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Iran, a 80 anni si toglie il velo in onore del figlio blogger ucciso dalla polizia: "Non fate i codardi, scendete in strada"

Dopo una vita passata con l'hijab, Gouhar Eshghi si è seduta sul tappeto del soggiorno di casa sua e con la foto del suo ragazzo morto dieci anni fa si è fatta filmare mentre scopre  i lunghi capelli grigi: “Per i nostri giovani", ha detto in un appello a manifestare che ha emozionato il paese scosso dalle proteste
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Gouhar Eshghi ha indossato l’hijab per tutta la sua vita, da quando aveva 7 anni, come tutte le bambine a cui viene imposto dalle regole della Repubblica Islamica. Soprattutto, Gouhar Eshghi crede da tutta la vita. Ma due giorni fa, si è seduta sul tappeto del soggiorno di casa sua, con la foto di suo figlio tra le mani, e si è tolta il chador, lasciando i lunghi capelli grigi correre sulla veste nera. “Per i nostri giovani, dopo 80 anni, a causa di una religione che sta uccidendo le persone, mi tolgo il mio hijab. Maledico i codardi. Se mi ascoltate, scendete nelle strade. Siete codardi se non lo fate”, dice Eshghi in un appello a manifestare che ha emozionato gli iraniani, sottoposti negli ultimi giorni a una brutale repressione che ha fatto almeno 220 morti e migliaia di arresti.

Gouhar Eshghi ha indossato l’hijab per tutta la sua vita, da quando aveva 7 anni, come tutte le bambine a cui viene imposto dalle regole della Repubblica Islamica. Soprattutto, Gouhar Eshghi crede da tutta la vita. Ma due giorni fa, si è seduta sul tappeto del soggiorno di casa sua, con la foto di suo figlio tra le mani, e si è tolta il chador, lasciando i lunghi capelli grigi correre sulla veste nera. “Per i nostri giovani, dopo 80 anni, a causa di una religione che sta uccidendo le persone, mi tolgo il mio hijab. Maledico i codardi. Se mi ascoltate, scendete nelle strade. Siete codardi se non lo fate”, dice Eshghi in un appello a manifestare che ha emozionato gli iraniani, sottoposti negli ultimi giorni a una brutale repressione che ha fatto almeno 220 morti e migliaia di arresti.

La nonna coraggio d’Iran è in realtà la madre di Sattar Beheshti, un blogger che nei primi anni 2010 divenne piuttosto letto con la sua pagina “La mia vita per il mio Iran”, in cui criticava “il regime”, denunciando gli abusi e le torture sui detenuti, le sparizioni, le minacce. Lavorava in un negozio a Robat Karim, uno dei sobborghi più poveri di Teheran, e finì nei guai per un post in cui criticava il sostegno finanziario dell’Iran al movimento libanese Hezbollah, una linea rossa da non valicare per le autorità iraniane, che sulla rete di milizie regionali – dal Libano all’Iraq alla Siria – hanno costruito il loro potere.

Beheshti fu arrestato, torturato e morì in custodia della polizia. Anche allora, la polizia minacciò la famiglia per non farla parlare. "Stai zitto. Non ha nulla a che fare con te", fu l’unica risposta data allo zio che chiedeva spiegazioni sulla morte del ragazzo. Gouhar Eshghi allora riuscì solo a dire che il sudario in cui Sattar era avvolto quando fu sepolto era pieno di sangue. Gouhar e Sattar si sono ritrovati, lui icona, lei per la prima volta senza velo dopo 80 anni, insieme per i ragazzi che in queste settimane stanno mettendo in gioco tutto per la libertà.