Il “dopo Putin” non è più un tabù. Tra i papabili falchi e mediatori
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiIn Russia è caduto anche l'ultimo tabù. Vladimir Putin non è più "l'eterno presidente", l'inossidabile monarca prigioniero del Cremlino in nome della stabilità. Settant'anni compiuti venerdì, assomiglia sempre di più a un novello Dottor Stranamore che potrebbe trascinare la Russia, e il mondo, verso la catastrofe. L'Ucraina potrebbe diventare il suo Afghanistan, il pantano che ne anticipa, o ne accelera, la caduta. Tanto che persino i fedelissimi avrebbero iniziato a discutere di quella che fino a poco tempo fa sembrava un'impensabile eresia: il "post". "Non è che vogliano rovesciare Putin adesso o stiano complottando - ha riferito una fonte dell'amministrazione presidenziale ad Andrej Pertsev, analista russo del think tank Carnegie Politika - ma c'è la consapevolezza, o il desiderio, che potrebbe non governare il Paese nel prossimo futuro". Nelle dorate stanze …
In Russia è caduto anche l'ultimo tabù. Vladimir Putin non è più "l'eterno presidente", l'inossidabile monarca prigioniero del Cremlino in nome della stabilità. Settant'anni compiuti venerdì, assomiglia sempre di più a un novello Dottor Stranamore che potrebbe trascinare la Russia, e il mondo, verso la catastrofe. L'Ucraina potrebbe diventare il suo Afghanistan, il pantano che ne anticipa, o ne accelera, la caduta. Tanto che persino i fedelissimi avrebbero iniziato a discutere di quella che fino a poco tempo fa sembrava un'impensabile eresia: il "post". "Non è che vogliano rovesciare Putin adesso o stiano complottando - ha riferito una fonte dell'amministrazione presidenziale ad Andrej Pertsev, analista russo del think tank Carnegie Politika - ma c'è la consapevolezza, o il desiderio, che potrebbe non governare il Paese nel prossimo futuro". Nelle dorate stanze del Cremlino sarebbe già scattata l'Operatsija Prejemnik, Operazione Successore, come passò alla storia la macchinazione che il 31 dicembre del 1999 portò Boris Eltsin a cedere il potere a un oscuro agente del Kgb prestato alla politica soltanto da pochi anni. Allora nessuno avrebbe previsto che quell'"uomo senza volto" sarebbe rimasto all'apice della verticale del potere per quasi un quarto di secolo diventando il leader russo più longevo dopo Stalin.
"I falchi - spiega il politologo - sono guidati dall'assunto che Putin stesso sceglierà il suo successore, perciò lo imitano nel tentativo di vincerne il favore segnalando che ne difenderanno l'eredità". È il caso del segretario generale del partito Russia Unita Andrej Turchak o del presidente della Duma Vjacheslav Volodin, ma soprattutto dell'ex presidente e premier Dmitrij Medvedev, oggi numero due del Consiglio di Sicurezza. L'ex leader è emerso come uno dei più implacabili falchi contrari a ogni compromesso con Kiev e con i "Paesi ostili". Sconta però impopolarità e amici sbagliati, ma ha un asso che lo rende prezioso agli occhi di Putin: gli ha dimostrato la sua incondizionata lealtà quando dieci anni fa, invece di ricandidarsi per un secondo mandato al Cremlino, si fece da parte per lasciargli la poltrona. Sta facendo "rumore", seppure in maniera diversa, anche Serghej Kirienko, primo vice capo dell'amministrazione presidenziale incaricato di curare i rapporti con i territori ucraini. Un tempo schivo, ha moltiplicato le sue apparizioni. Può contare su una vasta rete di fedeli tecnocrati reclutati grazie a due sue iniziative: la Scuola dei Governatori e il concorso Leader di Russia. Almeno la metà dei governatori regionali e un quarto dei viceministri arrivano da lì. Il suo tallone d'Achille è la sua totale estraneità al mondo dei "chekisti" o "siloviki", gli uomini delle forze di sicurezza vicini a Putin, e il suo passato. Iniziò la sua carriera al fianco dell'oppositore Boris Nemtsov e durante la sua parentesi da premier nel '98 fu costretto a dichiarare il primo default russo.