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Attanasio, al via il processo in Congo per l'uccisione dell'ambasciatore italiano

Si terrà il 19 ottobre a La Gombe, comune di Kinshasa, il giudizio per i cinque imputati sotto accusa per l'omicidio del diplomatico italiano, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell'autista Mustapha Milambo avvenuto nel febbraio 2021 nella Repubblica democratica del Congo
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Saranno seduti in cinque sul banco degli imputati del tribunale militare di La Gombe, comune di Kinshasa, la capitale della Repubblica democratica del Congo, al processo per l’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista del World food programme Mustapha Milambo, che li accompagnava nella missione nella regione del Kivu finita in tragedia il 22 febbraio del 2021.            

Tutti giovani, ma con una già importante esperienza di crimini e violenze alle spalle, Amidu Sembinja Babu, Balume Bakulu, Bahati Kiboko, Issa Seba Nyani e Prince Nshimimana, ritenuto colui che ha sparato, dopo aver ammesso di aver partecipato ad attacchi a convogli umanitari nel nord Kivu hanno negato di essere i responsabili della morte di Attanasio.

Saranno seduti in cinque sul banco degli imputati del tribunale militare di La Gombe, comune di Kinshasa, la capitale della Repubblica democratica del Congo, al processo per l’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista del World food programme Mustapha Milambo, che li accompagnava nella missione nella regione del Kivu finita in tragedia il 22 febbraio del 2021.            

Tutti giovani, ma con una già importante esperienza di crimini e violenze alle spalle, Amidu Sembinja Babu, Balume Bakulu, Bahati Kiboko, Issa Seba Nyani e Prince Nshimimana, ritenuto colui che ha sparato, dopo aver ammesso di aver partecipato ad attacchi a convogli umanitari nel nord Kivu hanno negato di essere i responsabili della morte di Attanasio.

Al processo, incardinato la scorsa settimana e rinviato al 19 ottobre, sarà presente il nuovo rappresentante diplomatico del nostro Paese in Congo, l’ambasciatore Alberto Petrangeli, invitato a presenziare all’udienza dal procuratore generale Lucien-René Likulia, che ha coordinato l’inchiesta avocata dalla procura militare di Kinshasa dall’omologo tribunale di Goma per il rischio di inquinamento delle prove.

A sostenere l’accusa nel dibattimento, che  si svolge davanti a una corte delle forze dell’esercito congolese in quanto il delitto contestato è stato commesso con l'utilizzo di armi militari, sarà il colonnello Maliki Doko.

Processo pubblico

Il governo del presidente Félix Tshisekedi vuole un processo pubblico a La Gombe, che ospita il quartier generale delle Farc ma anche i più importanti palazzi istituzionali del Congo, a cominciare dalla presidenza della Repubblica, non solo per dare un segnale forte all’Italia, che grazie alle pressioni diplomatiche dell’ambasciatore Petrangeli ha incassato questa importante svolta giudiziaria, ma anche alle tante bande armate che continuano a tenere sotto assedio gran parte del Paese.     

Nonostante la convinzione delle autorità di Kinshasa di aver “assicurato giustizia alle famiglie delle vittime”, secondo gli analisti che ben conoscono le dinamiche congolesi la verità su quanto avvenuto sulla Route Nationale 2 il 22 febbraio dello scorso anno è ancora lontana.

Come sostiene Justin Kakumba, corrispondente da Goma per France 24 che ha seguito il caso sin dall’inizio, quando era ancora la procura militare della capitale del Nord Kivu a svolgere le indagini. “Non sarebbe la prima volta che a finire sul banco degli imputati siano le persone sbagliate” sostiene Kakumba.

Le fasi precedenti

Come accaduto per i sei uomini catturati a inizio 2022 ed esibiti dalle autorità locali in conferenza stampa seduti su un prato a piedi scalzi e circondati da poliziotti ben armati.
Gli arrestati erano stati “presentati” dal generale Aba Van Ang, capo della polizia di Goma, come “i killer di Attanasio”, salvo poi precisare che il leader del gruppo armato responsabile dell’agguato, Amos Mutaka Kiduhaye, soprannominato “Aspirant”, era in fuga. Tranne Kiduhave che resta contumace, nessuno dei fermati di gennaio è oggi a processo.

Inoltre gli attuali imputati, che per i carabinieri del Ros che li hanno interrogati lo scorso luglio a Kinshasa potrebbero essere effettivamente i componenti del commando, hanno ritrattato quanto dichiarato in un primo momento e acquisito dal pm Sergio Colaiocco, che coordina l’inchiesta della Procura di Roma.

L’unico elemento certo è che questi criminali operavano nella regione del Kivu in bande organizzate, utilizzando dei motociclisti come “esploratori”. Una volta individuato, l’obiettivo veniva seguito sin dalla partenza per poi superarlo all’approssimarsi del punto stabilito per l’agguato.  A quel punto, una volta visto passare il complice, il resto della banda invadeva la carreggiata per bloccare il veicolo che seguiva.

Che questo sia quanto messo in atto dagli imputati anche in occasione dell’assalto al convoglio del World food programme in cui hanno perso la vita Attanasio, Iacovacci e Milambo, con la complicità di un basista che avrebbe segnalato la presenza dell’ambasciatore italiano, sarà possibile appurarlo solo con il prosieguo del processo.