Alessia Piperno trattenuta in Iran: il blitz nell'ostello e il giallo del visto
di Giuliano Foschini , Viola Giannoli , Romina Marceca , di Giuliano Foschini, Viola Giannoli, Romina MarcecaTrovarla, farla uscire il prima possibile dal carcere di Evin a Teheran in cui è trattenuta e farla rientrare in Italia oppure sperare in un decreto di espulsione dall'Iran. La diplomazia italiana è al lavoro per la liberazione di Alessia Piperno, la travel blogger neo trentenne romana arrestata il 28 settembre a Teheran in circostanze ancora poco chiare.
L'ultimo accesso su whatsapp, dagli screenshot che alcuni suoi amici hanno mostrato a Repubblica, è delle 12.38 del 28 settembre. Poco prima erano apparse su Instagram le ultime foto della festa consumata a sera prima con una decina di amici.
Poi il silenzio fino a domenica mattina, 2 ottobre, fino alla drammatica telefonata a casa, da papà Alberto e mamma Manuela: "Mi hanno arrestata, aiutatemi vi prego". È da lì che iniziano le domande su cui fare ancora luce: arrestata perché? E dove? E quanto verrà trattenuta? E quale è la via più semplice p…
Trovarla, farla uscire il prima possibile dal carcere di Evin a Teheran in cui è trattenuta e farla rientrare in Italia oppure sperare in un decreto di espulsione dall'Iran. La diplomazia italiana è al lavoro per la liberazione di Alessia Piperno, la travel blogger neo trentenne romana arrestata il 28 settembre a Teheran in circostanze ancora poco chiare.
L'ultimo accesso su whatsapp, dagli screenshot che alcuni suoi amici hanno mostrato a Repubblica, è delle 12.38 del 28 settembre. Poco prima erano apparse su Instagram le ultime foto della festa consumata a sera prima con una decina di amici.
Poi il silenzio fino a domenica mattina, 2 ottobre, fino alla drammatica telefonata a casa, da papà Alberto e mamma Manuela: "Mi hanno arrestata, aiutatemi vi prego". È da lì che iniziano le domande su cui fare ancora luce: arrestata perché? E dove? E quanto verrà trattenuta? E quale è la via più semplice per frala tornare in Italia?
Lo strano blitz in cui è stata fermata Alessia Piperno
Dalle informazioni raccolte anche dalla nostra intelligence, Alessia Piperno non era sola quando è stata fermata dalla polizia. E sembrerebbe non fosse lei l'obiettivo del blitz. Forse uno scambio di persona, forse la compagnia con alcune persone ritenute da Teheran di essere tra i partecipanti alle manifestazioni contro il regime avvenute nei giorni precedenti dopo la morte violenta di Mahsa Amini, la ragazza di 22 anni arrestata e uccisa per aver indossato il velo in modo errato. Forse ancora la presenza di Alessia in un ostello in cui la polizia ha deciso di organizzare il blitz.
Alessia Piperno e l'ostello dove risiedeva
La trentenne romana, viaggiatrice solitaria zaino in spalla, che di quella passione aveva anche fatto la sua vita attraversando moltissimi Paesi, dall'Australia al Messico, dal Marocco al Pakistan, alloggiava a Teheran come in altre città dell'Iran in un ostello. Lo stesso in cui alloggiavano numerosi stranieri, anche europei.
Tra le ipotesi è che il suo arresto sia legato a un blitz nell'ostello in cui, secondo la polizia iraniana, potevano essere ospitati alcuni manifestanti o organizzatori delle proteste. Venerdì 30 settembre, due giorni dopo il fermo di Alessia, la stessa intelligence iraniana aveva comunicato di aver arrestato nove persone durante le proteste indicandone le nazionalità: tedesca, polacca, italiana, francese, svedese e olandese.
In uno degli ultimi post scritti, la giovane raccontava della manifestazioni di piazza e di come un giorno nel suo ostello arrivarono due donne, due uomini e due bambini per chiedere loro aiuto, spaventati dagli scontri. "Non penso che dimenticherò mai quella prima notte - le sue parole -. Avevamo corso verso l'ostello con il cuore in gola, mentre i suoni degli spari rimbombavano alle nostre spalle e l'odore del gas si sentiva nell'aria".
"Ho chiuso la porta dell'ostello mentre la gente urlava per le strade - continua - dopo nemmeno 30 secondi ho sentito bussare violentemente alla porta dell'ostello. Erano due donne, due uomini e due bambini. Tossivano bruscamente per aver respirato il gas, e la donna più anziana aveva un attacco d'asma e di panico. 'Milk, milk'. Urlavano". In un angolo del cortile era rannicchiata una bambina, le lacrime che rigavano il volto: "Le ho dato il mio telefono e le ho fatto vedere che poteva disegnare. Ha disegnato una casa. Non parlava in inglese, eppure quando ha disegnato quel sole, mi ha detto 'Sun'. Sun, mi ha detto".
Il giallo del visto di Alessia Piperno
Alessia Piperno era entrata in Iran con un visto di 30 giorni, obbligatorio per chiunque voglia soggiornare nella Repubblica islamica. Aveva attraversato il confine a metà luglio, dopo un mese, a metà agosto, il visto le era stato rinnovato per altri 30 giorni. Nel frattempo il profilo Instagram le era stato bloccato due volte in un mese e mezzo, rendendo il suo viaggio più solitario e più emotivamente complicato.
Quattro settimane fa raccontava in un video : "Mi sta dicendo malissimo in Iran, non c'è affinità perché viaggiare qui per una donna sola non è semplice anche se non ho mai avuto paura. Me ne voglio andare, anche se mi stanno cacciando loro... Sono andata a chiedere di rinnovare il visto, non mi hanno nemmeno guardata in faccia e mi hanno detto solo rejected, richiesta respinta, quindi entro mercoledì me ne devo andare". Entro il 14 settembre. Così aveva deciso di tornare in Pakistan, ma il visto non le era ancora arrivato.
Aveva cercato un bus ma per via di una festività i pullman erano tutti bloccati, gli unici partivano per Karbala in Iraq. "Mentre camminavo disperata per la stazione, un signore dolcissimo che parlava inglese mi ha chiesto se mi serviva una mano - racconta allora Alessia sui social -Gli ho spiegato il problema del visto, lui mi ha detto di stare tranquilla: 'domani andiamo insieme all'ufficio e ti aiuto io a farti rinnovare il visto'". E così è stato: Alessia Piperno aveva ottenuto di restare un altro mese in Iran, il nuovo documento sarebbe quindi scaduto a metà ottobre, sempre in attesa del lasciapassare dal Pakistan. Ma il 28 settembre è stata arrestata.
Ora, tra le domande su cui si vuole far luce, c'è quella che riguarda il suo incontro fortunato: chi era quel signore che l'ha aiutata? Il nuovo visto era in regola? Una volta che è stata fermata, più o meno casualmente, è stata trattenuta proprio per i problemi ai suoi documenti? L'ennesimo giallo sull'arresto dell'italiana. Le prossime ore saranno decisive per sciogliere qualche nodo.
L'attesa nel suo quartiere a Roma
Intanto il quartiere di Colli Albani, a sud di Roma, attende la buona notizia. Dal negozio di computer che confina con la libreria “Di libro in libro” della famiglia Piperno, ai portieri dei palazzi che hanno visto Alessia giocare da piccola sul marciapiede.
“L’ho vista crescere sotto i miei occhi e appena ho saputo cosa era accaduto ho subito condiviso il post del papà. Non ho idea di cosa sia successo ma so che Alessia è una ragazza in gamba”, racconta Benedetto, dalla guardiania del condominio attaccato alla libreria di via dei Colli Albani. Cordialità ma nessuna dichiarazione da parte dei dipendenti della famiglia Piperno. “Non possiamo dire nulla – dice un giovane da dietro il bancone mentre prende le prenotazioni di libri scolastici dalle mani di una mamma– e non sappiamo dove siano i genitori. Noi siamo qui a lavorare”. Da Luca, che ripara i pc, arriva un altro pezzo di vita di Alessia: “Quando era ragazzina esprimeva già il suo spirito libero. Era sempre curiosa, in cerca di qualcosa di nuovo. Una bambina solare”.
E’ il portiere del palazzo dove abita la famiglia Piperno che si lascia andare all’ultimo ricordo di Alessia. “Era Natale e l’ho vista ritornare, lavoro qui da 25 anni. Poi ha ripreso lo zaino sulle spalle e è andata via per un nuovo viaggio. La famiglia è provata, è giusto lasciarli stare. Noi tutti aspettiamo una buona notizia dall’Iran”.