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Che farà la Bielorussia? "Raggruppamento" dei soldati di Mosca e Minsk. Lukashenko sigilla i confini e impedisce agli uomini di espatriare

(ansa)
Martedì il presidente ucraino Zelensky ha accusato il Cremlino di voler coinvolgere l'alleato nell'offensiva in Ucraina
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MOSCA - I primi convogli di soldati russi sono arrivati in Bielorussia nella notte. "Siamo pronti ad aiutare il nostro popolo fraterno", si è rallegrato davanti alle telecamere il vicecomandante russo Viktor Smejan, mentre, come da tradizione dell'ospitalità slava, venivano consegnati pane e sale ai suoi soldati, i primi uomini del nuovo raggruppamento militare regionale Mosca-Minsk annunciato lunedì da Aleksandr Lukashenko. Stando al presidente bielorusso, la nuova forza dovrà difendere i confini del Paese dalle presunte minacce di "attacchi terroristici" e di "rivolte" ordite da Polonia, Lituania e Ucraina. La "base" sarà composta da "circa 70mila persone", ha detto venerdì assicurando che il raggruppamento militare sarà soltanto difensiva. Non è bastato però a placare i timori di un maggiore coinvolgimento di Minsk nella cosiddetta "operazione militare spec…

MOSCA - I primi convogli di soldati russi sono arrivati in Bielorussia nella notte. "Siamo pronti ad aiutare il nostro popolo fraterno", si è rallegrato davanti alle telecamere il vicecomandante russo Viktor Smejan, mentre, come da tradizione dell'ospitalità slava, venivano consegnati pane e sale ai suoi soldati, i primi uomini del nuovo raggruppamento militare regionale Mosca-Minsk annunciato lunedì da Aleksandr Lukashenko. Stando al presidente bielorusso, la nuova forza dovrà difendere i confini del Paese dalle presunte minacce di "attacchi terroristici" e di "rivolte" ordite da Polonia, Lituania e Ucraina. La "base" sarà composta da "circa 70mila persone", ha detto venerdì assicurando che il raggruppamento militare sarà soltanto difensiva. Non è bastato però a placare i timori di un maggiore coinvolgimento di Minsk nella cosiddetta "operazione militare speciale" russa in Ucraina. Tanto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky martedì ha accusato Mosca di voler "trascinare la Bielorussia" nel conflitto e chiesto al G7 di inviare osservatori internazionali al confine.

Alleata di Mosca e incuneata tra Russia, Ucraina e tre Paesi Nato, la Bielorussia ha già permesso al Cremlino di utilizzare il suo territorio come una delle basi di partenza dell'offensiva lanciata il 24 febbraio contro l'Ucraina, ma finora il suo esercito non ha preso parte ai combattimenti. "Non abbiamo ucciso nessuno in Ucraina e non abbiamo intenzione di farlo. Nessuno ci ha chiesto di partecipare a quest'operazione", ha detto Lukashenko alla tv statunitense Nbc.

Eppure sono diversi i segnali che fanno temere il contrario. Agli uomini soggetti a mobilitazione è già stato vietato di lasciare il Paese. Anzi, secondo il media Nasha Niva, nelle aree rurali sarebbe persino iniziata una "mobilitazione segreta" per ingrossare le unità di combattimento al momento esigue e non bene addestrate. E infine venerdì le autorità bielorusse hanno rilasciato una serie di dichiarazioni contraddittorie sull'introduzione di un regime di "operazione anti-terroristica" che conferisce alle forze di sicurezza ampi poteri tra cui la chiusura dei confini, nonché il controllo di tutte le comunicazioni. Prima lo ha annunciato il ministro degli Esteri Vladimir Makej, poi i servizi segreti che si chiamano ancora Kgb lo hanno smentito, infine lo ha confermato Lukashenko. Lo "stato di maggiore allerta terroristica", come lo ha chiamato, sarebbe stato introdotto proprio in connessione al presunto "aggravarsi della situazione lungo il perimetro dei confini bielorussi".

Sono almeno quattro le ipotesi avanzate da analisti militari indipendenti, come Konrad Muzyka, direttore di Rochan Consulting, che spiegherebbero le mosse in successione di Lukashenko. La prima: potrebbe trattarsi soltanto di un tentativo di distrarre le forze ucraine dal fronte Est dove continuano a guadagnare terreno. Seconda: il "raggruppamento" potrebbe fungere da copertura per il dispiegamento in Bielorussia dell'aviazione russa, di brigate missilistiche e di droni. Terza: si tratterebbero di mosse preparatorie in vista di un eventuale allargamento dell'offensiva e coinvolgimento dei Paesi Nato. Infine, quarta: sarebbero preliminari a un nuovo attacco russo verso il Nord o l'Ovest dell'Ucraina. È l'ipotesi più improbabile: né la Russia né tanto meno la Bielorussia hanno le forze per questo.

Il politologo bielorusso Pavel Usov teme invece che nel prossimo futuro Lukashenko possa inscenare "attacchi terroristici" sul territorio bielorusso per giustificare agli occhi dell'esercito e dell'opinione pubblica la necessità di combattere al fianco della Russia. Del resto quest'anno ha già incontrato Putin sette volte. Secondo Novaja Gazeta, "Lukashenko chiede soldi e Putin in cambio richiede una partecipazione bielorussa su vasta scala in Ucraina". Se fosse così, Lukashenko non potrebbe tirarsi indietro dal momento che dipende politicamente ed economicamente da Putin e che è grazie al suo sostegno se è sopravvissuto alle rivolte del 2020. Ma intervenendo potrebbe rischiare una nuova ribellione. Stavolta più pericolosa. Quella dell'esercito. Perché, come ha osservato Franak Viaciorka, consigliere politico della leader dell'opposizione in esilio Svetlana Tikhanovskaja, "nessuno in Bielorussia vuole combattere per Putin".