Pechino, poliziotti e censura sul ponte della protesta contro Xi Jinping: "Qui non è successo niente"
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “Sarà stato sicuramente uno studente. Questa è zona universitaria”, ci sussurra un passante vicino al ponte Sitong, nel distretto di Haidian. A settantadue ore dall’inizio del ventesimo Congresso del Partito comunista che darà a Xi Jinping un inedito terzo mandato, a Pechino è andata in scena una rarissima - e brevissima - protesta contro il presidente cinese e le restrizioni Covid. Due striscioni bianchi con caratteri rossi sono stati srotolati da uno dei ponti del terzo anello nella parte nord-occidentale della città. Il primo recitava: “No ai test Covid, vogliamo cibo. No alle restrizioni, vogliamo libertà. No alle bugie, vogliamo dignità. Niente Rivoluzione culturale, vogliamo le riforme. Niente leader, vogliamo voti. Non vogliamo essere schiavi, vogliamo essere cittadini”. Nell’altro si invitavano i cittadini a "scioperare a scuola e al lavoro, a rimuovere il dittatore e traditore …
PECHINO - “Sarà stato sicuramente uno studente. Questa è zona universitaria”, ci sussurra un passante vicino al ponte Sitong, nel distretto di Haidian. A settantadue ore dall’inizio del ventesimo Congresso del Partito comunista che darà a Xi Jinping un inedito terzo mandato, a Pechino è andata in scena una rarissima - e brevissima - protesta contro il presidente cinese e le restrizioni Covid. Due striscioni bianchi con caratteri rossi sono stati srotolati da uno dei ponti del terzo anello nella parte nord-occidentale della città. Il primo recitava: “No ai test Covid, vogliamo cibo. No alle restrizioni, vogliamo libertà. No alle bugie, vogliamo dignità. Niente Rivoluzione culturale, vogliamo le riforme. Niente leader, vogliamo voti. Non vogliamo essere schiavi, vogliamo essere cittadini”. Nell’altro si invitavano i cittadini a "scioperare a scuola e al lavoro, a rimuovere il dittatore e traditore Xi Jinping”. Molto insolito nominare direttamente il leader. Del fumo si è alzato dal ponte della protesta: un modo forse del contestatore di attirare l’attenzione. Che è subito stato portato via dalla polizia. Gli striscioni immediatamente rimossi.
Una protesta in pieno giorno e sotto gli occhi onnipresenti delle telecamere è un imbarazzo non da poco per il Partito, soprattutto in questi giorni. Appena Repubblica è arrivata sul posto la zona era controllata da decine di macchine della polizia e da agenti posizionati ai quattro angoli dell’incrocio. Due uomini con la tuta arancione stavano ancora sul ponte. Gli striscioni già portati via. É bastato tirare fuori il cellulare per essere subito fermati. “Che ci fa qui?”. “C’è stata una protesta oggi”. “Dove l’ha sentito?”. “Ne parlano tutti, la Rete è piena di immagini e video”. Il poliziotto sorride: “Chi dice che sia vero? Non è successo niente qui”. In quattro si avvicinano immediatamente per chiedere passaporto e tesserino giornalistico. Fotografati (due volte, per essere sicuri) e mandati in centrale. “Sappiamo dove abita, lei vive in un altro distretto. Come è venuto qui? Grazie, non c’è nulla da vedere”.
Controllo dei documenti anche per molte persone che in quel momento uscivano dalla stazione della metropolitana lì accanto. Video e foto della protesta sono apparsi nel pomeriggio su Twitter, bloccato in Cina. Sui social mandarini i post con gli hashtag Pechino e Haidian sono stati rapidamente censurati. Alcuni post esprimevano sostegno ed elogiavano il coraggio della persona che ha compiuto il gesto - non ancora identificata. "Oggi a Pechino c'è stata una persona coraggiosa”, scrive un utente. Altri hanno manifestato il loro sostegno condividendo sull’app WeChat il link di una canzone, "Sitong" - il nome del ponte dove è avvenuta la protesta. Canzone presto censurata su diverse app di musica in streaming. "Haidian minuscola scintilla", ha scritto un utente di Weibo, orima che il messaggio venisse cancellato. Alludendo a un detto rivoluzionario reso famoso da Mao Zedong: "Una piccola scintilla può incendiare la prateria".
In questi giorni pre-Congresso la sicurezza è aumentata nella capitale cinese. Sono arrivati rinforzi anche da altre province. Controlli intensificati, come sempre accade alla vigilia di grandi avvenimenti politici, attorno ai luoghi sensibili della città e nelle metropolitane. Molte persone uscite dalla capitale per la recente settimana di vacanza per la festa nazionale, non riescono a tornare a Pechino a causa delle stringenti misure anti-Covid. Altre hanno dovuto fare la quarantena a casa.
Poche le speranza di un cambiamento per quanto riguarda la politica zero-Covid dopo la fine del Congresso. Negli ultimi tre giorni il Quotidiano del Popolo si è prodotto in articoli chiedendo “fiducia e pazienza”. Pazienza che molti cinesi non hanno più.