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(afp)

"Avete talento? Venite a lavorare a Hong Kong". Dopo la repressione ora le autorità vogliono far tornare la città un hub internazionale

Il nuovo governatore John Lee ha tracciato le linee politiche del suo mandato: "Questo è un buon posto dove realizzare i propri sogni"
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PECHINO - Andare "a caccia di talenti in tutto il mondo" per far ritornare Hong Kong un hub internazionale. E per non perdere la competizione con altri centri asiatici che stanno diventando più attraenti, come Singapore. E' una delle missioni principali del nuovo governatore del Porto Profumato, John Lee, che questa mattina ha tenuto il suo primo discorso sulle linee politiche del suo mandato (iniziato lo scorso 1° luglio, 25esimo anniversario della restituzione della città alla Cina dalla Gran Bretagna). "Con un ambiente politico internazionale intricato e instabile, alcune forze esterne hanno deliberatamente diffamato il nostro Paese distorcendo la situazione a Hong Kong", ha affermato Lee. "Dobbiamo presentare al mondo la vera immagine di Hong Kong e promuovere i nostri punti di forza, risultati e opportunità, e spiegare che la città è un buon posto dove le persone possono realizzare i propri sogni".

 

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PECHINO - Andare "a caccia di talenti in tutto il mondo" per far ritornare Hong Kong un hub internazionale. E per non perdere la competizione con altri centri asiatici che stanno diventando più attraenti, come Singapore. E' una delle missioni principali del nuovo governatore del Porto Profumato, John Lee, che questa mattina ha tenuto il suo primo discorso sulle linee politiche del suo mandato (iniziato lo scorso 1° luglio, 25esimo anniversario della restituzione della città alla Cina dalla Gran Bretagna). "Con un ambiente politico internazionale intricato e instabile, alcune forze esterne hanno deliberatamente diffamato il nostro Paese distorcendo la situazione a Hong Kong", ha affermato Lee. "Dobbiamo presentare al mondo la vera immagine di Hong Kong e promuovere i nostri punti di forza, risultati e opportunità, e spiegare che la città è un buon posto dove le persone possono realizzare i propri sogni".

 

La fuga

Oltre 140mila persone se ne sono andate dalla città negli ultimi due anni: c'entrano le dure restrizioni per il Covid in vigore fino un mese fa, che hanno di fatto isolato l'hub finanziario, e c'entra la nuova stretta di Pechino che, dopo le proteste democratiche del 2019 e l'imposizione della legge sulla sicurezza nazionale l'anno seguente, sta erodendo ciò che rimane della promessa fatta 25 anni fa: quel "Un Paese, due sistemi", che dovrebbe garantire alla città un alto grado di autonomia per 50 anni e che invece, secondo molti osservatori, si è ora trasformato in "Un Paese, un sistema". 

Per attirare nuovi talenti Lee ha proposto trenta miliardi di dollari di Hong Kong (3,9 miliardi di euro) che saranno destinati a un "Fondo di co-investimento" per incentivare le imprese ad avviare i loro business. Nonché dei visti biennali per chi guadagna 2,5 milioni di dollari di Hong Kong o più (circa 320mila euro), permessi ai laureati delle prime 100 università del mondo con almeno tre anni di esperienza lavorativa, rimborso di alcune tasse per l'acquisto di una casa.

Dopo essersi attenuta alle politiche cinesi sul Covid negli ultimi due anni, a settembre Hong Kong ha eliminato l'obbligo di quarantena negli hotel per tutti i visitatori in arrivo (lo schema "0 + 3" in base al quale chi entra deve rispettare 3 giorni di sorveglianza sanitaria presso la propria abitazione). Lee deve fare i conti, però, con un'economia col segno meno: nel secondo trimestre ha subito una contrazione dell'1,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

"Sicurezza e patriottismo"

Sicurezza e patriottismo sono stati gli altri due temi al centro del suo discorso. "L'educazione patriottica sarà ulteriormente promossa per aumentare l'identità cinese e la consapevolezza culturale degli studenti". Aggiungendo che "rafforzeremo ulteriormente il sistema legale e i meccanismi di applicazione per salvaguardare la sicurezza nazionale".

Ha promesso la costruzione di 30mila nuovi alloggi pubblici nei prossimi cinque anni: "Risolvere il problema abitativo è in cima all'agenda dell'attuale governo". E un nuovo piano di assistenza sanitaria. 

Sessantaquattro anni, cattolico, cresciuto nel quartiere popolare di Sham Shui Po, diventato numero due dentro il governo dell'ex colonia britannica lo scorso anno, i precedenti quattro li aveva passati come segretario alla sicurezza, supervisionando la repressione delle manifestazioni democratiche che sconvolsero Hong Kong tre anni fa. Proprio per il suo ruolo, nel 2020 venne sanzionato dal governo americano. Pechino, invece, lo ha premiato. Alle scorse "elezioni" di maggio era l'unico "patriota" in gara.