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Daniel Gros sul vertice di Astana: "Putin ed Erdogan? Una faccia, una razza"

(ansa)
Per l'analista politico tedesco la pace "è lontanissima". Ma l'incontro nella capitale kazaka rappresenta una "fiammella di dialogo ancora accesa", nonostante ciascuno dei due leader "cerchi di tutelare i propri interessi"
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"Putin ed Erdogan? In Germania diciamo Verwandte Seelen, anime gemelle. In Italia come dite? Una faccia, una razza". Daniel Gros, tedesco con studi in economia a Roma e PhD a Chicago, analista al contempo politico ed economico del Centre for European Policy Studies di Bruxelles, non scommette un penny sulla reputazione e le intenzioni dei due partecipanti al vertice di Astana: eppure, dice, "possiamo e dobbiamo sperare che da quest'incontro qualcosa di buono possa uscire, almeno un barlume, nell'attuale disperata situazione".

Cosa potrebbe uscirne?

"Non la pace, purtroppo. Quella è lontanissima. Ma l'importante è che con qualcuno Putin parli: quella piccola fiammella di dialogo ora è accesa in quest'incontro. Due dittatori cercano ognuno di ricavarne qualcosa, mentre tutti speriamo che il signore di Mosca rinsavisca".

Erdogan potrebbe riuscire nel miracolo? Ma è in buona fede?

"Erdogan? Ma quale b…

"Putin ed Erdogan? In Germania diciamo Verwandte Seelen, anime gemelle. In Italia come dite? Una faccia, una razza". Daniel Gros, tedesco con studi in economia a Roma e PhD a Chicago, analista al contempo politico ed economico del Centre for European Policy Studies di Bruxelles, non scommette un penny sulla reputazione e le intenzioni dei due partecipanti al vertice di Astana: eppure, dice, "possiamo e dobbiamo sperare che da quest'incontro qualcosa di buono possa uscire, almeno un barlume, nell'attuale disperata situazione".

Cosa potrebbe uscirne?

"Non la pace, purtroppo. Quella è lontanissima. Ma l'importante è che con qualcuno Putin parli: quella piccola fiammella di dialogo ora è accesa in quest'incontro. Due dittatori cercano ognuno di ricavarne qualcosa, mentre tutti speriamo che il signore di Mosca rinsavisca".

Erdogan potrebbe riuscire nel miracolo? Ma è in buona fede?

"Erdogan? Ma quale buona fede? L'unica fede in cui Erdogan crede è quella in se stesso, nelle sue convenienze personali. E' tutto un gioco di business di bassissimo profilo. Però, ripeto, di fatto è l'unica finestra di dialogo aperta: insomma è sempre meglio che qualcuno abbia un contatto con Putin".

Ma cosa sperano di ottenere in pratica?

"Putin avverte l'isolamento, è come se si rendesse conto che la Russia è perdente e ha bisogno di affacciarsi in qualche modo al mondo. Erdogan sente a sua volta che il suo Paese, questo membro atipico della Nato, potrebbe guadagnarci qualcosa: se Putin ha un soprassalto di umanità, ecco che lui potrebbe qualificarsi come tramite".

E' per estensione la stessa partita che ha portato all'accordo sul grano?

"No, a dire la verità credo che nella vicenda del grano di Odessa il capo della Turchia abbia agito per la volontà di mettersi in mostra di fronte al mondo come l'unico capace di sbloccare una situazione bloccata. Un'operazione di pura immagine, condotta ovviamente solo per convenienza: pensare che proprio lui si è qualificato come il salvatore in un'operazione umanitaria...però è così che è andata".

E ora? Se Putin gli chiede delle armi?

"Spero che Erdogan abbia il soprassalto di buon senso di non dargliele e di rispettare le regole Nato. Siccome tutto nasce come esibizione di capacità negoziale e come operazione d'immagine, spero che questo scenario non si apra. Certo, è pur vero che la Russia è a corto di missili di precisione".

Senta, le risulta che in tutto questo la Turchia stia prestandosi a una sorta di contrabbando, comprando beni di lusso italiani e rivendendoli ai russi per aggirare l'embargo?

"Non ho elementi per sostenere questa tesi. I sospetti ci sono, proprio per la spregiudicatezza dei protagonisti. Ma nel caso in questa teoria ci sia del vero, tutti i Paesi europei si macchierebbero dello stesso reato. Certo, in misura diversa: le esportazioni tedesche, tipo i macchinari di precisione rivolti alle aziende, si prestano meno a triangolazioni del genere. Invece vendere scarpe o borse di lusso è più semplice: di ricchi in Russia ce ne sono ancora tantissimi".