L'analisi: la dottrina Surovikin, colpire i centri abitati per seminare il panico
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Gianluca Di Feo
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di Gianluca Di Feo
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L'attacco di ieri serve al nuovo comandante delle operazioni in Ucraina per dimostrare che è disposto a combattere con ogni mezzo disponibile. Nonostante le sconfitte sul terreno
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Un passo avanti verso l'escalation, salendo un gradino in più nella "scala della deterrenza": quella che rischia di portare verso il conflitto totale attraverso una spirale di provocazioni crescenti. La rappresaglia scatenata da Vladimir Putin per rispondere all'attacco contro il ponte della Crimea non serve solo a placare le critiche dei "falchi" interni. Il Cremlino vuole dimostrare all'Ucraina e al mondo di avere ancora un arsenale temibile e di essere pronto a utilizzarlo, senza temere reazioni. Ha scagliato più di cento missili sulle città di tutto il Paese, fino a sfiorare la frontiera polacca. Ha convinto il suo alleato Lukashenko a concedere armi e basi per potenziare lo schieramento russo sui confini europei. Ha violato con i suoi cruise lo spazio aereo della Moldavia. E - stando a notizie prive di conferme ufficiali - attivato i suoi incursori cyber per colpire le reti di trasporto occidentali, dai treni tedeschi agli aero…
Un passo avanti verso l'escalation, salendo un gradino in più nella "scala della deterrenza": quella che rischia di portare verso il conflitto totale attraverso una spirale di provocazioni crescenti. La rappresaglia scatenata da Vladimir Putin per rispondere all'attacco contro il ponte della Crimea non serve solo a placare le critiche dei "falchi" interni. Il Cremlino vuole dimostrare all'Ucraina e al mondo di avere ancora un arsenale temibile e di essere pronto a utilizzarlo, senza temere reazioni. Ha scagliato più di cento missili sulle città di tutto il Paese, fino a sfiorare la frontiera polacca. Ha convinto il suo alleato Lukashenko a concedere armi e basi per potenziare lo schieramento russo sui confini europei. Ha violato con i suoi cruise lo spazio aereo della Moldavia. E - stando a notizie prive di conferme ufficiali - attivato i suoi incursori cyber per colpire le reti di trasporto occidentali, dai treni tedeschi agli aeroporti statunitensi.
Sono azioni che non cambiano lo scenario sul campo di battaglia, dove gli ucraini restano all'offensiva praticamente sull'intero fronte. Segnalano però la volontà di Mosca di alzare la pressione e trasmettere un messaggio chiaro: non accetteremo una sconfitta sul campo, a qualsiasi costo. Difficilmente la pioggia di missili a lungo raggio potrà proseguire: i magazzini sono quasi vuoti e l'embargo sta mettendo a dura prova il complesso industriale militare. I tentativi di ottenere microchip e componenti elettroniche dalla Cina finora non hanno trovato sponde e per questo la produzione di nuovi Kalibr e Kh-101, gli ordigni protagonisti del blitz di ieri, non riesce a rimpiazzare i consumi. Nell'ultimo mese i bombardamenti contro le infrastrutture ucraine erano stati praticamente sospesi: i raid erano stati condotti soltanto con i droni consegnati dall'Iran, costruiti con l'esperienza di decenni di sanzioni. Non solo. Diversi analisti hanno evidenziato come nelle scorse settimane sia drasticamente diminuito anche il volume di fuoco dell'artiglieria russa, a riprova di difficoltà nei rifornimenti persino in questo settore.
A Kiev bombardato un parco giochi: i missili russi sulle altalene dei bambini
Se i problemi sono evidenti, non bisogna però sottovalutare le risorse della macchina bellica di Mosca. Le scorte di mezzi corazzati, veicoli blindati e cannoni sono spaventose. Si stima che siano stati messi da parte quasi 20 mila tank, quasi tutti del modello T72, e 30 mila cingolati trasporto truppe: sono le armi che accompagneranno nelle trincee del Donbass e di Kherson l'ondata di riservisti della mobilitazione decisa da Putin. Da giorni vengono filmati treni carichi di obici e tank in viaggio verso l'Ucraina. Sono strumenti datati, certo, ma si è visto che l'armata russa non sa combattere con tattiche moderne e ottiene risultati solo seguendo i vecchi manuali. I movimenti verso il fronte fanno ipotizzare pure un altro cambiamento. Il Cremlino finora aveva tenuto alcune brigate scelte, provviste degli equipaggiamenti più avanzati, come presidio per i settori più delicati del suo impero, dalla Siberia al Baltico: ora anche queste unità potrebbero venire mandate in prima linea. Pedine pregiate affidate allo spietato generale Serghei Surovikin, che ha ricevuto dai vertici della Difesa il mandato di ribaltare la situazione sul campo.
Oggi l'esercito di Kiev ha una superiorità indiscussa: mezzi, tattiche, coordinamento e addestramento forniti dall'Occidente gli permettono di mantenere la pressione sui russi ovunque. Non hanno solo armamenti più efficienti, dimostrano di impiegarli meglio. Nelle prossime settimane arriveranno altri sistemi hi-tech, come i missili contraerei Iris-T tedeschi e ulteriori razzi Himars. I Paesi orientali della Natoinoltre stanno consegnando tank e cingolati di origine sovietica in quantità crescenti: modelli vecchi ma con apparati di puntamento e di comunicazione aggiornati. Siamo davanti a uno scenario che rischia di diventare sempre più simile alle battaglie della prima guerra mondiale: scontri continui e sanguinosi che non riescono a determinare la vittoria. Un conflitto di logoramento, che non viene deciso sul terreno ma dal collasso dei Paesi: dei loro governi, delle loro economie o della volontà di lottare.
Al Cremlino se ne sono resi conto. Hanno letto l'ultimo sondaggio Levada che indica il calo dei consensi all'Operazione militare speciale e registra i timori della cittadinanza per il futuro. E vogliono chiudere la partita il prima possibile. Gli strateghi di Putin non hanno alternative, se non intensificare gli sforzi sulle tre direttrici che caratterizzano l'invasione sin dall'inizio. Cercare il successo sul campo. Tentare di terrorizzare la popolazione ucraina. Spingere l'Occidente a intavolare negoziati, aumentando la minaccia di escalation con ogni strumento. Finora non sono riusciti a ottenere risultati. E per questo ieri hanno deciso di rendere ancora più drammatica la sfida al mondo.