Boris Johnson.