Il fronte bielorusso e le mosse per il grande attacco russo
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoIl conflitto in Ucraina è sull’orlo di un nuovo allargamento, che preannuncia un inverno infernale. Da alcuni giorni la Bielorussia è attraversata da treni carichi di armi, reparti in assetto campale e aerei supersonici. Lukashenko e i suoi gerarchi pronunciano discorsi aggressivi sulle provocazioni dei paesi confinanti, puntando l’indice non solo contro il governo di Kiev ma anche contro la Polonia e i Baltici mentre l’intero apparato militare intensifica esercitazioni e equipaggiamenti.
Minsk sull'orlo del baratro
Dallo scorso febbraio la prospettiva di un coinvolgimento diretto del regime di Minsk nella guerra è sempre stata negata. Il modesto contributo delle sue forze armate non sembrava giustificare il rischio di rivolte popolari: Mosca infatti è stata frenata dalla paura di innescare proteste superiori a quelle dell’estate 2020, tali da mettere in discussione la solidità dell’unico vero alleato. …
Il conflitto in Ucraina è sull’orlo di un nuovo allargamento, che preannuncia un inverno infernale. Da alcuni giorni la Bielorussia è attraversata da treni carichi di armi, reparti in assetto campale e aerei supersonici. Lukashenko e i suoi gerarchi pronunciano discorsi aggressivi sulle provocazioni dei paesi confinanti, puntando l’indice non solo contro il governo di Kiev ma anche contro la Polonia e i Baltici mentre l’intero apparato militare intensifica esercitazioni e equipaggiamenti.
Minsk sull'orlo del baratro
Dallo scorso febbraio la prospettiva di un coinvolgimento diretto del regime di Minsk nella guerra è sempre stata negata. Il modesto contributo delle sue forze armate non sembrava giustificare il rischio di rivolte popolari: Mosca infatti è stata frenata dalla paura di innescare proteste superiori a quelle dell’estate 2020, tali da mettere in discussione la solidità dell’unico vero alleato. Le sconfitte sul fronte ucraino però hanno cambiato le priorità di Putin e ora pure le poche brigate scelte bielorusse – con circa 18 mila soldati - possono diventare preziose. Tanto che persino analisti come Konrad Muzyka sono molto più cauti nell’escludere l’ingresso dell’esercito di Minsk sul campo di battaglia.
Il ritorno dei russi
Di sicuro, l’armata di Mosca ha cominciato un grande rischieramento in Bielorussia. Non siamo ancora ai numeri dello scorso inverno, quando il Paese era servito come trampolino di lancio per il fallito assalto a tenaglia contro Kiev, ma la presenza è destinata a crescere. Lukashenko ha deciso di consegnare ai russi le sue riserve di mezzi, vecchi ma in condizioni perfette: decine di carri armati T72, cingolati Bmp1, obici semoventi da 152 millimetri e tonnellate di munizioni. Serviranno per equipaggiare l’ondata di riservisti mobilitata dal Cremlino: i treni con le truppe e quelli con le armi viaggiano verso quattro poligoni nella zona centrale e orientale del Paese. Lì sarà completato l’addestramento delle reclute. Quante? Il colonnello Valery Ravenko ha formalmente comunicato alle ambasciate accreditate a Minsk che si tratterà di novemila soldati russi, con 170 carri armati, 200 veicoli blindati, cento cannoni accompagnati da missili contraerei e nuclei di genieri. C’è il sospetto che possano essere molti di più. In queste ore è stato filmato l’atterraggio di caccia Mig-31: le insegne hanno permesso di identificarli come i velivoli modificati per trasportare missili ipersonici Kinzhal, impossibili da intercettare. Inoltre è stata segnalata la partenza dal territorio bielorusso dei droni iraniani Shahed 136: una notizia priva di conferme ufficiali.
La prossima offensiva
Il ritorno dell’armata russa spinge i comandi Nato e il quartiere generale di Kiev a sospettare che la Bielorussia sarà uno dei fronti chiave della prossima offensiva di Mosca. Il generale Sergey Surovikin, insediato da Putin alla guida dell’Operazione militare speciale, sta infatti elaborando un piano che possa rispondere alla superiorità delle tattiche di combattimento ucraine. Il primo elemento sono i raid contro le centrali elettriche, che hanno un triplice effetto: creano disagi alla popolazione, rallentano la produzione bellica e ostacolano l’alimentazione della rete ferroviaria. E’ prevedibile che presto ci sarà una rinnovata campagna di incursioni dietro le linee per contrastare le forniture belliche dall’Occidente, prendendo di mira centri logistici e officine di riparazioni. Queste mosse sono interpretate come il preludio a un attacco su grandissima scala, destinato a scattare entro dicembre.
Massa e tecnologia
Grazie alla massa di coscritti e all’infinito arsenale sovietico custodito nei depositi, Surovikin potrebbe scatenare una manovra a tridente, con tre direttrici l’una a diverse centinaia di chilometri dall’altra. I successi ucraini infatti sono stati favoriti dalla possibilità di concentrare rapidamente le brigate meccanizzate e le artiglierie per sfondare i punti deboli della linea russa. Il nuovo comandante invece vuole obbligare Kiev a dividere in tre le sue forze, complicando la catena dei rifornimenti: in questa maniera, anche i semoventi hitech Himars e Pzh2000 consegnati dalla Nato verrebbero impiegati alla spicciolata. Su ciascun fronte invece Mosca schiererebbe cannoni e tank in abbondanza, anche se di modelli datati, facendo precedere le avanguardie da un lungo sbarramento di proiettili e razzi. Al fianco di queste manovre tradizionali, ci sarebbero unità d’élite mandate di notte a espugnare i centri di resistenza. I russi stanno pure cercando di organizzare uno “scudo elettromagnetico” che protegga le loro postazioni: apparati per disturbare i segnali dei satelliti gps su larghe aree. Cosa significa? Se ci riuscissero, potrebbero accecare i sistemi che rendono precisi i razzi Himars e i proiettili Excalibur forniti dagli Usa, rendendo difficili pure le ricognizioni dei droni.
La tripla avanzata
Una delle ipotesi che vengono valutate è che il tridente di Surovikin possa colpire a nord dalla Bielorussia, forse a ovest della capitale in modo da spezzare i collegamenti per l’afflusso di armi occidentali; al centro nella zona di Bakhmut, l’unica dove i soldati di Mosca non hanno mai interrotto l’assalto; al sud in prossimità di Melitopol, il solo terminale che garantisce i rifornimenti via treno dopo il danneggiamento del ponte della Crimea. L’obiettivo non sarebbe quello di ottenere una vittoria schiacciante sul campo ma di provocare perdite di uomini e materiali così gravi da minare l’efficienza dell’esercito ucraino: l’applicazione dei canoni della “guerra di logoramento”, come quelli che hanno portato ai massacri nelle trincee del primo conflitto mondiale, da Verdun all’Isonzo.
La reazione di Kiev
Ovviamente le mosse preparatorie non sfuggono alla sorveglianza dei satelliti e allo spionaggio dei partigiani ucraini. Ed è prevedibile che i vertici di Kiev cercheranno di anticipare l’offensiva di Surovikin. Sia minacciando le arterie indispensabili per ogni iniziativa nemica, ad esempio lo snodo ferroviario di Mariupol; sia attaccando in altre località per costringere Mosca a distogliere uomini e mezzi dalla pianificazione del “tridente”. Trattandosi però di una guerra di logoramento, la risposta principale è addestrare altre brigate prima che cominci l’attacco. Un ruolo fondamentale può averlo il programma approvato la scorsa settimana dall’Unione Europea, che prevede di formare uno scaglione iniziale di 15 mila uomini. Quanti saranno pronti prima di dicembre?
Verso la guerra totale
Lo scenario è comunque terrificante. Si prepara una battaglia che coinvolgerà più di centomila soldati, con molte centinaia di veicoli corazzati e cannoni. Ci saranno migliaia di morti e danni enormi per i centri abitanti che verranno travolti dai combattimenti. La campagna di raid terroristici contro le città e contro le centrali elettriche andrà avanti, forse per settimane, con il pericolo che entrino in azione falangi di missili balistici iraniani. La reazione ucraina contro Belgorod e altre località in territorio russo, di cui si colgono già le avvisaglie, inasprirà le rappresaglie di Mosca e i rischi di escalation. Insomma, una prospettiva mostruosa. Che dovrebbe mobilitare la diplomazia internazionale e spingerla a individuare in fretta un percorso per fermare le armi.