Petrolio e geopolitica, tra gli Usa e l'Arabia Saudita è l'ora del gelo: le ragioni della crisi
di Francesca Caferri , di Francesca CaferriÈ durato meno di tre mesi il fragile equilibrio ristabilito fra gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita dopo gli anni di gelo seguiti all'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul per mano di uomini vicini al principe Mohammed bin Salman. Il tempo intercorso fra la visita di Joe Biden a Gedda, e quel pugno contro pugno fra l'anziano presidente e il giovane erede, e la decisione, presa qualche giorno fa da Riad, di tagliare la produzione di petrolio insieme agli altri Paesi Opec+, la Russia per prima.
La visita di Biden a luglio
Una scelta che quell'equilibrio lo ha rotto probabilmente in maniera definitiva per quanto riguarda l'amministrazione Biden. A luglio, il pres…
È durato meno di tre mesi il fragile equilibrio ristabilito fra gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita dopo gli anni di gelo seguiti all'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul per mano di uomini vicini al principe Mohammed bin Salman. Il tempo intercorso fra la visita di Joe Biden a Gedda, e quel pugno contro pugno fra l'anziano presidente e il giovane erede, e la decisione, presa qualche giorno fa da Riad, di tagliare la produzione di petrolio insieme agli altri Paesi Opec+, la Russia per prima.
La visita di Biden a luglio
Una scelta che quell'equilibrio lo ha rotto probabilmente in maniera definitiva per quanto riguarda l'amministrazione Biden. A luglio, il presidente Usa si era recato nel regno seguito da un lunghissimo strascico di polemiche e critiche: società civile, stampa e anche membri del Congresso gli avevano rimproverato di aver dimenticato la promessa fatta in campagna elettorale di trattare l'Arabia Saudita da "pariah" per quello che era accaduto a Khashoggi. Ma le priorità di Biden erano cambiate: ridurre il prerzzo dell'energia, evitare una crisi economica era in cima all'agenda. E solo un aumento della produzione di petrolio da parte del più grande produttore del mondo poteva aiutarlo. Di qui, l'incontro.
La questione russa
Ma Mbs non è uomo da dimenticare facilmente le umiliazioni. Complice la nuova centralità conquistata dal suo Paese dopo la crisi in Ucraina e la conseguente emergenza energetica, il principe ha calato le sue carte: e dopo aver aumentato lievemente la produzione dopo la visita di Biden, ha supervisionato due tagli consecutivi di produzione da parte dell'Opec. Pur consapevole, come hanno scritto nei giorni scorsi le ricostruzioni della stampa americana, che una scelta simile avrebbe portato conseguenze. E sarebbe stata percepita dalla Casa Bianca come un "allineamento" al nemico russo. Una vendetta per il trattamento subito con il caso Khashoggi? Anche, probabilmente.
Le minacce americane
Ma sopratutto una scelta di indipendenza rispetto all'alleato americano che in questi anni ha più volte deluso Riad. Il senatore democratico Bob Menendez, che guida la potente Commissione Affari esteri del Senato, nei giorni scorsi ha chiesto l'immediato congelamento di ogni cooperazione con Riad, compresa quella militare, da sempre di importanza primaria per i sauditi.
Biden ieri sera alla Cnn ha detto che ci saranno conseguenze per il regno, ma non ha voluto specificare a cosa si riferisse. Nei prossimi giorni il quadro si farà più chiaro: una cosa però lo è già. In questi mesi, Mbs ha stretto i rapporti con Pechino e con Mosca: altrettanto ha fatto il suo potente vicino Mohammed bin Zayed, che guida gli Emirati arabi uniti. I Paesi del Golfo hanno in mano le riserve energetiche di cui ha bisogno l'Occidente: ma nulla dice che saranno disposti a metterle a disposizione facilmente, come accaduto in passato.