"Lula chiuderà tutte le chiese": le fake news religiose che infiammano le elezioni in Brasile
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoSAN PAOLO – “Se Lula diventa presidente chiuderà tutte le chiese”. La minaccia è talmente assurda che alle fine può risultare persino credibile. In realtà si tratta di una bufala. La più insistente tra la pioggia di fake news che anche in questa elezione, come quattro anni fa, inonda la rete e i social. Uscita quasi in sordina, tra lo stupore e l’ironia di tanti, è riemersa una settimana fa grazie a un personaggio già noto sui social come influencer con 3,9 milioni di fan su Instagram e 1,1 su Twitter. Accanito sostenitore di Jair Bolsonaro, eletto con 1,5 milioni di voti come consigliere a Belo Horizonte, la capitale del Minas Gerais, Nikolas Ferreira ha 26 anni, è bianco, ha un viso accattivante e grande presa sul pubblico di giovani e giovanissimi. È contro l’aborto e l’ideologia di genere, i gay e i matrimoni tra lo stesso sesso. Un conservatore, favorevole alla famigl…
SAN PAOLO – “Se Lula diventa presidente chiuderà tutte le chiese”. La minaccia è talmente assurda che alle fine può risultare persino credibile. In realtà si tratta di una bufala. La più insistente tra la pioggia di fake news che anche in questa elezione, come quattro anni fa, inonda la rete e i social. Uscita quasi in sordina, tra lo stupore e l’ironia di tanti, è riemersa una settimana fa grazie a un personaggio già noto sui social come influencer con 3,9 milioni di fan su Instagram e 1,1 su Twitter. Accanito sostenitore di Jair Bolsonaro, eletto con 1,5 milioni di voti come consigliere a Belo Horizonte, la capitale del Minas Gerais, Nikolas Ferreira ha 26 anni, è bianco, ha un viso accattivante e grande presa sul pubblico di giovani e giovanissimi. È contro l’aborto e l’ideologia di genere, i gay e i matrimoni tra lo stesso sesso. Un conservatore, favorevole alla famiglia tradizionale e ai valori che la destra estrema ha fatto suoi.
Il ballottagggio del 30 ottobre
A due settimane dal ballottaggio del 30 ottobre, con Lula sempre in testa di dieci punti sul suo avversario, la battaglia si fa più aspra. La squadra dell’ex capitano punta sugli indecisi, che sono tornati ad essere molti, ma soprattutto sul mondo degli evangelici che nel 2018, grazie ai loro 50 milioni di fedeli, diedero un contributo decisivo alla vittoria di Jair Bolsonaro. Il tema religioso, in un paese dove la Chiesa cattolica è in difficoltà a scapito di quelle evangeliche molto radicate tra la popolazione più povera e umile, è stato per mesi una dominante della campagna. Per smentire i primi falsi che lo dipingevano come un ateo pragmatico e razionale insensibile agli aspetti spirituali, persino Lula ha partecipato a una messa con i principali pastori brasiliani facendosi fotografare in circolo con le mani sollevate al cielo.
La nuova offensiva di Nikolas Ferreira è avvenuta in grande stile il 7 ottobre scorso. Il suo viso emerge dal buio e inizia a elencare la serie di mali e disgrazie che si abbatteranno sul Paese se arriverà alla presidenza Lula che viene indicato con la sola “L”. La lettera diventa così un’ossessione legata a un nome che tutti conoscono, ripreso negli slogan, nelle canzoni e indicata con il pollice e l’indice che la folla dei comizi del Pt alza acclamando il suo leader.
La sentenza del tribunale
Cinque giorni prima, sempre Ferreira, aveva avvertito pastori e fedeli che con l’arrivo di Lula tutti i sacerdoti che si sarebbero rifiutati di unire in matrimonio le coppie gay sarebbero stati arrestati e processati per il reato di omofobia. Sembrava una barzelletta ma in realtà la prospettiva è stata presa molto sul serio. Il video del ragazzo ha incassato 30 milioni di visualizzazioni su YouTube, con proteste e smentite che hanno sollevato un vespaio. Tanto clamore ha spinto il Tribunale Superiore Elettorale, emanazione del Supremo e giudice imparziale delle elezioni, a intervenire con un decreto che imponeva al canale di rimuovere entro 60 ore il video. “Sfugge al mero esercizio di critica protetto dalla libertà di espressione”, aveva motivato il Tribunale.
Nikolas Ferreira non ha battuto ciglio. Ma il 7 ottobre è tornato alla carica e ha postato il nuovo video nel quale annunciava la chiusura di tutte le chiese in caso di vittoria del fondatore del Pt. Nuovo intervento censorio del Tribunale Superiore Elettorale e nuova replica del giovane consigliere del Partito Liberale, quello del presidente in scadenza, con una domanda sarcastica: “Il Tse chiede di rimuovere il video per aver offeso l’onore di Lula. Ma un ladro, ha un onore?”.
Il dibattito, trasformato in bufera, è diventato virale. Lo hanno visto e condiviso 30 milioni di persone. A dimostrazione di quanto pesi l’aspetto religioso su un confronto in cui le vere proposte di governo, il futuro del Brasile, sono inesistenti. Secondo l’agenzia Lupo che analizza i contenuti sul web in questa campagna, sono statui finora 12.900 i post e video con riferimenti alla “guerra spirituale” e 7.800 a quelli sull’”ideologia di genere”. La metà, falsi.