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Sarina, 16 anni e la passione dei video. Uccisa in Iran a manganellate

Colpita alla testa dalle forze di sicurezza mentre partecipava a una manifestazione. In uno dei video filmati con il suo telefonino denunciava la "situazione disastrosa" del Paese e le restrizioni imposte alle donne, "come il velo obbligatorio"
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«Niente è meglio della libertà», dice Sarina filmandosi col telefonino all’uscita di scuola, gli occhiali da vista neri infilati sotto l’hijab. Gli esami sono finiti, l’estate è vicina. Sarina ha 16 anni, le piace condividere online momenti della sua vita quotidiana, come tante ragazze della sua età. In un altro video, anche questo registrato mesi fa, parla del suo Paese, l’Iran: è a casa, senza velo, ha i capelli corti neri e un maglione con le facce dei cartoni animati. Alle spalle una piccola scrivania bianca e lattine di Coca, Sprite, Fanta usate come portapenne: «Cosa ci si dovrebbe aspettare dal proprio Paese? Benessere, benessere, benessere, nient’altro», dice. «Qui - invece - la situazione economica è disastrosa, quella culturale è disastrosa, anche la nostra gentilezza è messa male. Le donne hanno restrizioni che non esistono per gli uomini, come il velo obbliga…
«Niente è meglio della libertà», dice Sarina filmandosi col telefonino all’uscita di scuola, gli occhiali da vista neri infilati sotto l’hijab. Gli esami sono finiti, l’estate è vicina. Sarina ha 16 anni, le piace condividere online momenti della sua vita quotidiana, come tante ragazze della sua età. In un altro video, anche questo registrato mesi fa, parla del suo Paese, l’Iran: è a casa, senza velo, ha i capelli corti neri e un maglione con le facce dei cartoni animati. Alle spalle una piccola scrivania bianca e lattine di Coca, Sprite, Fanta usate come portapenne: «Cosa ci si dovrebbe aspettare dal proprio Paese? Benessere, benessere, benessere, nient’altro», dice. «Qui - invece - la situazione economica è disastrosa, quella culturale è disastrosa, anche la nostra gentilezza è messa male. Le donne hanno restrizioni che non esistono per gli uomini, come il velo obbligatorio». Quelle immagini sono quello che resta di Sarina Esmailzadeh. 
 
 
Il 22 settembre è scesa in piazza, insieme a migliaia di adolescenti, giovani e donne iraniane per protestare contro la morte di Mahsa Amini, un’ondata di rabbia e indignazione che si è fatta presto movimento, spontaneo, per chiedere diritti civili, libertà di espressione, parità tra uomini e donne. 
 
«Secondo le informazioni ricevute da una fonte primaria in Iran Sarina Esmailzadeh è stata uccisa durante le proteste a Gohardasht, provincia di Alborz, il 23 settembre, dopo che le forze di sicurezza le hanno colpito la testa con i manganelli», denuncia Amnesty International. «Ci risulta che agenti di sicurezza e di intelligence hanno sottoposto la famiglia della ragazza a intense molestie per costringerli al silenzio». 
 
 
Sono passati otto giorni dalle prime proteste, è il 30 settembre, e il rapporto di Amnesty prosegue con un lungo elenco di morti. Almeno 52, dice l’organizzazione, che ieri però ha aggiornato il bilancio. Solo a Zahedan, la città del Sistan e Belucistan dove ci sono stati scontri tra manifestanti e polizia, sono almeno 82 le persone uccise (una ventina secondo la tv di Stato tra cui anche 5 poliziotti). Il presidente Raisi ha chiesto un’indagine, ieri. Molte delle vittime sono giovanissime. Come lo era Sarina.