Pioggia di missili investe le città ucraine. La guerra torna a Kiev
dal nostro inviato Fabio Tonacci , dal nostro inviato Fabio TonacciC'erano due altalene che dondolavano dove la terra è collassata in un cratere profondo tre metri. Il missile russo le ha polverizzate, piegando le lamiere dello scivolo e sfondando le finestre del museo che affaccia sul parco Shevchenko, probabilmente l'area verde più frequentata di Kiev. Famiglie, passeggini, cani che abbaiano, artisti che dipingono, la normalità di una capitale che si illudeva di non dover più correre nel rifugio al suono della sirena. Perché il fronte è troppo lontano per far male e, in fin dei conti, la controffensiva sta andando bene, no? È stato vero fino alle 8 della mattina di ieri, giorno 229 della guerra. Il lunedì della vendetta di Putin.
"Cosa posso dire... ringrazio Dio che stamani mi ha fatto rimanere a casa, perché di solito porto il mio Tima proprio in questo parco. Gli piace fare lo slalom con la bicicletta tra gli scivoli. Ha tre anni. Se penso che poteva morire..."…
C'erano due altalene che dondolavano dove la terra è collassata in un cratere profondo tre metri. Il missile russo le ha polverizzate, piegando le lamiere dello scivolo e sfondando le finestre del museo che affaccia sul parco Shevchenko, probabilmente l'area verde più frequentata di Kiev. Famiglie, passeggini, cani che abbaiano, artisti che dipingono, la normalità di una capitale che si illudeva di non dover più correre nel rifugio al suono della sirena. Perché il fronte è troppo lontano per far male e, in fin dei conti, la controffensiva sta andando bene, no? È stato vero fino alle 8 della mattina di ieri, giorno 229 della guerra. Il lunedì della vendetta di Putin.
"Cosa posso dire... ringrazio Dio che stamani mi ha fatto rimanere a casa, perché di solito porto il mio Tima proprio in questo parco. Gli piace fare lo slalom con la bicicletta tra gli scivoli. Ha tre anni. Se penso che poteva morire...". Victoria Nesterova, 35 anni, fissa il cratere, ipnotizzata. Per ciò che poteva essere e per ciò che per un soffio, il caso, un istinto, non è stato. "L'allarme è scattato alle 6.47. Io e mio marito neanche ci facevamo più caso, sono tornata dopo sei mesi da sfollata nella Repubblica Ceca e pensavamo di essere fuori pericolo", racconta la donna, impiegata nell'amministrazione di una scuola d'inglese. "Stavamo per uscire, ma ci siamo detti: rimaniamo dentro, almeno questa volta". Le prime due esplosioni hanno fatto tremare i vetri. "Ci siamo messi al centro del corridoio dell'appartamento, come sette mesi fa quando ogni rumore faceva sussultare il cuore". Come sette mesi fa, nell'inverno dell'assedio, non si sentivano sicuri nella loro palazzina anni Sessanta. Si sono nascosti nella fermata della metropolitana più vicina, l'Universytet, mentre sui tetti vedevano salire colonne di fumo nero. "È lì che abbiamo udito la terza esplosione, terrificante".
A Kiev bombardato un parco giochi: i missili russi sulle altalene dei bambini
All'incrocio sfregiato un carro attrezzi trascina via l'ultima di sei carcasse di automobili, la ruspa prova a rattoppare la voragine, i cavi della linea elettrica penzolano come liane. Sui quattro angoli si affacciano il dipartimento della facoltà di Educazione e Scienze, la sede centrale della vecchia azienda di telefonia UkrTelecom, un lembo del parco Shevchenko.