Iran, al Tg3 la testimoninanza di una universitaria da Teheran: "Rischiamo la vita per diritti di base"
"Noi combattiamo e veniamo uccise per diritti di base, per cose che in qualsiasi altro Paese sarebbero normali. Noi combattiamo e veniamo uccise perché vorremmo sentire il vento tra i capelli". A parlare è una donna, una donna iraniana che come migliaia di altre in queste settimane è scesa coraggiosamente in piazza per chiedere diritti, libertà, pari opportunità, la fine di un regime oppressivo affrontando la dura repressione delle forze di sicurezza.
Volto sfocato, capelli lunghi biondi, mascherina che le copre il viso, la ragazza di Teheran ha consegnato la sua testimonianza esclusiva al programma FuoriTg, lo spazio quotidiano di approf…
"Noi combattiamo e veniamo uccise per diritti di base, per cose che in qualsiasi altro Paese sarebbero normali. Noi combattiamo e veniamo uccise perché vorremmo sentire il vento tra i capelli". A parlare è una donna, una donna iraniana che come migliaia di altre in queste settimane è scesa coraggiosamente in piazza per chiedere diritti, libertà, pari opportunità, la fine di un regime oppressivo affrontando la dura repressione delle forze di sicurezza.
Volto sfocato, capelli lunghi biondi, mascherina che le copre il viso, la ragazza di Teheran ha consegnato la sua testimonianza esclusiva al programma FuoriTg, lo spazio quotidiano di approfondimento del Tg3 curato da Mariella Venditti e condotto da Maria Rosaria De Medici. In studio, la scrittrice Dacia Maraini e le giornaliste Rai Giovanna Botteri e Lucia Goracci.
La repressione alla Sharif University
Le donne iraniane guidano da un mese le proteste contro il regime degli ayatollah, deflagrate dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne arrestata e picchiata a morte dalla polizia per la moralità per non aver indossato correttamente l'hijab.
"Certo che sono in pericolo, non indosso la mascherina solo per la salute. Quando questo video verrà diffuso se dovessero riconoscermi non mi arresteranno solo, faranno del male ai miei familiari. Quello che sto facendo è un grande rischio per chiunque", racconta la giovane universitaria che ha vissuto la repressione in uno degli atenei più prestigiosi del Paese, la Sharif university di Teheran.
"Io ero lì. Hanno preso gli studenti, li hanno colpiti. La sicurezza aveva detto di restare dentro e che ci avrebbero protetto, ma non hanno potuto. Le milizie hanno intrappolato noi studenti nel parcheggio dell'università e hanno sparato". La donna racconta anche di non sapere nulla del caso di Alessia Piperno, la giovane viaggiatrice italiana arrestata a Teheran e tuttora detenuta.
"Non lo sapevo. Non lo sa nessuno. Non dicono chi c'è in prigione. Non dicono neanche dei nostri amici arrestati".
La testimonianza da Evin
A parlare durante la trasmissione, anche una studentessa iraniana che vive in Italia e una rifugiata politica, che ha raccontato la sua drammatica detenzione di un anno nel famigerato carcere di Evin a Teheran. "Ho subito torture psicologiche. Da sola nella cella e senza luce. Mi facevano sentire pianto di mio figlio e le torture a mio marito". Un giorno, "mi hanno portata in cortile e obbligata a mettere una corda al collo di mio marito. Io non volevo. Lui ha detto "meglio che lo fai tu e non loro". Ho tolto la sedia e la polizia rideva. Poi l'ho sollevato dalle gambe per farlo respirare. Solo dopo i poliziotti l'hanno risparmiato".