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Ales Bialiatski, chi è l'attivista bielorusso che ha sfidato il regime di Lukashenko

Ales Bialiatski, chi è l'attivista bielorusso che ha sfidato il regime di Lukashenko
(ansa)
Fin dagli anni '80 è stato uno dei princiapli esponenti del movimento per i diritti e le libertà politiche contro il regime di Lukashenko, si è battuto per la liberazione dei prigionieri politici e l'abolizione della pena di morte. "Nonostante le enormi difficoltà personali e i ripetuti tentativi di metterlo a tacere, non ha ceduto di un centimetro nella sua lotta per la democrazia in Bielorussia", scrive il Comitato per il Nobel
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Ales Bialiatski, premio Nobel per la Pace 2022, insieme ai russi di Memorial e agli ucraini del Centro per le libertà civili di Kiev, è uno storico attivista per i diritti umani in Bielorussia, in prigione dal 2020 quando ha preso parte, con migliaia di cittadini, alle manifestazioni contro le elezioni truccate dal governo autoritario di Lukashenko.

Bialitski, 60 anni, è il fondatore del Centro per i diritti umani Viasna ("Primavera"), che nacque nel 1996 in risposta alla brutale repressione delle proteste di piazza da parte di Lukashenko.

"Ha dedicato la sua vita a promuovere la democrazia e lo sviluppo pacifico nel suo Paese. Nonostante le enormi difficoltà personali, Bialiatski non ha ceduto di un centimetro nella sua lotta per i diritti umani e la democrazia in Bielorussia", ha affermato il comitato del Premio Nobel.

Bialitski è stato arrestato e incarcerato per la prima volta nel 2011 con l'accusa di evasione fiscale, che ha sempre negato. È stato nuovamente arrestato nel 2020 a seguito di massicce proteste per quelle che secondo l'opposizione erano elezioni truccate in Bielorussia che hanno mantenuto Lukashenko al potere.

Detenuto senza processo

Dalla metà degli anni '80, Bialiatski è stato uno degli animatori del movimento per i diritti umani e politici in Bielorussia, ha condotto diverse campagne non violente e apartitiche per sostenere le libertà di una vivace società civile, da sempre impegnato contro la pena di morte e per la liberazione dei prigionieri politici.

In risposta, "le autorità governative hanno ripetutamente cercato di mettere a tacere", scrive il Comitato. "È stato incarcerato dal 2011 al 2014. A seguito di manifestazioni su larga scala contro il regime nel 2020, è stato nuovamente arrestato. È ancora detenuto senza processo". Il Comitato ha chiesto la sua immediata liberazione.