Il day after di Kiev: "Sistemeremo le buche fatte dai missili in 48 ore". Ma l'illusione della normalità fa i conti con le sirene d'allarme
dal nostro inviato Fabio Tonacci , dal nostro inviato Fabio TonacciKIEV - Il giorno dopo, Kiev si riprende la vita che i missili di Putin hanno provato a strapparle via. L’incrocio sul Boulevard Shevchenko, tomba per cinque persone che stavano andando a lavorare, è riaperto. Nonostante l’allerta aerea che va avanti dalle 7.50 di questa mattina, è tornato il traffico delle automobili, anche se non così intenso come nei martedì prima dell’attacco del 10 ottobre. “Kiev non si spaventa, rattopperemo ogni voragine entro 48 ore”, dice Maksim, l’operaio che dentro il buco dell’incrocio sta controllando la conduttura dell’acqua.
L’X-101 piovuto qui ieri ha distrutto vite, tubi, cavi dell’elettricità. Il pericolo non è passato. Sono state segnalate esplosioni nella regione di Kiev e di Leopoli. Droni kamikaze hanno colpito la centrale termoelettrica di Ladyzhyn vicino a Vinnytsia.
La contraerea in azione
La contraerea ucraina ha abbattuto qua…
KIEV - Il giorno dopo, Kiev si riprende la vita che i missili di Putin hanno provato a strapparle via. L’incrocio sul Boulevard Shevchenko, tomba per cinque persone che stavano andando a lavorare, è riaperto. Nonostante l’allerta aerea che va avanti dalle 7.50 di questa mattina, è tornato il traffico delle automobili, anche se non così intenso come nei martedì prima dell’attacco del 10 ottobre. “Kiev non si spaventa, rattopperemo ogni voragine entro 48 ore”, dice Maksim, l’operaio che dentro il buco dell’incrocio sta controllando la conduttura dell’acqua.
L’X-101 piovuto qui ieri ha distrutto vite, tubi, cavi dell’elettricità. Il pericolo non è passato. Sono state segnalate esplosioni nella regione di Kiev e di Leopoli. Droni kamikaze hanno colpito la centrale termoelettrica di Ladyzhyn vicino a Vinnytsia.
La contraerea in azione
La contraerea ucraina ha abbattuto quattro missili lanciati dal Mar Caspio e diretti su Mykolaiv. Il bilancio della rappresaglia del Cremlino alla distruzione del ponte Kerch in Crimea è salito a 19 morti e 105 feriti, sparsi in tutto il Paese, ma soprattutto a Kiev, Dnipro, Zaporizhzhia (attaccata di nuovo questa notte con 12 razzi, una vittima) e Leopoli. Nella capitale ucraina ha perso la vita anche la giovane dottoressa Oksana Leont’eva: probabilmente la persona più lontana dal concetto di guerra.
Ematologa, da undici anni lavorava nel reparto di trapianto di midollo osseo all’ospedale Ohmatidiu. Ieri mattina, dopo aver portato il figlio Gregory (5 anni) all’asilo, stava andando come sempre in ospedale. La sua macchina è stata incenerita da un razzo russo. Gregory ora è orfano, perché suo padre è morto l’anno scorso.
L'illusione della normalità
Le vittime sono sempre i bambini, in un modo o nell’altro. Al parco Shevchenko, le altalene sono state spazzate via da un missile. I resti sono stati appoggiati su una roccia: rotori, pezzi di ferro, circuiti con scritte in cirillico. Solo per un caso ieri in questo angolo del parco più frequentato di Kiev non c’erano famiglie. Gli operatori stanno portando via i detriti. Qualcuno sta facendo jogging, ci sono anziani seduti sulle panchine, è una bella giornata di sole e la città, nonostante tutto e nonostante l’allerta tuttora in corso, esce di casa. I ristoranti e i caffè sono aperti, la metropolitana funziona, chi può e vuole va in palestra. C’è chi ha dormito nelle stazioni, come sette mesi fa durante i giorni dell’assedio. Pochi, in realtà. La maggior parte dei cittadini di Kiev sceglie di tornare a vivere. L’illusione della normalità.