Corea del Nord, sesto lancio di missili in 12 giorni: ecco perché Kim Jong-un ha interesse a far salire a tensione
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Il sesto lancio in appena dodici giorni. E se Kim Jong-un dovesse decidere di seguire lo schema già adottato cinque anni fa, aspettiamocene altri. Compreso un test nucleare (sarebbe il primo dal 2017) che gli analisti e le varie intelligence sono convinti possa avvenire in un periodo compreso tra la fine del Congresso del Partito comunista cinese - che prende il via il 16 ottobre - e le elezioni di Midterm Usa del mese prossimo. Che cosa sta succedendo nella penisola coreana e nelle acque del Mar del Giappone? Che cosa spera di ottenere il Maresciallo?
Gli ultimi sei lanci di Kim. E un 2022 molto intenso
L’escalation è iniziata il 25 settembre con il lancio di un missile a corto raggio sparato il giorno dopo l'arrivo della portaerei statunitense Uss Ronald Reagan nelle acque intorno alla penisola coreana per le esercitazioni militari con Corea del Sud e Giappone. Esercitazioni che da sempre Pyongyang vede come una minaccia alla propria esisten…
PECHINO - Il sesto lancio in appena dodici giorni. E se Kim Jong-un dovesse decidere di seguire lo schema già adottato cinque anni fa, aspettiamocene altri. Compreso un test nucleare (sarebbe il primo dal 2017) che gli analisti e le varie intelligence sono convinti possa avvenire in un periodo compreso tra la fine del Congresso del Partito comunista cinese - che prende il via il 16 ottobre - e le elezioni di Midterm Usa del mese prossimo. Che cosa sta succedendo nella penisola coreana e nelle acque del Mar del Giappone? Che cosa spera di ottenere il Maresciallo?
Gli ultimi sei lanci di Kim. E un 2022 molto intenso
L’escalation è iniziata il 25 settembre con il lancio di un missile a corto raggio sparato il giorno dopo l'arrivo della portaerei statunitense Uss Ronald Reagan nelle acque intorno alla penisola coreana per le esercitazioni militari con Corea del Sud e Giappone. Esercitazioni che da sempre Pyongyang vede come una minaccia alla propria esistenza e preludio di una futura invasione. Tre giorni dopo, 28 settembre, due missili a corto raggio alla vigilia della visita a Seul di Kamala Harris: messaggio di “benvenuto” alla vicepresidente americana. Stesso copione il giorno successivo, per salutare invece la sua partenza. Altri due razzi il 1° ottobre, mentre si svolgevano le esercitazioni tra Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Il lancio più importante è avvenuto l’altroieri, quando un Irbm (un missile balistico a raggio intermedio) è stato lanciato sopra il territorio del Giappone (non accadeva da cinque anni), andandosi poi a inabissare nell’Oceano Pacifico dopo aver percorso circa 4.500 chilometri a un'altitudine massima rilevata di 970 chilometri. Infine, i due missili di oggi: risposta alla decisione americana di far ritornare nelle acque del Mar del Giappone la propria portaerei e ai lanci congiunti di missili di Washington e Seul della notte precedente.
Dopo una moratoria autoimposta di anni sui test missilistici a lungo raggio, questo 2022 è stato l'anno più intenso di sempre per lo sviluppo missilistico della Corea del Nord: già 24 test di missili balistici o da crociera.
“Kim si sente dimenticato”
“L’attacco russo all’Ucraina e la crisi di Taiwan di quest’estate hanno messo in ombra la situazione nella penisola coreana. Da un lato Kim ha approfittato di questa situazione ma dall’altro lato si sente in qualche modo dimenticato: dagli Usa, dalla Corea del Sud e dal Giappone. I lanci sono un modo di attirare l’attenzione nei confronti di Washington e dell’amministrazione Biden, così come aveva fatto 5 anni fa con Trump: uno show di forza che poi aveva portato a dei colloqui. Anche se poi rimasti lettera morta. E' un modo di fare pressing anche sulla Cina, che però continua a parlare della necessità di un dialogo e una risposta forte di Pechino forse arriverà solo dopo il Congresso. Sono tempi duri in Asia orientale”, racconta a Repubblica Sung-wook Nam, direttore del Centro per la Corea del Nord presso l'Istituto di ricerca asiatica dell'Università della Corea a Seul, nonché ex analista per il Servizio nazionale di intelligence coreano.
Che cosa vuole il Maresciallo?
L’escalation serve a Kim a testare le armi del suo arsenale, a sviluppare nuove abilità e a inviare il messaggio che lo sviluppo dei missili è un “diritto sovrano” che dovrebbe essere accettato dal resto del mondo. Rafforzare il suo arsenale è un modo per Kim di fare pressione soprattutto su Washington, affinché accetti il suo Paese come Stato nucleare, un riconoscimento che il dittatore ritiene necessario per ottenere la revoca delle sanzioni internazionali e altre concessioni. La Corea del Nord sta probabilmente aspettando che gli Stati Uniti facciano la prima mossa, esprimendo un impegno più deciso per l'alleggerimento delle sanzioni. Di denuclearizzare, però, il Maresciallo non ha nessuna intenzione: sa che il suo arsenale è la sua “assicurazione sulla vita”.
“Colpire preventivamente”
La prova - se ce n’era bisogno - è arrivata il mese scorso quando l’Assemblea Suprema del Popolo, il Parlamento fantoccio del Regno eremita, ha approvato un nuovo testo dove viene ampliato il concetto di “Stato dotato di armi nucleari” (già introdotto 9 anni fa) facendolo diventare “irreversibile”. Ora l’esercito nordcoreano è autorizzato ad eseguire "automaticamente" attacchi nucleari contro le forze nemiche se il Paese, obiettivi strategici e il suo leader vengono minacciati (anche in caso di attacchi non nucleari), mettendo l’accento su quei “segnali di attacco imminente” che consentono dunque al Maresciallo di colpire “preventivamente” le “forze ostili”. Un passaggio in più, dunque, rispetto alla precedente legge del 2013 che parlava invece soltanto di attacchi in risposta.
La "teoria del pazzo"
“Kim sembra seguire la cosiddetta teoria del pazzo, termine coniato dall’ex presidente statunitense Nixon durante la guerra del Vietnam. Un atteggiamento che sta adottando Putin in Ucraina quando minaccia l’uso dell’atomica. Per questo servono al più presto negoziati, se non vogliamo che Kim segua sempre di più Putin nella sua strategia e usi l’arma nucleare in Asia orientale”, spiega Sung-wook Nam.
Perché i lanci verso il Giappone?
In un certo modo la Corea del Nord è “obbligata” a lanciare in quella direzione, vista la posizione geografica del Paese. “È un modo per spaventare il governo sudcoreano, non quello giapponese. E gli Usa: il raggio del missile lanciato il 4 ottobre avrebbe potuto raggiungere facilmente la base americana di Guam”, continua Sung-wook Nam. Un raggio d'azione di 4.500 chilometri non è sufficiente per raggiungere la terraferma statunitense, ma è sufficiente per raggiungere l'isola di Guam, estremamente importante per Washington, dove gli Stati Uniti hanno una base che rappresenta il loro sistema di difesa avanzata nella regione.
Come stanno reagendo Usa e alleati nella regione?
“Stanno rispondendo con due modalità: una è quella della deterrenza militare, facendo esercitazioni e mandando portaerei attorno alla penisola coreana. L’altra è una soluzione diplomatica in seno all’Onu, ma non sono convinto funzionerà perché Russia e Cina hanno potere di veto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ragiona l’analista sudcoreano.
Le difficoltà dell’Onu: le resistenze di Cina e Russia
Sebbene l'ufficio del presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol abbia dichiarato che le continue provocazioni della Corea del Nord "non saranno ignorate" e che Pyongyang "dovrà pagare un prezzo", la capacità di punire la Corea del Nord è più limitata, in parte a causa della resistenza di Cina e Russia, entrambi membri con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Dopo che la Corea del Nord ha ripreso i test di missili balistici intercontinentali la scorsa primavera, Washington ha presentato una nuova risoluzione delle Nazioni Unite che avrebbe imposto maggiori sanzioni alla Corea del Nord, ma lo sforzo è stato vanificato da Pechino e Mosca. Stesso copione ieri sera. Gli Stati Uniti hanno accusato Mosca e Pechino di favorire il leader nordcoreano proteggendo Pyongyang dai tentativi di inasprire le sanzioni Onu.
Il diverso contesto internazionale
A differenza di cinque anni fa, al tempo dell’ultima grande escalation nordcoreana, la situazione internazionale è cambiata: i nuovi equilibri emersi dalla guerra russa in Ucraina; la nuova amministrazione alla Casa Bianca e quella alla Casa Blu a Seul dove, finito il mandato del più dialogante Moon Jae-in, è arrivato il “falco” Yoon Suk-yeol; l’intensificarsi delle alleanze tra Usa, Corea del Sud e Giappone, e il ruolo più “attivo” di Tokyo sulla scena globale. Anche di questo il Maresciallo Kim deve tenere conto.