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Da Minniti a Calenda: “Dibattito alle Camere sulla politica estera”

L’idea è stata lanciata alla presentazione dell’ultimo libro di Maurizio Molinari
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ROMA - L'opposizione lancia la sua sfida alla destra italiana e all'eventuale futuro governo Meloni. Sul terreno della politica estera. "Abbia il coraggio di convocare subito, già a novembre, un grande dibattito in Parlamento sulla collocazione internazionale del nostro Paese". La proposta è arrivata nel corso della presentazione del libro di Maurizio Molinari Il ritorno degli Imperi. Come la guerra in Ucraina ha stravolto l'ordine globale, cui hanno partecipato il leader di Azione, Carlo Calenda, e il presidente della Fondazione Med-Or ed ex ministro degli Interni, Marco Minniti (Antonio Tajani ha invece rinunciato in extremis). Ed entrambi hanno concordato sulla necessità di chiamare il futuro esecutivo e le Camere a fare chiarezza su quel che sarà la politica estera italiana nel prossimo futuro.

ROMA - L'opposizione lancia la sua sfida alla destra italiana e all'eventuale futuro governo Meloni. Sul terreno della politica estera. "Abbia il coraggio di convocare subito, già a novembre, un grande dibattito in Parlamento sulla collocazione internazionale del nostro Paese". La proposta è arrivata nel corso della presentazione del libro di Maurizio Molinari Il ritorno degli Imperi. Come la guerra in Ucraina ha stravolto l'ordine globale, cui hanno partecipato il leader di Azione, Carlo Calenda, e il presidente della Fondazione Med-Or ed ex ministro degli Interni, Marco Minniti (Antonio Tajani ha invece rinunciato in extremis). Ed entrambi hanno concordato sulla necessità di chiamare il futuro esecutivo e le Camere a fare chiarezza su quel che sarà la politica estera italiana nel prossimo futuro.

"Dopo la formazione del governo - è l'idea suggerita da Minniti, storico esponente del Pd - Giorgia Meloni accetti di far riunire le Camere per discutere e confrontarsi sulla collocazione internazionale dell'Italia. In quella sede tutti si dovranno assumere le proprie responsabilità. Perché io credo che sia interesse nazionale che il nostro Paese non cambi la sua collocazione e che non cambi il suo ruolo nella politica estera globale. Un dibattito di questo genere darebbe forza a tutti". Qualcosa di più, dunque, di una provocazione. Anche perché sono pronunciate nel giorno in cui Silvio Berlusconi, colonna portante del centrodestra, ha annunciato di aver riallacciato i rapporti con Vladimir Putin, ossia uno dei presunti "imperatori" descritti da Molinari. La linea di Forza Italia rischia allora di presentarsi come una chiara distorsione della presenza italiana all'interno dell'Alleanza Atlantica e del fronte occidentale. Una anomalia all'interno del gruppo di comando europeo che avvicina Roma a Varsavia e a Budapest. Frasi su cui inevitabilmente il futuro esecutivo dovrà fare chiarezza. "In effetti - ha confermato Calenda - in questa maggioranza c'è una divisione incomponibile. La Meloni è atlantista ma non intende stringere rapporti con la Germania e la Francia, e quindi con l'Europa. Berlusconi vuole dialogare con Berlino e Parigi ma riallaccia le comunicazioni con il Cremlino. Che politica estera ne esce fuori? A chi darà retta Tajani se farà il ministro degli Esteri? Alla presidente del Consiglio o al leader del suo partito. Capite che la situazione è drammatica ".

Per il direttore di Repubblica l'idea di svolgere nelle due Camere un confronto sulla collocazione internazionale del Paese "è il segno che su questo fronte l'opposizione può ritrovare una prima forma di convergenza. Provare a rendere unito il Paese su questo punto sarebbe fondamentale. Siete disposti a promuovere un'iniziativa di questo genere?". "La proposta di Minniti - è la risposta del capo di Azione - è positiva. Il centrodestra è un gran casino. Il problema è capire se vogliono davvero discutere. Non credo". E poi, ha proseguito, il futuro governo "sarà in grado di sostenere una linea di questo tipo? Sarà capace di essere atlantista e anche di mantenere rapporti con Paesi non democratici che però ci possono essere utili come la Libia? Temo di no". "Vorrei precisare - ha puntualizzato l'ex titolare del Viminale - che non faccio più politica attiva. Sono un osservatore. E poiché da questa destra sento un gran parlare di di interesse nazionale, allora sappia che ora l'interesse nazionale si gioca prevalentemente al di fuori dei confini nazionali". E deve fare i conti con "Il ritorno degli Imperi".