La guerra dei diamanti: Putin vuole la Bielorussia al vertice dell'organismo che certifica le pietre preziose per aggirare il blocco occidentale
Alberto Flores D'Arcais , di Alberto Flores d'ArcaisC’è la guerra in campo aperto, iniziata il 24 febbraio con l’aggressione della Russia a un paese libero e sovrano; ci sono i crimini di guerra di Vladimir Putin, dei suoi generali e dei mercenari-macellai ceceni e della Wagner; ci sono la crisi energetica provocata dal dittatore del Cremlino, le sanzioni occidentali contro Mosca, la disinformazione e le fake news russe che inquinano i social network. Tra le pieghe del conflitto c’è anche una piccola guerra, poco conosciuta, che non viene combattuta con le armi, ma con una delle cose più preziose al mondo: i diamanti.
L’Ucraina ha a…
C’è la guerra in campo aperto, iniziata il 24 febbraio con l’aggressione della Russia a un paese libero e sovrano; ci sono i crimini di guerra di Vladimir Putin, dei suoi generali e dei mercenari-macellai ceceni e della Wagner; ci sono la crisi energetica provocata dal dittatore del Cremlino, le sanzioni occidentali contro Mosca, la disinformazione e le fake news russe che inquinano i social network. Tra le pieghe del conflitto c’è anche una piccola guerra, poco conosciuta, che non viene combattuta con le armi, ma con una delle cose più preziose al mondo: i diamanti.
L’Ucraina ha accusato la Russia di spingere la Bielorussia (nei fatti già una provincia del ‘nuovo impero’ che vagheggia Putin) ai vertici del "Kimberley Process Certification Scheme (Kpcs), l’organismo internazionale che deve certificare che i profitti ricavati dal commercio di diamanti non vengano utilizzati per finanziare guerre civili o per rovesciare legittimi governi. Nel 2021, mentre a Mosca si preparava l’invasione contro l’Ucraina, la Russia - che produce il 21 per cento dei diamanti del mondo (estratti in grande maggioranza dalle miniere in Siberia) - era presidente del Kpcs, carica che nel 2022 è passata al Botswana.
Con l’aggressione dell’Ucraina il florido mercato di diamanti russi è finito sotto osservazione e adesso alcuni membri del "Kimberley" hanno chiesto che i preziosi provenienti dalla Russia vengano etichettati come diamanti da conflitto. L’agenzia di stampa Reuters ha rivelato che la Bielorussia si è candidata come vicepresidente del Kpcs per il 2023, carica che - per la rotazione vigente - la farebbe diventare presidente nel 2024. Richiesta che ha provocato l’immediata reazione dell’Ucraina (“la Russia sta spingendo la Bielorussia a diventare presidente, in modo che gli interessi di Mosca possano essere meglio perseguiti e protetti”) che ha ricordato come il Kpcs possa vietare le esportazioni di diamanti (lo ha fatto nel 2013 quando i ribelli hanno preso il potere nella Repubblica Centrafricana). La Bielorussia, che non è mai stata presidente dell’organismo internazionale (e che non produce diamanti) ha appoggiato la Russia nel respingere la proposta di discutere l’invasione dell'Ucraina durante una riunione del Kpcs nel giugno scorso.
Anche gli Emirati Arabi Uniti, il principale centro di commercio di diamanti grezzi al mondo, si sono candidati per la presidenza del 2024. Il paese del Golfo non ha imposto sanzioni alla Russia, cercando di mantenere quella che definisce “una posizione neutrale sulla guerra in Ucraina”, ma l'Ucraina non ha obiezioni alla candidatura degli Emirati, visto che l’alternativa è quella di un paese fedelissimo di Putin e uno dei peggiori al mondo in materia di diritti umani.
Quanto accade mette in difficoltà i paesi occidentali, che sono una minoranza nel Kpcs e che - come nel caso degli Stati Uniti - hanno già imposto sanzioni ai diamanti del Cremlino, che spesso vengono però abilmente aggirate. È il caso di Alrosa, monopolio russo dei diamanti (controllato dallo Stato, quindi da Putin e dai suoi uomini) che riesce in molti casi a far arrivare i suoi diamanti legalmente sul mercato internazionale, anche grazie a commercianti poco scrupolosi. Dopo l’invasione russa del 24 febbraio Alrosa è finita nel mirino delle sanzioni occidentali e alle banche russe, che i clienti di Alrosa utilizzavano per pagare i diamanti, è stato negato l'accesso al sistema di pagamenti internazionali Swift. Con un ordine esecutivo, il presidente Usa Biden ha vietato l'importazione di diamanti russi negli Stati Uniti e molti grandi marchi di gioielleria come Tiffany, Kering, Richemont, LVMH, Signet, Chopard e Brilliant Earth hanno immediatamente chiarito che non avrebbero più acquistato diamanti russi. Lloyds e le grandi compagnie assicurative hanno smesso di assicurarli, le principali compagnie aeree occidentali si sono rifiutati di farli volare, le principali società di servizi di sicurezza (come Brinks o Malca Amit) di trasportarli
Non è stato sufficiente. I diamanti russi continuano a entrare nella catena di approvvigionamento globale sia legalmente che illegalmente perché il Kpcs prevede che qualsiasi diamante naturale grezzo che attraversi un confine internazionale (l’Unione Europea è considerata una nazione unica) debba essere accompagnato da un certificato rilasciato dal governo che, indicandone l’origine, confermi che non si tratti di “diamanti insanguinati”. I diamanti grezzi provenienti da paesi diversi sono spesso mescolati tra loro per scopi commerciali e vengono classificati come “di origine mista”. Se si mescolano diamanti grezzi russi con quelli di altre nazioni il gioco è fatto. Putin chiede che la Bielorussia diventi garante proprio per continuare ad esportare ‘legalmente’ i sui diamanti e finanziare anche in questo modo i suoi crimini di guerra contro l’Ucraina.