Austria, presidenziali: il verde Van der Bellen riconfermato al primo turno
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - Sei anni fa l’elezione del presidente della Repubblica austriaca aveva lasciato l’Europa col fiato sospeso: Alexander van der Bellen, il candidato indipendente ed ex leader dei Verdi, economista in pensione e fumatore incallito, aveva vinto per un soffio al ballottaggio contro il rivale Norbert Hofer, il temuto leader islamofobo dell’ultradestra Fpoe. Stavolta, dopo una campagna elettorale a tratti grottesca, il 78enne van der Bellen potrebbe aver già vinto il secondo mandato al primo turno: secondo le prime proiezioni ha incassato il 55% dei voti (è sufficiente superare il 50% secondo la legge elettorale austriaca per non dover andare al ballottaggio).
Nonostante le apparenze il risultato incassato da van der Bellen non è particolarmente brillante. Anzi, secondo la prestigiosa rivista Profil “è un allarme rosso”, il sintomo d…
BERLINO - Sei anni fa l’elezione del presidente della Repubblica austriaca aveva lasciato l’Europa col fiato sospeso: Alexander van der Bellen, il candidato indipendente ed ex leader dei Verdi, economista in pensione e fumatore incallito, aveva vinto per un soffio al ballottaggio contro il rivale Norbert Hofer, il temuto leader islamofobo dell’ultradestra Fpoe. Stavolta, dopo una campagna elettorale a tratti grottesca, il 78enne van der Bellen potrebbe aver già vinto il secondo mandato al primo turno: secondo le prime proiezioni ha incassato il 55% dei voti (è sufficiente superare il 50% secondo la legge elettorale austriaca per non dover andare al ballottaggio).
Nonostante le apparenze il risultato incassato da van der Bellen non è particolarmente brillante. Anzi, secondo la prestigiosa rivista Profil “è un allarme rosso”, il sintomo di una crescente disaffezione degli austriaci dalla politica. E tre dei suoi sei rivali sono esponenti populisti e di destra, a tratti impresentabili.
I rivali di van der Bellen
Il candidato dell’ultradestra Fpoe, Walter Rosenkranz, ha incassato il secondo miglior risultato, con il 18% dei voti. Il musicologo e parlamentare sessantenne, membro di una delle Burschenschaften (le associazioni studentesche), più estremiste del Paese, la “Libertas Wien”, ha dichiarato in campagna elettorale di essere contrario alle sanzioni europee contro la Russia. Secondo molti commentatori, Rosenkranz è stato cannibalizzato dagli altri due candidati di destra, Tassilo Wallentin e Gerald Grosz.
Il primo, Wallentin, noto commentatore del tabloid Kronenzeitung, dove dipinge regolarmente quadri foschissimi sul destino dell’Austria, ha preso l’8% delle preferenze. L’avvocato viennese promette spesso soluzioni semplici a problemi complessi, e se qualcuno chiede lumi, Wallentin ama rispondere “leggete il mio libro”. Il secondo, Grosz, ribattezzato “mini Trump” per lo slogan elettorale “Make Austria Grosz again” e le idee un po’ rudi, ha promesso di sciogliere il Parlamento e già che c’è anche l’Unione europea, se eletto presidente. Nel segreto dell’urna ha preso il 6%, secondo le prime proiezioni.
Il leader del Partito della birra
Gli altri tre rivali di van der Bellen, Dominik Wlazny, Michael Brunner e Heinrich Staudinger, hanno incassato rispettivamente l’8% e il 2%. Wlazny, nome d’arte Marco Pogo, cabarettista, cantante e fondatore del “Partito della birra”, era l’unico candidato di sinistra insieme a van der Bellen. Staudinger, fabbricante di scarpe no vax, ex ambientalista, è stato ribattezzato “il ribelle delle scarpe”. Last but not least Michael Brunner: è l’uomo che ha definito il MeToo “un’invenzione della Cia” e si è battuto contro le restrizioni anti-Covid. I suoi adepti sono noti per la tendenza al cospirazionismo e all’antisemitismo. Non un’Austria felix, quella che è emersa oggi dalle urne.