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Caccia italiani intercettano jet russi nei cieli di Polonia e Svezia: nuova sfida alla Nato

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Quattro aerei russi sono decollati senza preavviso da Kaliningrad, puntando dritto verso i confini marittimi di Varsavia. In formazione d'attacco e sfiorando il muro del suono a bassa quota verso l'area più calda del momento: quella dove sono stati sabotati i due gasdotti Nord Stream. Così sono intervenuti gli intercettori italiani 
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"Scramble!" Quando suona la sirena, i piloti sanno che non è un'esercitazione. Corrono nella cabina dei loro Eurofighter, mentre i tecnici verificano che i quattro missili sotto le ali siano pronti all'uso. Poi gli intercettori italiani si alzano in volo, diretti a tutta velocità nel cuore del ciclone: il cielo intorno a Kaliningrad, l'epicentro del braccio di ferro tra la Russia e la Nato. In poco più di cinque minuti si trovano di fronte i caccia di Mosca, ugualmente armati e determinati. Sono incontri ravvicinati, a poche centinaia di metri, che il clima internazionale rende inevitabilmente tesi. La professionalità degli equipaggi fa sì che si chiudano senza incidenti. 

Missioni del genere avvengono praticamente ogni giorno nella base polacca di Malbork, dove sono schierati i jet dell'Aeronautica Militare: è la più vicina all'enclave di Mosca sul Baltico. Oggi però l'allerta ha raggi…

"Scramble!" Quando suona la sirena, i piloti sanno che non è un'esercitazione. Corrono nella cabina dei loro Eurofighter, mentre i tecnici verificano che i quattro missili sotto le ali siano pronti all'uso. Poi gli intercettori italiani si alzano in volo, diretti a tutta velocità nel cuore del ciclone: il cielo intorno a Kaliningrad, l'epicentro del braccio di ferro tra la Russia e la Nato. In poco più di cinque minuti si trovano di fronte i caccia di Mosca, ugualmente armati e determinati. Sono incontri ravvicinati, a poche centinaia di metri, che il clima internazionale rende inevitabilmente tesi. La professionalità degli equipaggi fa sì che si chiudano senza incidenti. 

Missioni del genere avvengono praticamente ogni giorno nella base polacca di Malbork, dove sono schierati i jet dell'Aeronautica Militare: è la più vicina all'enclave di Mosca sul Baltico. Oggi però l'allerta ha raggiunto un livello mai visto prima. Quattro caccia russi sono decollati senza preavviso da Kaliningrad, puntando dritto verso i confini marittimi di Varsavia. In formazione d'attacco e sfiorando il muro del suono, i quattro moderni Sukhoi 35 si sono lanciati a bassa quota verso l'area più calda del momento: quella dove sono stati sabotati i due gasdotti Nord Stream. 

L'allarme nelle basi polacche 

Non hanno sorvolato il territorio polacco. Ma sono deliberatamente penetrati in una zona dello spazio aereo chiamata Fir, una linea tracciata nel cielo che segna la competenza dei singoli Stati. I quattro jet sono entrati nella Fir della Polonia, poi hanno deviato in quella della Svezia. Sono sempre rimasti nelle acque internazionali, trasmettendo però una provocazione chiara alle forze della Nato.

In tutte le basi polacche è scattato l'allarme. La prima linea di difesa è affidata a una coppia di Eurofighter italiani, sempre pronta al decollo. I velivoli hanno il pieno di carburante, il cannoncino da 27 millimetri con tutte le munizioni e quattro missili aria-aria attivi. I piloti dormono nell'hangar con la tuta addosso, assieme agli specialisti della manutenzione. Anche oggi sono entrati in azione in tre minuti: a mille chilometri all'ora hanno rapidamente raggiunto i caccia russi. Li hanno affiancati, mantenendo la distanza di sicurezza. Pochi minuti di confronto: hanno contattato via radio i russi, seguendo le procedure internazionali di identificazione. Poi i Sukhoi si sono defilati: hanno fatto dietrofront e sono tornati a Kaliningrad.

La scorta degli Eurofighter 

L'aeroporto di Malbork dista centoventi chilometri dalla fortezza di Mosca sul Baltico: sei minuti di volo, molto meno se si supera il muro del suono. Da inizio agosto l'Italia schiera lì la Task Force White Eagle: quattro intercettori con piloti provenienti dagli stormi di Grosseto, Gioia del Colle, Istrana e Trapani. E dal 17 agosto i decolli su scramble sono già stati dozzine: spesso più di uno al giorno. I velivoli russi non segnalano quasi mai le loro sortite e molte volte gli Eurofighter si limitano ad accompagnarli fuori dalle rotte del traffico civile, per evitare il rischio di collisioni. In alcuni casi gli "intrusi" sono aerei spia: gli Ilyushin con apparecchiature per registrare le trasmissioni radio e le emissioni dei radar. Talvolta questi lenti turboelica vengono scortati: sei giorni fa all'arrivo dei jet italiani, un Sukhoi si è subito messo di mezzo, mostrando i missili sotto le ali. Prima ancora, c'era stato l'intervento per monitorare un cacciabombardiere Fencer della Marina di Mosca mandato a largo delle coste polacche con due missili antinave.

Il Baltico militarizzato 

Il vero problema è che questa catena di duelli continua ad aumentare. Dalla scorsa primavera la guarnigione di Kaliningrad ha moltiplicato l'attività di flotta e aviazione, cercando di concretizzare la volontà del Cremlino di tenere alta la sfida con l'Occidente. Ci sono esercitazioni continue, con navi impegnate a provare i cannoni nelle acque internazionali e squadriglie che simulano incursioni a bassa quota. Wargame, a cui la Nato risponde con altre manovre e con il potenziamento delle forze in tutta la regione. Brigate dell'Alleanza hanno preso posizione in Estonia, Lituania e Lettonia, con stormi chiamati a proteggerle dall'alto: in Polonia ci sono persino gli F-22 Raptor statunitensi, i più moderni intercettori esistenti. Quantità e qualità degli strumenti bellici schierati crescono in modo vertiginoso: non c'è mai stata una situazione simile, neppure nei momenti più cupi della Guerra Fredda. Come hanno dimostrato le esplosioni dei due gasdotti, il Baltico si sta trasformando nel fronte più pericoloso dello scontro parallelo innescato dall'invasione dell'Ucraina.