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Iran, dura repressione nelle città curde. Amnesty: "Almeno 23 minori uccisi"

Iran, dura repressione nelle città curde. Amnesty: "Almeno 23 minori uccisi"
L'organizzazione internazionale ha accertato l'identità di 144 vittime finora, ma l'elenco si riferisce solo al periodo tra il 20 e il 30 settembre. Truppe d'assalto schierate nelle province curde 
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Almeno 23 adolescenti sono stati uccisi in Iran da quando sono iniziate le proteste per la morte di Mahsa Amini nella mani della polizia morale. Il bilancio è di Amnesty International, che denuncia l'uso della forza contro gli adolescenti: "le autorità iraniane stanno ricorrendo a ogni mezzo per stroncare lo spirito di resistenza delle proteste giovanili e per mantenersi aggrappate al potere", scrive l'organizzazione.

Nella maggior parte dei casi, 17 su 23, le vittime sono state uccise da proiettili veri, due da pallini da caccia e quattro a seguito di pestaggi. L'organizzazione ha accertato l'identità di 144 vittime finora, ma l'elenco si riferisce solo al periodo tra il 20 e il 30 settembre. Dieci su 23 ragazzini uccisi appartenevano alla minoranza oppressa dei beluci e sono state uccisi nel "venerdì di sangue" del 30 settembre nelle province di Zahedan e del Sistan e Belucistan, colpite agli organi vitali.

Gli altri 13 minorenni sono stati uccisi in 11 città delle province di Teheran (5), Azerbaigian occidentale (4), Alborz (1), Kermanshah (1), Kohgilouyeh e Bouyer Ahmad (1) e Zanjan (1). Le aree più colpite dalla repressione sono quelle curde a Nord Ovest, dove secondo diversi testimoni il governo ha schierato anche truppe d'assalto per reprimere le proteste.

Il pugno duro contro i curdi 

A Sanandaj, capoluogo della provincia del Kurdistan dove le manifestazioni vanno avanti da un mese e sono molto partecipate, i Basiji insieme alla polizia antisommossa hanno attaccando i manifestanti anche sparando proiettili veri.

Un testimone ha detto a Reuters che centinaia di poliziotti antisommossa e basiji sono stati trasferiti da altre province nel Kurdistan perché le forze locali non riuscivano a fare fronte ai manifestanti.  "Pochi giorni fa alcuni membri basiji di Sanandaj e Baneh si sono rifiutati di eseguire gli ordini e di sparare alla gente", ha raccontato il testimone, aggiungendo che le persone che sono state uccise sono state trascinate nelle case in modo che i loro cadaveri non rimanessero nelle strade.