Le immagini satellitari mostrano le code chilometriche di camion per arrivare in Crimea dopo l'attacco al ponte
dal nostro inviato Fabio Tonacci , dal nostro inviato Fabio Tonacci“Riapriremo il ponte in poche ore, anzi, guardate, è già riaperto”. La sera dell’8 ottobre i russi e le autorità locali si erano affrettate a rilasciare dichiarazioni di orgoglio dopo l’esplosione che, all’alba, aveva semi-distrutto il viadotto Kerch, unico collegamento diretto tra la Crimea e la regione russa di Kransodar. Le immagini satellitari odierne di Maxar dimostrano, invece, che non è così. Cinque giorni dopo, l’arteria cruciale per portare rifornimenti di armi, carburante e uomini dalla Russia fin sul fronte sud di Kherson e Zaporizhzhia è ancora bloccata.
Lunghissime code di macchine e camion si sono formate all’ingresso del ponte. Solo una delle due carreggiate è aperta. L’altra, dove è avvenuta l’esplosione provocata - second…
“Riapriremo il ponte in poche ore, anzi, guardate, è già riaperto”. La sera dell’8 ottobre i russi e le autorità locali si erano affrettate a rilasciare dichiarazioni di orgoglio dopo l’esplosione che, all’alba, aveva semi-distrutto il viadotto Kerch, unico collegamento diretto tra la Crimea e la regione russa di Kransodar. Le immagini satellitari odierne di Maxar dimostrano, invece, che non è così. Cinque giorni dopo, l’arteria cruciale per portare rifornimenti di armi, carburante e uomini dalla Russia fin sul fronte sud di Kherson e Zaporizhzhia è ancora bloccata.
Lunghissime code di macchine e camion si sono formate all’ingresso del ponte. Solo una delle due carreggiate è aperta. L’altra, dove è avvenuta l’esplosione provocata - secondo gli investigatori russi - da un camion bomba imbottito di tritolo, è ancora interrotta, collassata in mare. La ferrovia sovrastante appare danneggiata e si capisce che i lavori di riparazione sono in corso.
E’ soprattutto il trasporto pesante - tir e furgoni - a subire i ritardi maggiori. Sono fermi da giorni nelle piazzole di sosta e nelle vie che portano all’accesso al ponte, dove le autorità russe hanno aumentato i controlli. Tutti i mezzi devono passare in uno scanner a raggi x che ne controlla il carico. Il Servizio per la sicurezza federale (Fsb) ha annunciato di aver arrestato dodici persone: cinque sono cittadini russi, gli altri sono di nazionalità ucraina, georgiana e armena. Secondo la loro ricostruzione, l’esplosivo era camuffato in ventidue rotoli di pellicola per l’edilizia e il camion era partito all’inizio di agosto da Odessa, poi era andato in Bulgaria, passando dal porto georgiando di Poti. “A organizzare l’atto terroristico è stato Kiril Budanov, il capo dell’intelligence militare ucraina”, sostiene il Cremlino. Kiev, però, nega ogni responsabilità.