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Francia, l'autunno caldo di Macron. Sciopero nazionale del settore energetico. Cresce la rabbia sociale

Domenica scorsa il corteo indetto dalle sinistre. Riunione di crisi del presidente con la premier
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PARIGI – Monta la protesta sociale in Francia, sulla scia delle rivendicazioni per aumentare i salari davanti all'inflazione. Dopo la manifestazione contro il carovita organizzata dalla sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon sabato, a cui hanno partecipato 140mila persone secondo gli organizzatori, è il momento dei sindacati che hanno indetto una giornata di mobilitazione e sciopero nazionale nei settori di trasporti ed energia. La Cgt, principale confederazione a sinistra, punta ad estendere la protesta che sta già paralizzando molte raffinerie in Francia. Da quasi tre settimane è diventato molto difficile per gli automobilisti francesi fare il pieno, con un terzo dei benzinai che sono a secco. E nonostante la decisione del governo di precettare alcuni lavoratori per rimettere in funzione gli impianti, la carenza di carburante prosegue in tutto il paese.

PARIGI – Monta la protesta sociale in Francia, sulla scia delle rivendicazioni per aumentare i salari davanti all'inflazione. Dopo la manifestazione contro il carovita organizzata dalla sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon sabato, a cui hanno partecipato 140mila persone secondo gli organizzatori, è il momento dei sindacati che hanno indetto una giornata di mobilitazione e sciopero nazionale nei settori di trasporti ed energia. La Cgt, principale confederazione a sinistra, punta ad estendere la protesta che sta già paralizzando molte raffinerie in Francia. Da quasi tre settimane è diventato molto difficile per gli automobilisti francesi fare il pieno, con un terzo dei benzinai che sono a secco. E nonostante la decisione del governo di precettare alcuni lavoratori per rimettere in funzione gli impianti, la carenza di carburante prosegue in tutto il paese.

La nuova mobilitazione punta a sostenere le richieste di aumenti salariali, ma anche a protestare contro il passaggio in forze dell'esecutivo sulle raffinerie. Emmanuel Macron ha organizzato ieri una riunione di crisi con la premier Elisabeth Borne e i ministri interessati per fare il punto della situazione. Le conseguenze dello sciopero nelle raffinerie si fanno sentire in molti settori: difficoltà a raggiungere il posto di lavoro, preoccupazione nelle zone rurali durante la stagione del raccolto e della semina, timore di interruzione delle partenze per le vacanze d’autunno e cancellazione delle prenotazioni. "Continueremo a fare del nostro meglio” ha promesso Macron, auspicando che la crisi "sia risolta il più rapidamente possibile". Il capo di Stato aveva già invitato TotalEnergies ad accelerare i negoziati con i lavoratori per arrivare a un accordo e riprendere la normale attività. Anche il ministro dell'Interno Gérald Darmanin ha spronato le imprese “ad aumentare i salari quando possibile".

Ci sono molti altri ingredienti che potrebbero far esplodere la rabbia sociale: la prospettiva che il governo faccia approvare la legge di stabilità con l'articolo 49.3 della Costituzione, che consente all'esecutivo il passaggio in forze sul Parlamento, l'imminente inasprimento delle norme sui sussidi di disoccupazione e la riforma delle pensioni prevista alla fine dell'anno. Al tempo stesso, la guerra in Ucraina e l'incertezza economica, spingono molti francesi alla prudenza. Secondo un sondaggio Elabe, solo il 39% approva la mobilitazione di Cgt. Una percentuale che fa sperare Macron che il movimento non si estenda. Gli occhi saranno puntati sull'adesione allo sciopero nazionale. Dietro le quinte, c’è la storica rivalità con la confederazione più moderata Cfdt, che vanta il più alto numero di tesserati. Il leader della Cfdt, Laurent Berger, ha deciso di non partecipare al movimento, non credendo nell'efficacia delle manifestazioni intersettoriali per ottenere aumenti salariali nelle aziende.