LYMAN - Alla luce del tramonto Lyman, la liberata Lyman, è una piccola città senza cuore. Soldati ucraini, molti foreigners. Controllano negozi svuotati, edifici sbrecciati, piazze bruciate. A terra, in strada, i corpi immobili di uomini in divisa militare, si dice che siano venti. Difficile capire con l'ombra che avanza chi sono. Il comandante Svat, 58 anni, a capo di diversi battaglioni tattici ucraini in supporto alla 93a Brigata motorizzata, spiega: "Sono russi, soldati russi. Nella fuga l'Armata li ha lasciati a terra. Non possiamo ancora occuparcene, non c'è il tempo. Questa continua a essere area di guerra". Nella foresta, larga, che circonda la città della ferrovia dell'Alto Donbass ci sono ancora unità di combattenti russi, due, tre, quattro al massimo. Coscritti dell'ultima mobilitazione, mercenari di gruppi privati minori, 300 dollari al mese. E soldati della Repubblica del Donetsk. Sono circondati dalla Briga…
LYMAN - Alla luce del tramonto Lyman, la liberata Lyman, è una piccola città senza cuore. Soldati ucraini, molti foreigners. Controllano negozi svuotati, edifici sbrecciati, piazze bruciate. A terra, in strada, i corpi immobili di uomini in divisa militare, si dice che siano venti. Difficile capire con l'ombra che avanza chi sono. Il comandante Svat, 58 anni, a capo di diversi battaglioni tattici ucraini in supporto alla 93a Brigata motorizzata, spiega: "Sono russi, soldati russi. Nella fuga l'Armata li ha lasciati a terra. Non possiamo ancora occuparcene, non c'è il tempo. Questa continua a essere area di guerra". Nella foresta, larga, che circonda la città della ferrovia dell'Alto Donbass ci sono ancora unità di combattenti russi, due, tre, quattro al massimo. Coscritti dell'ultima mobilitazione, mercenari di gruppi privati minori, 300 dollari al mese. E soldati della Repubblica del Donetsk. Sono circondati dalla Brigata, ma non si arrendono. "L'altra sera hanno ferito due dei nostri". È tardi. Bisogna rientrare e mettere il telefonino offline, che i droni russi trovano facile la posizione.
Diciassette chilometri verso Nord e a sera siamo dentro un filare di case di campagna abbandonate: sono diventate la sala operativa più vicina al nuovo fronte orientale. Dal tardo pomeriggio la rotta l'ha data Micky, con la sua vecchia ambulanza: Barkinkove, Izyum, poi Oskill e di nuovo dentro il Donetsk: fango e condomini neri, missili piantati nell'asfalto, camion M1140 che con il buio riportano al sicuro i preziosi razzi Himars. La stanza del comandante Svat, calzini a terra, kalashnikov poggiati al muro, ospita le brande di quattro sottufficiali: "Sì, abbiamo liberato noi Lyman", racconta, "abbiamo difeso il lato orientale dalla controffensiva dei russi. Ce l'abbiamo fatta, li abbiamo tenuti fuori, ma è stata durissima". Dice subito: "I nemici sono duri, sanno combattere e cambiano tattica in corso". L'armata ha rischiato di sorprenderli, venerdì scorso: "All'improvviso, nel silenzio più totale, c'è stato un attacco aereo tremendo. Ci ha preso in contropiede. Poi hanno iniziato a sparare con tutto quello che avevano: carri armati, obici, lanciarazzi. Abbiamo tenuto, abbiamo perso molti soldati".
L'esercito ucraino entra a Lyman: soldati issano la bandiera all'ingresso della città