Putin e la "massiccia offensiva" che lo consegna all'escalation dei falchi
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMosca - Vladimir Putin continua il suo pericoloso gioco al rialzo. Col rischio che prima o poi gli possa sfuggire di mano. Dopo la mobilitazione "parziale" in Russia e l'annessione di quattro regioni ucraine, nonché le sottintese minacce nucleari, ieri ha lanciato una "massiccia offensiva" contro l'Ucraina, come l'ha definita parlando al Consiglio di Sicurezza russo. Attacchi indiscriminati contro i civili, ma anche raid contro "infrastrutture energetiche, militari e di comunicazione" che hanno lasciato migliaia di persone senza luce, né acqua né riscaldamento. Una dimostrazione che ha ancora carte da giocare prima del fatale bottone rosso.
Non si è trattato soltanto, come ha detto, di una risposta all'"attentato terroristico" del 7 ottobre contro il ponte di Crimea. Ma anche di un tentativo di fare pressione sulla società ucraina e sui Paesi occidentali, per cercare di dividerli e cos…
Mosca - Vladimir Putin continua il suo pericoloso gioco al rialzo. Col rischio che prima o poi gli possa sfuggire di mano. Dopo la mobilitazione "parziale" in Russia e l'annessione di quattro regioni ucraine, nonché le sottintese minacce nucleari, ieri ha lanciato una "massiccia offensiva" contro l'Ucraina, come l'ha definita parlando al Consiglio di Sicurezza russo. Attacchi indiscriminati contro i civili, ma anche raid contro "infrastrutture energetiche, militari e di comunicazione" che hanno lasciato migliaia di persone senza luce, né acqua né riscaldamento. Una dimostrazione che ha ancora carte da giocare prima del fatale bottone rosso.
Non si è trattato soltanto, come ha detto, di una risposta all'"attentato terroristico" del 7 ottobre contro il ponte di Crimea. Ma anche di un tentativo di fare pressione sulla società ucraina e sui Paesi occidentali, per cercare di dividerli e costringerli a negoziare, benché alle sue irricevibili condizioni. E al contempo di una risposta alle voci oltranziste russe che da tempo invocavano l'escalation. Anzi, data la scala dei bombardamenti, il piano sarebbe stato elaborato già tempo fa, intorno al 2-3 ottobre, stando ai servizi ucraini. L'esplosione sarebbe stata soltanto il pretesto per un diluvio di fuoco già programmato.
Da settimane esperti e blogger militari, propagandisti e politici oltranzisti chiedevano raid a tappeto in Ucraina criticando apertamente i vertici della Difesa. E ieri sono stati i primi a esultare. "Ti avevamo avvertito, Zelensky, che la Russia non aveva ancora iniziato a fare sul serio", ha detto il leader ceceno Ramzan Kadyrov dicendosi "ora soddisfatto al 100%". Plauso è arrivato anche dalla capa di Rt Margarita Simonjan e dal governatore della Crimea Sergej Aksionov.
Nel suo breve discorso di ieri, prima di dare la parola a Serghej Shojgu, Putin ha però sottolineato che l'offensiva era stata lanciata "su suggerimento del ministero della Difesa e secondo il piano dello Stato maggiore russo". Potrebbe essere stata una sferzata ai falchi, in particolare a Kadyrov e al capo di Wagner Evgenij Prigozhin che starebbero complottando per destituire il ministro. Shojgu e il capo di Stato maggiore Valerij Gerasimov, sarebbe il messaggio, restano in sella e hanno il pieno controllo.
Ma quella di ieri, va sottolineato, non è stata soltanto la loro operazione. È stata la prima sotto il generale Serghej Surovikin, il nuovo comandante unificato dell'offensiva in Ucraina, soprannominato "Generale Armageddon" per l'approccio spietato già adottato in Siria e a Mariupol. Quanto però i raid di ieri aprano una nuova fase è da vedere.
Ieri Putin ha detto: "Se i tentativi di attentati terroristici sul nostro territorio continueranno, le risposte della Russia saranno dure". Una minaccia, certo. Ma anche il segno che non si tratterebbe ancora di un definitivo cambio di passo. Del resto, avvertono vari esperti militari, la Russia non sarebbe in grado di sostenere a lungo attacchi quotidiani di questa portata perché non ha risorse illimitate.
I più intransigenti resterebbero delusi. Ancor di più, se mai le voci di un rilancio turco dei negoziati si rivelassero fondate. Aleksandr Kots, corrispondente di Komsomolskaja Pravda, non si fa illusioni: "Dobbiamo sperare che questo non sia un atto di vendetta una tantum, ma un nuovo sistema".
Secondo il politologo Greg Judin, i raid a tappeto sarebbero la prova che Putin ha oramai abbracciato la tesi dei falchi che "bisogna spaventare a morte l'avversario perché si arrenda".
In questa corsa all'escalation potrebbero essere lette anche le dichiarazioni dell'alleato Aleksander Lukashenko che ieri ha accusato l'Ucraina di preparare un attacco contro Minsk e ha annunciato il dispiegamento di un raggruppamento russo-bielorusso, senza specificare dove. Lukashenko ha già messo a disposizione dell'esercito russo il suo territorio, ma finora non ha mai partecipato al conflitto. Mosca e Minsk potrebbero ancora aprire un nuovo fronte a Nord.
Putin ha anche altre opzioni per alzare il tiro: potrebbe colpire i centri governativi di Kiev e rispondere così a Dmitrij Medvedev che ieri chiedeva il "totale smantellamento del regime ucraino". O bersagliare i convogli che portano le armi a Kiev, col rischio però di colpire personale Nato e provocare lo scontro diretto.
Il problema è che, a furia di alzare la posta nel tentativo di piegare alla resa Kiev e l'Occidente da un lato e di accontentare i falchi dall'altro, Putin potrebbe arrivare al punto "in cui non gli rimangono più gradini nella scala", se non l'opzione nucleare. Questa, avverte Judin, "potrebbe essere la fine del gioco".