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La roulette russa di Putin: vittima del suo bluff in Ucraina, minaccia il nucleare per non perdere tutto

(reuters)
Il presidente russo semina il panico per far capitolare Kiev: ma se usa la bomba rischia la ribellione dei generali
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MOSCA - Vladimir Putin ha sempre avuto un'ossessione. Rendere "la Russia di nuovo grande". Correggere quello che per lui è stato un "errore storico", la "peggiore catastrofe geopolitica del XX secolo": il crollo dell'Urss. L'offensiva in Ucraina doveva essere il coronamento di quasi un quarto di secolo di sforzi. L'impresa che lo avrebbe dovuto consegnare ai posteri nel solco di Pietro il Grande.

Ma dopo oltre sette mesi di quella che si ostina ancora a chiamare "operazione militare speciale" e varcata ieri la soglia dei 70 anni, il leader del Cremlino è sempre più nell'angolo. Senza vie di fuga. Il Paese è isolato, la popolazione si sente tradita e le élite sono in subbuglio.

Gli analisti indipendenti russi temono sempre di più che, pur di ottenere quella vittoria che per lui è sinonimo di sopravvivenza, possa decidere in extrema ratio di premere il bottone rosso. Potr…

MOSCA - Vladimir Putin ha sempre avuto un'ossessione. Rendere "la Russia di nuovo grande". Correggere quello che per lui è stato un "errore storico", la "peggiore catastrofe geopolitica del XX secolo": il crollo dell'Urss. L'offensiva in Ucraina doveva essere il coronamento di quasi un quarto di secolo di sforzi. L'impresa che lo avrebbe dovuto consegnare ai posteri nel solco di Pietro il Grande.

Ma dopo oltre sette mesi di quella che si ostina ancora a chiamare "operazione militare speciale" e varcata ieri la soglia dei 70 anni, il leader del Cremlino è sempre più nell'angolo. Senza vie di fuga. Il Paese è isolato, la popolazione si sente tradita e le élite sono in subbuglio.

Gli analisti indipendenti russi temono sempre di più che, pur di ottenere quella vittoria che per lui è sinonimo di sopravvivenza, possa decidere in extrema ratio di premere il bottone rosso. Potrebbe essere l'ultima mossa azzardata di un leader che ha continuato a giocare al rialzo fino a ritrovarsi prigioniero del suo bluff. In una roulette russa dove l'ultimo colpo potrebbe essere quello fatale. Fatale per lui.

La posta sempre più alta

Putin voleva vincere questa offensiva senza combatterla. Puntava a un'operazione lampo: alla resa degli ucraini e alla fuga del governo Zelensky. La resistenza di Kiev lo ha colto di sorpresa costringendolo più volte a "riposizionare" i suoi uomini. Sperava di spezzare il fronte occidentale con il "ricatto del gas", ma Usa, Nato e Ue hanno continuato ad aumentare aiuti militari e finanziari a Kiev.

Ha risposto sancendo l'annessione di quattro territori ucraini che controlla soltanto in parte e decretando la mobilitazione "parziale" che ha costretto migliaia di russi alla fuga.

Secondo Abbas Galljamov, il suo ex speechwriter, sarebbero stati i leader separatisti a forzargli la mano chiedendo pubblicamente i referendum e Putin non si sarebbe potuto tirare indietro. "Ma in realtà non voleva l'annessione adesso. Aveva bisogno di mani libere per negoziare", ci ha detto. "Ecco perché, all'indomani dell'annuncio del voto, ha rilasciato i prigionieri di Azov. Voleva rendere questa pillola amara un po' più dolce. Mostrare a Kiev un segno di buona volontà. Putin vuole negoziare. Lo ha detto già tre volte nelle ultime settimane".

Condizioni irricevibili

Il problema è che con l'annessione ha posto delle condizioni irricevibili per Kiev e l'Occidente. Secondo un'analisi su Foreign Affairs di Tatiana Stanovaja, a capo del think tank R.Politik, "la parte strategica del piano di Putin rimane la stessa. Prevede la caduta di Kiev. Le tattiche, tuttavia, sono state riviste. Il Cremlino ha di fatto lanciato un ultimatum al mondo: o la Russia vincerà o ricorrerà all'escalation nucleare".

L'annessione farebbe parte del piano. Il messaggio è diretto all'Occidente: continuare ad aiutare Kiev porterà allo scontro diretto con Mosca. Un altro pilastro dell'ultimatum è la mobilitazione "parziale", la mossa più impopolare in 22 anni al comando, ma anche il segno che, tra la vittoria in Ucraina e la pace sociale in Russia, Putin è pronto a scegliere la prima opzione. La dimostrazione che farà di tutto per vincere, anche a costo di minare il suo stesso regime.

"Per quanto Putin possa sembrare messo alle strette, crede ancora nella vittoria", scrive Stanovaja. "Ai suoi occhi la mobilitazione dovrebbe aiutare l'esercito a cacciare gli ucraini dai territori annessi e convincere l'Occidente a fare un passo indietro lasciando Kiev condannata alla resa". È la strategia che analisti statunitensi hanno decodificato come escalate to de-escalate, ma non sembra stia funzionando.

L'ultima tentazione

La domanda che si fanno tutti, da Galljamov a Stanovaja, è se le élite russe e la società in generale saranno pronte a seguire il loro presidente fino all'Apocalisse o se Putin, continuando a tirare a salve nella sua disastrosa scommessa sull'Ucraina, prima o poi non finirà col sparare il colpo in canna che segnerà la propria fine.

Il suo compleanno è stato festeggiato dalle lodi dei funzionari russi con il leader ceceno Ramzan Kadyrov che ha indetto fastose cerimonie e il presidente della Camera Bassa del Parlamento, Vjacheslav Volodin, che ha scritto: "Se c'è Putin, c'è la Russia".

Eppure c'è un malcontento crescente nei corridoi. "C'è una totale mancanza di coordinamento. È un casino. Putin dice a ognuno una cosa diversa", ha rivelato una fonte vicina al governo alla giornalista indipendente Farida Rustamova.

E nel suo briefing giornaliero, l'intelligence Usa ha informato il presidente Joe Biden che un fedelissimo avrebbe osato criticare Putin in persona sulla gestione della campagna in Ucraina.

Un accerchiamento tale che potrebbe portarlo al momento in cui, come unica opzione a sua disposizione, Putin vedrà quella nucleare. Potrebbe anche essere il momento, concordano Galljamov e Stanovaja, in cui i funzionari oseranno disobbedire. L'ultimo colpo della roulette russa.