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Un rapporto di Amnesty international denuncia la Lettonia per il trattamento dei profughi: "Contro la 'bomba umana' di Lukashenko metodi inumani"

Riga sotto accusa per aver rimpatriato forzatamente o respinto in territorio bielorusso uomini, donne e bambini che erano stati avviati verso l'Ue da Minsk
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Un muro di spietata freddezza per bloccare l’onda dei disperati. Uomini, donne e bambini respinti nel ghiaccio delle foreste nordiche tradendo le regole e i valori dell’Europa. L’atto di accusa di Amnesty International contro la Lettonia apre una pagina nera che l’Unione ha cancellato in fretta, sepolta dalle cronache della guerra. Quello che è avvenuto però sui confini dell’Ue due anni fa non va dimenticato. La Bielorussia aveva invitato e accolto profughi dalle zone più tormentate del Medio Oriente: iracheni, curdi, siriani strappati alle loro case dalla brutalità dell’Isis. Il regime di Lukashenko lo ha fatto in modo strumentale con l’unico obiettivo di gettare una “bomba umanitaria” sulle frontiere dell’Europa ma la risposta della Lettonia – secondo le testimonianze e i documenti raccolti da Amnesty International – è stata altrettanto cinica.

Un muro di spietata freddezza per bloccare l’onda dei disperati. Uomini, donne e bambini respinti nel ghiaccio delle foreste nordiche tradendo le regole e i valori dell’Europa. L’atto di accusa di Amnesty International contro la Lettonia apre una pagina nera che l’Unione ha cancellato in fretta, sepolta dalle cronache della guerra. Quello che è avvenuto però sui confini dell’Ue due anni fa non va dimenticato. La Bielorussia aveva invitato e accolto profughi dalle zone più tormentate del Medio Oriente: iracheni, curdi, siriani strappati alle loro case dalla brutalità dell’Isis. Il regime di Lukashenko lo ha fatto in modo strumentale con l’unico obiettivo di gettare una “bomba umanitaria” sulle frontiere dell’Europa ma la risposta della Lettonia – secondo le testimonianze e i documenti raccolti da Amnesty International – è stata altrettanto cinica.

“Le autorità lettoni hanno lasciato anche donne e bambini soli a difendersi dal gelo, spesso abbandonati nella foresta o bloccati nelle tende al confine – ha dichiarato Eve Geddie, direttrice dell’Ufficio di Amnesty International presso le istituzioni Ue -. Sono stati violentemente respinti in Bielorussia, dove ora non hanno alcuna possibilità di chiedere protezione. Queste azioni non hanno niente a che fare con la protezione delle frontiere e violano clamorosamente il diritto internazionale e dell’Unione europea”.

Il dossier di 67 pagine si intitola “o tornerai a casa tua o non lascerai mai la foresta” e mostra come lo stato di emergenza approvato da Riga nell’agosto 2021 abbia permesso ai corpi di polizia e ai militari – assistiti da commandos non meglio identificati – “di eseguire rimpatri forzati in modo sommario, illegale e arbitrario”. Un tragico rimpallo sulla pelle dei più deboli perché “dall’altro lato della frontiera, le autorità bielorusse hanno rimandato sistematicamente indietro queste persone in Lettonia”.

Le testimonianze sono terribili: Zaki, un iracheno rimasto nella terra di nessuno tra i due Paesi, ha detto di essere “stato respinto oltre 150 volte, talora per otto volte nell’arco di una sola giornata”. Un suo connazionale, Hassan, ha passato cinque mesi nei boschi: “Ci costringevano a rimanere nudi, a volte ci picchiavano e poi ci obbligavano a tornare indietro in Bielorussia, in alcuni casi anche attraversando un fiume la cui acqua era molto fredda. Ci dicevano che ci avrebbero sparato se non avessimo attraversato il confine”.

Secondo Amnesty, i lettoni hanno eretto tendopoli strettamente sorvegliate dove i fuggitivi venivano trattenuti arbitrariamente in attesa dell’espulsione. Chi non stava nelle tende era obbligato a rimanere all’addiaccio, con temperature scese fino a venti gradi sottozero. “Dormivamo nella foresta, sotto la neve – ha testimoniato l’iracheno Adil - . Accendevamo dei fuochi per riscaldarci. C’erano lupi e orsi”.

Inutile spiegare che con il rimpatrio le loro vite sarebbero state in pericolo: “Anche qui puoi morire”, era la risposta. Molti avrebbero firmato le domande di rimpatrio sotto le minacce degli agenti: “Uno di loro mi ha preso la mano, mi ha imposto di firmare con la forza”. Pure i bambini venivano detenuti, insieme ai genitori e persino i minorenni sorpresi a vagare da soli. Le rare visite concesse ai rappresentanti di Amnesty nelle tendopoli hanno permesso di riscontrare le condizioni dei ragazzini: c’erano famiglie con figli malati, a cui non veniva data alternativa al rimpatrio.

L’orrore non è ancora finito. "Lettonia, Lituania e Polonia, col pretesto di essere sotto un “attacco ibrido” da parte della Bielorussia, stanno commettendo gravi violazioni dei diritti umani – ha sottolineato Eve Geddie -. L’inverno si avvicina e i movimenti lungo la frontiera stanno riprendendo, mentre lo stato d’emergenza continua a permettere alle autorità lettoni di rimandare illegalmente persone in Bielorussia. Così, in molti altri potranno subire violenza, detenzioni arbitrarie ulteriori violazioni dei diritti umani senza alcun monitoraggio indipendente”.

Riga ha definito “assurda” la denuncia sostenendo che ogni iniziativa è legale, autorizzata dallo stato di emergenza, e persino la detenzione dei richiedenti asilo perfettamente lecita. Il ministro dell’Interno ha scritto all’Associated Press che “non un solo caso di uso delle forza fisica è stato identificato. Non sosteniamo lo sforzo di Amnesty per mettere sullo stesso piano la strumentalizzazione dei migranti e la deliberate minaccia ai confine dell’Ue con la condizione reale dei richiedenti asilo”. 

Amnesty si è rivolta alla Corte di Giustizia Ue. Ma pone un problema più profondo sul rispetto dei principi delle democrazie europee. A Bruxelles intanto è allo studio un nuovo provvedimento per legittimare la risposta alle “strumentalizzazioni” dei migranti, spinti verso l’Unione come un’arma di destabilizzazione, permettendo una deroga al diritto internazionale in materia di accoglienza e asilo. Una norma paradossale, in cui l’Europa per difendersi dalle minacce della guerra ibrida finirebbe per tradire la sua missione di civiltà.