Il film drammatico di Downing Street: le “5 settimane e mezzo” di Liz Truss
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA - "È diventata una premier zombie a tempo di record", scrive il Financial Times. "Licenziando il ministro delle Finanze riuscirà a prolungare la vita del proprio governo di ben quindici minuti", ironizza il Guardian. "Ha risposto soltanto a quattro domande e non ha nemmeno chiesto scusa per il disastro che ha provocato", sintetizza la sua conferenza stampa il Daily Mail, che pure fino a un paio di giorni fa la sosteneva strenuamente. Da poco più di un mese a Downing Street, Liz Truss sembra già arrivata al capolinea: incompetenza, zero carisma e furore ideologico hanno provocato prima un terremoto economico, facendo crollare la sterlina e portando i fondi pensione sull'orlo del fallimento, quindi un terremoto politico.
LONDRA - "È diventata una premier zombie a tempo di record", scrive il Financial Times. "Licenziando il ministro delle Finanze riuscirà a prolungare la vita del proprio governo di ben quindici minuti", ironizza il Guardian. "Ha risposto soltanto a quattro domande e non ha nemmeno chiesto scusa per il disastro che ha provocato", sintetizza la sua conferenza stampa il Daily Mail, che pure fino a un paio di giorni fa la sosteneva strenuamente. Da poco più di un mese a Downing Street, Liz Truss sembra già arrivata al capolinea: incompetenza, zero carisma e furore ideologico hanno provocato prima un terremoto economico, facendo crollare la sterlina e portando i fondi pensione sull'orlo del fallimento, quindi un terremoto politico.
Ieri mattina il Times ha rivelato in prima pagina che il Partito conservatore è pronto a sfiduciarla e nominare al suo posto un ticket composto da Rishi Sunak, l'ex-ministro delle Finanze di origine indiana, e Penny Mordaunt, la leader della camera dei Comuni. Nel giro di qualche ora Truss ha cercato di rimediare, destituendo Kwasi Kwarteng, il Cancelliere dello Scacchiere (come si chiama qui il responsabile delle Finanze) autore insieme a lei del mini-budget degli orrori, nominando al suo posto un moderato, l'ex-ministro degli Esteri Jeremy Hunt, e rimangiandosi un taglio delle tasse alle corporation (dal 25 al 19 per cento) che nell'odierna situazione di grave indebitamento pubblico post-Covid suscitava l'allarme generale, dalla Banca d'Inghilterra al Fondo Monetario Internazionale.
Fare di Kwarteng il capro espiatorio, tuttavia, potrebbe non bastare a salvarla. "Tutto dipende - dicevano a metà giornata fonti dei Tories - dalla sua prestazione nella conferenza stampa", annunciata frettolosamente per cancellare le controverse misure fiscali, cacciare Kwarteng (soprannominato dai media "kami-kwasi" per evocare un kamikaze) e nominare il sostituto: ma è stata un'apparizione imbarazzante, durata appena otto minuti, con i giornalisti che chiedevano se si sentisse in colpa per avere messo il Paese in una situazione disperata e con la prima ministra incapace di una risposta coerente. Alla fine è letteralmente scappata dal podio.
"Che Truss rimanga premier o venga rimpiazzata, i conservatori sono arrivati alla fine della strada, servono elezioni anticipate", afferma Keir Starmer, leader del Labour, dall'alto dei 33 punti percentuali di vantaggio che gli assegna un sondaggio. L'aria, in effetti, è quella della fine di un ciclo. Dopo diciassette anni di governi conservatori fra Margaret Thatcher e John Major vennero i tredici anni dei governi laburisti di Tony Blair e Gordon Brown, ma ora i Tories governano da dodici anni, negli ultimi sei hanno alternato quattro premier (David Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss) e presto potrebbero averne un quinto: troppi.
Quello che in passato era il partito dell'establishment, della stabilità e del pragmatismo è stato distrutto dal populismo brexitiano di Boris Johnson, convinto di essere il nuovo Churchill, e dal furore antistatalista di Liz Truss, convinta di essere la nuova Thatcher. Adesso i Tories cercano un salvatore in Sunak: ma erano stati loro a preferirgli Truss nelle primarie di questa estate, e poi l'ex-banchiere ha uno scheletro nell'armadio, l'elusione fiscale della moglie, figlia di un miliardario di Nuova Delhi, per non pagare le imposte in Inghilterra. Un altro che scalpita per salvare partito e Paese è Johnson, ma di scheletri nell'armadio ne ha almeno due: si è dovuto dimettere nell'ignominia per i party al tempo del lockdown, in violazione delle regole da lui stesso imposte ai propri connazionali, e ha appoggiato Truss nelle primarie.
Nel dramma che sta andando in scena Londra c'è probabilmente una lezione per altri paesi europei: le frottole, la retorica, l'imperizia, quando si governa saltano fuori in fretta. Nel caso britannico, sono bastate cinque settimane e mezzo. Il risultato è il Regno Unito nel caos: "Santo cielo" davvero, come si è lasciato scappare detto l'altro giorno re Carlo, ricevendo Liz Truss.
L'unico a non perdere la testa sembra Larry, il gatto acchiappa-topi di Downing Street, ieri ripreso da una telecamera mentre affrontava e metteva in fuga una volpe due volte più grossa. Da quando si è insediato nella storica residenza dei premier, il felino ne ha già visti transitare quattro e potrebbe vederne un altro: penserà di essere lui il vero padrone della strada simbolo della democrazia britannica. Dopo essere sopravvissuto a tanti presunti volponi della politica finiti gambe all'aria, che paura può fargli una volpe in carne ed ossa?