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Il pugno di ferro di Teheran: “Chi manifesta va curato"

Le proteste a Teheran (reuters)
Il ministro dell’Istruzione: “Studenti portati in centri di correzione”
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Al 27esimo giorno di manifestazioni, le parole del ministro dell'Istruzione gettano un'ombra cupa su quello che sta succedendo in alcune scuole dell'Iran, dopo che decine di adolescenti si sono unite alle proteste, togliendosi il velo o rimuovendo dalle classe le immagini di Khamenei, per chiedere libertà e parità, come le ventenni che in piazza affrontano la polizia a capo scoperto. Alcuni studenti, ha detto Yousef Nouri al quotidiano riformista Shargh, non sono stati "arrestati", ma "vengono trattenuti in centri psicologici" per essere rieducati. "Quando i nostri esperti avranno fatto il loro 'lavoro' e saranno riusciti a rimuovere gli aspetti antisociali del loro carattere, gli studenti 'corretti' saranno liberati e potranno tornare a scuola".

Al 27esimo giorno di manifestazioni, le parole del ministro dell'Istruzione gettano un'ombra cupa su quello che sta succedendo in alcune scuole dell'Iran, dopo che decine di adolescenti si sono unite alle proteste, togliendosi il velo o rimuovendo dalle classe le immagini di Khamenei, per chiedere libertà e parità, come le ventenni che in piazza affrontano la polizia a capo scoperto. Alcuni studenti, ha detto Yousef Nouri al quotidiano riformista Shargh, non sono stati "arrestati", ma "vengono trattenuti in centri psicologici" per essere rieducati. "Quando i nostri esperti avranno fatto il loro 'lavoro' e saranno riusciti a rimuovere gli aspetti antisociali del loro carattere, gli studenti 'corretti' saranno liberati e potranno tornare a scuola".

 La scorsa settimana, le immagini di giovani studentesse che a scuola sfidavano le milizie basij tenendo in mano i loro hijab avevano fatto il giro della rete. È la grande trasformazione che l'establishment della Repubblica Islamica teme: una nuova generazione connessa con il mondo esterno, determinata, che non è più disposta a sottostare ai dettami di una teocrazia. Sono le storie di Nika Shakarami, 16 anni, che amava cantare, o di Sarina Esmailzadeh, anche lei 16enne, che raccontava su Youtube il suo desiderio di un Iran "libero e giusto", e non sono più tornate a casa dopo aver preso parte alle manifestazioni. Il 5 ottobre il vice comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, Sardar Fadavi, ha ammesso che "l'età media della maggior parte delle persone detenute durante le proteste è di 15 anni". Giovani caduti nella "trappola" dei social media occidentali, secondo il procuratore generale Mohammad Jafar Montazeri. 


"Arrestare ragazzini nelle scuole o portarli in cosiddetti centri di correzione è oltraggioso e contrario alle leggi internazionali ma anche alle leggi iraniane", ci dice Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore della ong Iran Human Rights, che tiene la drammatica conta dei morti, un bilancio molto più grave di quello ufficiale, secondo l'organizzazione: 201 vittime, mentre la tv di Stato parla di 42 civili e 15 poliziotti uccisi. 

"Sappiamo con certezza che in alcune scuole i presidi hanno fatto entrare agenti in borghese con furgoncini senza segni di riconoscimento sui quali sono stati caricati gli studenti", racconta a Repubblica un attivista di base in Iran che si occupa di diritti dei minori. Il sito Iran Wire ha raccolto testimonianze di perquisizioni nei licei di Karaj. Le agenti di polizia chiedevano alle studentesse di consegnare i telefoni. 

Ieri è stata un'altra giornata di proteste e di repressione a Teheran, Mashhad, Isfahan, Rasht, Kerman, Sanandaj, la città della provincia curda dove da giorni ci sono scontri violenti con le forze di sicurezza. Molti commercianti si sono uniti agli scioperi, mentre nella capitale sono scesi in piazza gli avvocati, un sit-in immediatamente disperso. Internet è bloccato e le informazioni riescono con difficoltà a bucare la censura. La campagna di arresti ha coinvolto anche la comunità tecnologica: almeno sei noti esperti digitali sono stati arrestati per aver diffuso informazioni su come aggirare i filtri e proteggere i propri dati online. Per la Guida suprema, però, si tratta solo di "incidenti minori". Ieri Khamenei è tornato a parlare delle rivolte, che sono "il piano del nemico contro i grandiosi sviluppi della nazione iraniana". Gli ha risposto Ursula von der Leyen, annunciando sanzioni Ue contro i responsabili della repressione: "Migliaia di manifestanti pacifici vengono picchiati o detenuti. Il nostro messaggio è chiarissimo: la violenza si fermi".
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