Mancano il pane e la benzina, Tunisia in piazza contro il presidente Saied. E la rivolta ha già un martire: Malek morto mentre era inseguito dalla polizia
di Leonardo Martinelli , di Leonardo MartinelliTUNISI - Nelle ultime settimane si moltiplicano in Tunisia le penurie di beni di prima necessità, come l'acqua in bottiglia, il latte o lo zucchero, a tratti introvabili nei supermercati o razionati. E il problema più recente è quello del rifornimento della benzina: file interminabili di vetture si formano ogni mattina in prossimità dei distributori, soprattutto nell'area di Tunisi. In questa situazione di tensione, con uno Stato che per le finanze pubbliche naviga sull'orlo del default, cresce la rabbia contro il presidente Kais Saied, personaggio enigmatico e sfuggente, accusato di essere responsabile della grave crisi economica. Migliaia di tunisini sono scesi in piazza per protestare contro di lui, lungo e nei pressi dell'avenue Bourghiba, l'asse principale del centro di Tunisi, da sempre cartina tornasole di un intero Paese.
TUNISI - Nelle ultime settimane si moltiplicano in Tunisia le penurie di beni di prima necessità, come l'acqua in bottiglia, il latte o lo zucchero, a tratti introvabili nei supermercati o razionati. E il problema più recente è quello del rifornimento della benzina: file interminabili di vetture si formano ogni mattina in prossimità dei distributori, soprattutto nell'area di Tunisi. In questa situazione di tensione, con uno Stato che per le finanze pubbliche naviga sull'orlo del default, cresce la rabbia contro il presidente Kais Saied, personaggio enigmatico e sfuggente, accusato di essere responsabile della grave crisi economica. Migliaia di tunisini sono scesi in piazza per protestare contro di lui, lungo e nei pressi dell'avenue Bourghiba, l'asse principale del centro di Tunisi, da sempre cartina tornasole di un intero Paese.
Sono state le due forze maggiori dell'opposizione a convocare le manifestazioni. Su questa strada alberata, che attraversa il centro coloniale della città, si sono ritrovati coloro che appoggiano il Fronte di salvezza nazionale, una coalizione di partiti anti-Saied, di cui fa parte anche quello islamico, Ennahdha. Questo, fino all'avvento al potere dell'attuale presidente, nel 2019, è stato il perno di ogni alleanza al Governo, dopo l'inizio della democrazia, a partire dal 2011.
Oggi in crisi e molto criticato per la sua gestione della cosa pubblica, resta comunque ben radicato soprattutto in provincia e nelle classi sociali più modeste. Kamel Merdassi, insegnante elementare, militante di Ennahdha presente alla manifestazione, critica, comunque, i suoi dirigenti: "Hanno fatto degli errori - dice -, hanno ceduto a una gestione clientelare del potere, cercando di accontentare tutti". Ma Saied non lo convince per nulla. Secondo lui non è più popolare come agli inizi, "quando i tunisini volevano un uomo nuovo e lui era il solo disponibile". Punta anche il dito contro la nuova Costituzione (iperpresidenzialista) che Saied ha fatto approvare con un referendum nel luglio scorso, "perché ha sconvolto la costruzione democratica messa su dopo la rivoluzione del 2011".
Un'altra manifestazione si è tenuta nelle strade adiacenti avenue Bourguiba, organizzata dal Partito desturiano libero (Pdl), derivazione di quello di Zine El-Abidine Ben Ali, dittatore dal 1987 al 2011. Questa forza di nostalgici (ma che oggi si è convertita alla democrazia) sta salendo nei sondaggi (fino al 20%, diventando il primo partito in un contesto politico molto frammentato). La sua leader è Abir Moussi, 47 anni, già avvocatessa, una vera "passionaria", famosa per i suoi "show" in Parlamento. Anche oggi, coi suoi militanti, ha sfidato apertamente le forze dell'ordine, riprendendo con il cellulare i poliziotti che sbarravano la strada e aizzando la sua gente. Questa è di un livello sociale più alto di Ennahdha, ma comprende anche il ceto medio impoverito del Paese. Il Pdl è pure una formazione anti-islamica, fortemente laica, come era la dittatura di Ben Ali e soprattutto di Habib Bourghiba, che lo aveva preceduto, il padre della patria, dopo la colonizzazione.
Oggi, dietro a Moussi, c'era pure Sihem, impiegata alle Poste di Hammamet. Lei critica Saied soprattutto "perché è contro le donne, non rispetta la tradizione femminista di questo Paese". Gli rinfaccia il suo conservatorismo islamico. Sihem ci tiene a precisare che il suo partito "è per la democrazia. Solo vogliamo far notare che dopo la rivoluzione del 2011, l'economia tunisina è stata una catastrofe. Io ai tempi di Ben Ali con il mio stipendio arrivavo alla fine del mese, oggi non più".
Intanto la situazione a Tunisi si fa sempre più tesa anche nella periferia più popolare. Nella notte tra venerdì e sabato ci sono stati scontri violenti con la polizia, prima nella zona di Al Omrane e più tardi a Ettadhmen. Centinaia di giovani hanno lanciato pietre contro le forze dell'ordine e appiccato incendi. Oltre alla difficile situazione economica, queste proteste sono dovute a un fatto di cronaca. Proprio giovedì è morto Malek Slimi, 24 anni, dopo una lunga agonia. In agosto il giovane era stato ferito gravemente durante un inseguimento della polizia. Che negli ultimi anni è criticata in Tunisia per le sue "maniere forti": ricordano proprio quelle adottate negli anni bui della dittatura.